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How to have sex

how to have sex posterDove vederlo: Al cinema

Titolo originale: How to have sex

Regia e sceneggiatura: Molly Manning Walker

Cast: Mia McKenna-Bruce, Shaun Thomas, Samuel Bottomley, Lara Peake

Musiche: James Jacob

Produzione: Gran Bretagna 2023

Genere: Drammatico

Durata: 98 minuti

   Trailer

how to have sex party  rapporto adolescenti  mia mckenna-bruce

palma d'oro cannes   Premio Un Certain Regard

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

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Trama

Finiti gli esami, tre adolescenti britanniche partono per una vacanza in Grecia all’insegna della spensieratezza, dell’alcol e del sesso. Tara (Mia McKenna-Bruce), l’unica vergine del gruppo, sente l’esigenza di avere presto la sua prima volta, spinta dalle amiche Em (Enva Lewis) e Skye (Lara Peake).

Quando le ragazze incontrano i tre vicini di stanza nell’albergo dove alloggiano, le feste si intensificano, così come le gelosie e le pressioni sessuali. Ma le prime esperienze di Tara non sono rispettose o consensuali e la ragazza deve elaborare quello che è successo, mentre per i suoi amici la festa continua.

Recensione

How to have sex è un film sovversivo a partire dal titolo, che infatti – curiosamente – non è stato tradotto per la distribuzione in Italia. Forse perché parlare di sesso è ancora considerato un tabù, specialmente nelle scuole, dove l’argomento viene evitato e dove le ore di educazione sessuale sono poche (se non nulle). In ogni caso, a dispetto del suo nome suggestivo, How to have sex non è un manuale o un tutorial sul sesso, ma un’efficace esplorazione dei temi del consenso, dell’amicizia e delle pressioni che circondano i rapporti sessuali tra adolescenti.

La regista Molly Manning Walker ha tratto ispirazione per la sua pellicola d’esordio – di cui è anche sceneggiatrice – dalle vacanze che lei stessa ha trascorso da giovanissima, all’insegna della spensieratezza. Gli anni più divertenti della sua vita, salvo poi riconoscere tempo dopo, insieme ad amiche che avevano condiviso simili esperienze, che alcune delle situazioni vissute erano profondamente sbagliate e che l’idea che avevano del sesso era caratterizzata da pericolose aspettative e luoghi comuni.

Tara, Em e Skye sono a Creta per fare festa, dimenticarsi della scuola e sperimentare la prima vacanza in libertà. Nella prima metà del film vediamo le ragazze tuffarsi in mare all’alba cantando a squarciagola Head & Heart di Joel Corry, ballare e ubriacarsi con drink blu in caraffe colorate, giurarsi amicizia eterna sdraiate su un marciapiede, mangiando patatine fritte dopo una notte fuori.

È un ritratto autentico, spumeggiante e in qualche modo nostalgico di quelle vacanze che hanno caratterizzato l’estate di molti, dove il giorno e la notte si confondono e il mare funge da cornice a feste senza fine. Tara, la protagonista, è energica, divertente, dirompente, almeno in superficie. In realtà nasconde, dietro un’apparente sfacciataggine, il timore per un futuro incerto, per i risultati degli esami probabilmente falliti, per il suo aspetto fisico e le relazioni con i ragazzi.

Sì, perché Tara è ancora vergine, come le sue amiche non esitano a farle continuamente notare, e quella vacanza è il momento ideale per perdere definitivamente quel noioso status. L’incontro con i vicini di stanza segna l’inizio dei problemi: le pressioni aumentano, così come le gelosie e i commenti maligni. Restano il divertimento, le notti fuori, l’eccitazione per le nuove amicizie, ma l’euforia di Tara è presto macchiata da una prima esperienza sessuale sgradevole, che la lascia svuotata e in confusione.

Tara però non riesce a parlare del proprio disagio alle amiche, eccitate per la sua prima volta e ignare del suo tumulto interiore. Il cambiamento in lei è però evidente, anche grazie a una sfaccettata performance di Mia McKenna-Bruce: gli amici non sembrano più così divertenti, i vestiti da fluo diventano grigi, lo sguardo, prima fiero e giocoso, si abbassa sfuggente.

La potenza narrativa di How to have sex è dovuta a un punto di vista strettamente femminile, privo di giudizi e di disapprovazione nei confronti della sua giovane protagonista. I temi del consenso, della pressione sociale che circonda il sesso e dello stupro non sono mai affrontati esplicitamente. Anche questa è una rappresentazione autentica di quello che spesso accade nella vita reale: riconoscere di aver subito una violenza sessuale è doloroso, chiedere aiuto a volte sembra impossibile, soprattutto quando gli adulti evitano l’argomento e il consenso non viene spiegato.

La regista Manning Walker, durante una partecipazione al podcast The Gurls Talk, ha condiviso un momento significativo vissuto nel corso del tour promozionale del film: dopo una proiezione, un giovane spettatore le ha confidato di essersi riconosciuto nel personaggio di Paddy, lo stupratore, ammettendo con vergogna di non aver prima considerato quei comportamenti come violenza.

L’opera diventa quindi strumento di autoanalisi e riflessione, senza però risultare pedagogico. La messa in scena della giovinezza e dei cosiddetti party years colpisce dritta al punto e cattura lo spettatore per il suo realismo, anche nei momenti più drammatici. La narrazione è fluida e le performance dei giovani attori sono potenti nella loro autenticità.

Curiosità

molly manning walker

Diplomata alla National Film and Television School, Molly Manning Walker ha lavorato per molti anni come direttrice della fotografia, tra gli altri per il film Scrapper di Charlotte Regan.

Immagini: © Teodora Film Distribuzione srl

Laura Ricci

Nata e cresciuta a Milano, ho una laurea in Giurisprudenza e tanta passione per il mondo del cinema, della tv, del teatro e della letteratura. Amo da sempre guardare interviste e leggere recensioni dei miei film preferiti e sono sempre a conoscenza delle novità del panorama cinematografico internazionale e dei più curiosi fun facts relativi agli attori e ai registi che più mi piacciono.
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