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Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

van gogh - alla soglia dell'eternità locandina

Titolo originale: At Eternity’s gate

Regia: Julian Schnabel

Cast: Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac

Musiche:.Titiana Lisovkaia

Produzione: USA, Francia 2018

Genere: Biografico

Durata: 110 minuti

Trailer

 

van gogh con cappello di paglia  van gogh dipinge  van gogh l'orecchio

 

leone d'oro venezia   Coppa Volpi miglior interpretazione maschile Willem Dafoe

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Il film dipinge gli ultimi anni della tormentata vita di Vincent Van Gogh (Willem Dafoe), dall’allontanamento da Parigi, confusa e caotica, al sodalizio con Gauguin (Oscar Isaac) nella casa gialla, sino alla dolorosa morte in una clinica psichiatrica del sud della Francia.

Recensione

È un risultato a metà tra un film e un dipinto il Van Gogh di Julian Schnabel. Il cineasta newyorkese, d’altra parte, nasce in prima istanza come pittore e solo successivamente diventa regista. Quindi, la sua ultima pellicola attinge a piene mani da questa sensibilità, preferendo l’aspetto estetico a quello narrativo. Ovviamente la storia non manca e si attiene anche piuttosto fedelmente agli eventi degli anni conclusivi della vita del pittore.

Essa non è però il punto forte, anzi pare quasi soltanto un espediente per introdurci al protagonista. Difatti il vero intento è senza dubbio quello di calare lo spettatore proprio nell’interiorità pittorica di Vincent Van Gogh, se non addirittura di farci vedere con i suoi occhi. Il film abbonda di soggettive, prospettive inusitate sulla natura e sugli oggetti.

Con un sapiente uso della macchina da presa e degli obbiettivi, Schnabel deforma il girato e lo piega alla prospettiva che ci è nota dai quadri del grande pittore. Così, immagini dove solo alcuni dettagli sono tenuti a fuoco diventano riflessi memorabili delle più celebri pennellate dell’artista olandese. O ancora i primi piani sul viso di Willem Dafoe/Van Gogh diventano i suoi autoritratti. Questo l’unico modo che ci è offerto per comprendere il genio e le sue creazioni.

Per il resto, Schnabel preferisce accarezzare la superficie, senza rompere la spessa tela che costituisce il mito del suo personaggio. Il turbamento mentale, il rapporto controverso con i concittadini di Arles e persino gli eventi più forti si percepiscono in lontananza. È come se la macchina da presa tentasse di scambiare i ruoli di realtà e pittura, dando paradossalmente alla seconda maggiore consistenza della prima.

Anche il rapporto con il collega artista Paul Gauguin (Oscar Isaac) pare surreale, con dialoghi rarefatti che servono solo parzialmente a confrontare le visioni dei due. Nel profondo legame con il fratello Theo, invece, il film riesce a trovare la giusta misura per il dramma e il sentimento. Piani ravvicinati lasciano trapelare la tragedia che oltre a investire Vincent, coinvolge indirettamente anche il suo parente più stretto.

Nel delicato equilibrio instaurato da Schnabel, tra il mondo dell’artista e dell’uomo si incastona alla perfezione la performance recitativa di Willem Dafoe. Il suo Van Gogh è  distaccato da chiunque e avvolto in una realtà tutta sua. Immerso nell’arte, pare che le soggettive della macchina da presa gli appartengano totalmente. Anche le azioni più pericolose o conturbanti trovano una logica nell’essere del personaggio, tanto che si percepisce come insensata l’ostilità che egli spesso incontra. Non si può tuttavia dire di comprenderle fino in fondo.

Dunque, il film di Schnabel riesce a fornire una soglia d’ingresso al genio eterno di Van Gogh; allo stesso tempo non permette né a se stesso né a noi spettatori di valicarla. Allora, il solo modo che abbiamo tanto noi, quanto il regista, per approcciarci al grande artista sono le sue opere.

Curiosità

sulla soglia dell'eternità dipinto

Il titolo del film fa riferimento a un celebre dipinto di Van Gogh, ch’egli chiamò appunto Sulla soglia dell’eternità, ritratto di un vecchio seduto su una sedia in solitudine.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Frequento il liceo classico di Varese e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura, è l’espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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