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Ultimo tango a Parigi

ultimo tango a parigi posterTitolo originale: Ultimo tango a Parigi

Regia: Bernardo Bertolucci

Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci e Franco Arcalli

Cast: Marlon Brando, Maria Schneider, Massimo Girotti

Musiche: Gato Barbieri

Produzione: Italia 1972

Genere: Drammatico

Durata: 136 minuti

produzioni europee associate logo   Trailer

 

marlon brando in ultimo tango a parigi  maria schneider e marlon brando  ultimo tango a parigi locale

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Vedovo in seguito al suicidio della moglie, il tormentato Paul (Marlon Brando) intreccia una relazione con la giovane e disinibita Jeanne (Maria Schneider). I due affittano un appartamento a Parigi, dove consumano la loro storia fra sesso, segreti e lunghi silenzi, nel più totale anonimato e senza voler sapere nulla l’uno dell’altro.

Recensione

Negli anni ’70 Ultimo tango a Parigi ebbe un sensibile impatto sulla cultura di massa ponendo il sesso libero e disimpegnato quale miglior strumento di lotta al conformismo. Si può dire che rifletta assai fedelmente il pensiero rivoluzionario di un Bertolucci costantemente fuori dagli schemi, volutamente controverso, filosofo delle dinamiche della ribellione sociale.

Abbracciando il primo paradosso del film – la romantica Parigi che fa da sfondo malinconico a una relazione un po’ farsesca, spuria, oscura e per molti aspetti deprecabile, priva d’amore e coinvolgimento sentimentale (almeno in principio) – il regista dà vita a un confronto di amare esistenze.

Esse timidamente si cercano e violentemente si trovano esitando, dominandosi a vicenda e persino ignorandosi, come a voler tratteggiare momenti di discontinuità che costituiscono un blando antidoto alla solitudine e alla lacerazione interiore.

La pellicola vive di dialoghi sofferenti di subitanea eccitazione, paura e pericolose stasi che finiscono con l’ammutolire subdole velleità di vera indagine. La parola si alterna con la nudità che da sola vuol essere spregiudicata, antitetica a quel perbenismo dilaniante per anni un film imperniato sull’erotismo svincolato, torbido ma mai volgare. La censura ha in più occasioni tolto respiro alla naturalità visiva della narrazione, intaccando la prospettiva adempiente alle regole della più seducente spontaneità della carne e dell’anima.

Ultimo tango a Parigi affida le trame del suo delicato epicureismo a un maturo Marlon Brando e a una giovane Maria Schneider, capaci di spingersi ben oltre i limiti, fino a prender parte alla famosa scena del burro preliminare alla sodomizzazione. Di questa sequenza si è tanto, troppo discusso (era simulata? la Schneider sapeva?) creando pettegolezzi dai quali Bertolucci ha sempre preso le opportune distanze.

Il cineasta ordisce un racconto intimo e sottilmente metropolitano ove l’intreccio viene rappresentato dall’ombra del nuovo che si incatena all’immagine del sangue disperso nel bagno teatro del suicidio. Un macabro atto in grado di influenzare come un fantasma notturno la psiche di un protagonista scosso, turbato, sconfitto dalla disillusione e da un flebile alone di dubbia colpevolezza.

Paul è un osservato speciale fin dalla prima inquadratura, quando un rapido movimento di macchina sembra dall’alto avventarsi su di lui, urlante al passaggio della metropolitana sul Pont de Bir-Hakeim, quasi a presagire un finale che lo vedrà a terra ferito da un colpo di pistola. Nel mezzo ecco i due amanti contendersi l’addio di un’ultima delirante serata d’ebbro tango, in uno scenario che evoca l’impressionismo di Manet e del suo capolavoro Il bar delle Folies-Bergere nel quale tutto è riflesso ma nulla si vede.

La pellicola vinse un David di Donatello e un Nastro d’argento. Ottenne due nomination ai Golden Globes e altrettante agli Academy Awards. Nonostante scandali e controversie legali, ha detenuto il record di maggior incasso ai botteghini fino all’uscita nel 1997 de La vita è bella di Roberto Benigni.

Curiosità

marlon brando

 

Il film si piazzò al secondo posto nella classifica dei migliori incassi della stagione 1972-73 in Italia, dietro a Il Padrino interpretato sempre da Marlon Brando.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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