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The open house

the open house locandinaTitolo originale: The open house

Regia: Matt Angel e Suzanne Coote

Cast: Dylan Minnette, Piercey Dalton, Sharif Atkins

Musiche: Joseph Shirley

Produzione: USA 2018

Genere: Thriller

Durata: 94 minuti

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Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Addolorata per la tragica perdita del marito, rimasto coinvolto in un banale incidente stradale, Naomi (Piercey Dalton) si trasferisce temporaneamente nella casa di villeggiatura della sorella insieme al figlio adolescente Logan (Dylan Minnette). L’abitazione, poichè messa in vendita, riceve la domenica le visite di potenziali acquirenti. Nei giorni successivi, madre e figlio avvertono che qualcosa in quella dimora isolata non va. Qualcuno sembra volersi prendere gioco di loro.

Recensione

La persecuzione in pieno stile home invasion è un fattore latente che in The open house diviene una lenta, inquietante marcia di avvicinamento a un finale eclatante… perchè terribilmente deludente. I titoli di coda giungono in un momento in cui vi è ancora qualcosa da dire e mostrare, eppure il sipario buio piomba impietoso a smorzare qualunque entusiasmo soffocando la restante curiosità dello spettatore.

Una sensazione sgradevole, quella che costringe allora a rimanere a bocca asciutta, perplessi, attoniti, con un’irresistibile voglia di aspettare la fine delle scritte conclusive e illudersi che vi sia un ultimo barlume di spiegazione, anche soltanto un fotogramma, insomma una piccola magnanima aggiunta. La ciotola, purtroppo, resta con i bruscolini depositati da due registi che evidentemente ritengono al di sopra delle proprie possibilità assumersi la responsabilità di chiudere il cerchio operando una chiara scelta.

The open house aveva tutte le premesse per essere un buon prodotto Netflix, addirittura superiore alle aspettative. La sceneggiatura parte da un lutto traumatico che detta la svolta esistenziale di due persone che optano per l’allontanamento e l’isolamento, due condizioni assai coercitive per l’essere sociale ma in tal caso necessarie per innescare tutti quei silenziosi e subdoli tormenti che si devono impastare a modo per ottenere un thriller di discreta qualità.

Ebbene, immaginate che questo film sia un impasto che cresce, lievita e si gonfia fino a che sul più bello perde la sua opulenza. Angel e Coote non trascurano la componente famigliare, il flebile conflitto fra madre e figlio, il disagio, lo smarrimento, scuotendo ulteriormente le acque con un colpo di thrilling senza eccessiva violenza, per non dire quasi del tutto assente.

La partita si gioca sulla suspense, l’attesa dell’accadimento, segnali di una presenza ostile o di un dramma psicologico. La stessa partita si conclude con un mistero irrisolto, moventi sospesi e un panorama di tensione comprensivo di vittime non annunciate. In breve, non si tratta così uno spettatore. L’incompiutezza non dovrebbe essere di questo pianeta ma purtroppo lo è.

Curiosità

esplorazione the open house

Il film è stato accusato dalla maggior parte dei critici di essere incoerente e insensato.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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