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The Help

the help locandinaTitolo originale: The Help

Regia e sceneggiatura: Tate Taylor

Cast: Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Emma Stone

Musiche: Thomas Newman

Produzione: USA 2011

Genere: Drammatico

Durata: 137 min

dreamworks pictures logo   Trailer

octavia spencer e viola davis in the help  emma stone in the help  partita a bridge the help

 

premio oscar   Miglior attrice non protagonista Octavia Spencer

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Tratto da un libro rivelazione della fine degli anni ’60, che darà il via a una serie di azioni per i diritti delle donne di colore e la fine delle leggi razziali. Protagoniste le cameriere nere, sfruttate, trattate persino come oggetti dai bianchi che si credono superiori e in diritto di farlo, anche con i guanti di velluto.

In primo piano Aibileen (Viola Davis), la cameriera nera da cui partirà questo cambiamento, con il supporto di Skeeter (Emma Stone), aspirante scrittrice dalle idee rivoluzionarie che decide di realizzare un libro dal punto di vista delle domestiche di colore in un momento storico intenso e ricco di profondi mutamenti sociali.

Recensione

Un piccolo gioiello corale, tutto al femminile, che si svolge in un climax crescente visivo e musicale dove si resta impigliati e attenti, commossi e stupiti.  Ecco l’America, la grande America dai mille volti e contraddizioni post anni ’50, ancora sotto potenti e nefasti influssi di leggi razziali.

Siamo immersi da subito in una sorta di viatico metaforico e reale di donne di colore, cameriere discriminate che vivono e convivono con le bianche, ricche e bigotte provinciali ancorate  a vecchi schemi. Un destino apparentemente segnato per tutti, ma non è così.

Il “percorso” che ci accompagna, infatti, sembra a senso unico, fermo, immobile, quasi inevitabile come quello delle protagoniste che vanno e vengono in grandi autobus colorati, in una sequenza obbligata di casa-lavoro-casa, immerse e confinate in un paesino sperduto dove il grande corriere di notizie è la tv, il televisore grande fulcro sociale già negli anni ’60.

Qui arrivano aggiornamenti di cronaca nera relativi al famigerato Ku Klux Klan, e le “Mami”, tate tuttofare, sono quanto mai reali, molto più vive delle loro nonne e bisnonne, quasi estrapolate dalle pagine di Via col vento, citato non casualmente come esempio da superare senza dimenticare il grande Martin Luther King.

La Storia è presente e prende forma anche se resta ancora sostanzialmente uno sfondo, eco di realtà quasi lontanissime. Qui, non siamo nella moderna  New York ma in una realtà piccola, chiusa e meschina, dove c’è chi lavora duramente e viene sfruttato, temendo di perdere il lavoro, e chi non sa cosa sia la fatica quotidiana permettendosi di vivere agiatamente tra case in pieno stile coloniale, ritrovi femminili e puntatine regolari al centro estetico.

L’uomo sembra quasi un’entità aliena, praticamente inesistente, eccezion fatta per qualche figura appena abbozzata. Siamo lontani dalle guerre di secessione e dal 1939, anno di uscita di Via col vento, eppure qui sembra davvero che il tempo si sia fermato, in questa landa del profondo sud americano.

Emblematiche le scene, ottima la fotografia, splendidi i colori dei paesaggi e dei minuziosi e antichi interni. Gli arredi sono ricchi, le tinte paiono precise ed esperte pennellate, quadri, contorni di una vita che sa di retrò, di ritrovi di borghesia, le fantomatiche interminabili e noiose partite a bridge di signore borghesi che si contrappongono agli arredi invece poveri, ma altrettanto precisi, delle signore nere.

L’antitesi maggiore è con le cameriere e le loro famiglie numerose, assiepate forzatamente in un unico grande lettone o in piccoli soggiorni-cucina-ingresso, che invece devono  accontentarsi del loro modesto vivere quotidiano con l’unico scopo di mettere da parte denaro per i figli, per farli studiare e garantire loro un futuro diverso, più fortunato.

Gli oggetti che ricorrono sono rivelatori, alcuni simbolo di quello status symbol “Made in USA” che presto si propagherà in tutto il mondo, come la Coca Cola che appare in bella vista, il , la cucina, le mogli perfette.

Eppure le protagoniste, con il passare del tempo, diventano sempre più consapevoli della loro situazione e decidono di dare un segnale forte, un gesto nuovo, mai visto prima, che sarà la sferzata giusta per tante vite e modi di pensare ancora molto retrogradi.

L’occasione arriva, e dopo qualche tentennamento iniziale non solo loro ma tutte decideranno di partecipare alla nascita del libro scandalo. E’ il principio di una vera piccola rivoluzione dei costumi che sarà al contempo il principio della lunga lotta dei diritti degli afroamericani.

Il pretesto delle interviste sarà non solo cronaca, mera cronaca femminile, ma il punto di vista delle donne maltrattate e sfruttate, costrette a usare il bagno dei neri, il bus dei neri, la chiesa dei neri e così via, la voce troppo spesso messa a tacere che si alza come un canto gospel, imponente e gloriosa, attraverso un libro-film che si fa racconto epico.

Siamo in ascolto, invece, di un coro di voci coraggiose, qualcosa che emerge sullo sfondo di un viale apparentemente silenzioso e statico,  donne che sanno lottare per i propri diritti. Piccole grandi donne che hanno deciso di crescere. E nessuno le potrà più fermare. Il 1968 è vicino.

Curiosità

bryce dallas howard in the help

 

L’attrice Bryce Dallas Howard è qui al suo primo vero ruolo da “cattiva”.

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