- Al cinema e sul divano

The Warrior – The Iron Claw

the warrior locandinaDove vederlo: Al cinema

Titolo originale: The Iron Claw

Regia e sceneggiatura: Sean Durkin

Cast: Zac Efron, Holt McCallany, Maura Tierney, Lily James

Musiche: Richard Reed Parry

Produzione: USA, Regno Unito 2023

Genere: Sport movie

Durata: 132 minuti

a24 logo bbc films logo   Trailer

zac efron sul ring in the warrior  the warrior moto  the warrior passione musica

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Incentrato sulla famiglia Von Erich, The Warrior porta sullo schermo l’ascesa e il declino dei fratelli Kevin (Zac Efron), Kerry, David e Michael, figli del campione di wrestling Jack “Fritz” Von Erich. Un racconto biografico testimone del forte impatto che la famiglia ha avuto nel mondo del wrestling dagli anni ’60 fino ai giorni nostri, portando tale sport ad acquisire fama globale.

La scalata verso il successo paga, però, il prezzo di una lunga serie di episodi tragici, la cosiddetta “maledizione Von Erich“.

Recensione

L’essenza di The Warrior – diretto con piglio fortemente autoriale da Sean Durkin (al suo terzo lungometraggio) – risiede in buona parte nel primissimo piano di Fritz mentre combatte, sovrapposto al ring mostrato in sottofondo, in un bianco e nero che contrappone il suo tempo e relativa gloria alla dimensione a colori degli anni ’80 cui appartengono i figli, sulle note di Don’t Fear The Reaper dei Blue Öyster Cult e Tom Sawyer dei Rush.

Fin da quando ero bambino, dicevano che la mia famiglia era maledetta. Mamma cercò di proteggerci con Dio. Papà cercò di proteggerci con il wrestling. Diceva che, se eravamo duri, forti, niente ci avrebbe ferito”.

Ecco l’espressione più consona a sintetizzare il credo sofferto e sofferente dei protagonisti, figli di una “cultura” che guarda al capofamiglia come autorità più alta, esemplificazione più fedele del viril padre, nonché incarnazione del genitore che a tutti i costi cerca di realizzare i propri sogni attraverso la prole dal destino già apparentemente scritto: vincere la cintura di campione mondiale dei pesi massimi, che Fritz Von Erich ha mancato per un soffio senza più riuscire ad avvicinarsi.

Ma il traguardo ha i connotati di una frustrante chimera, una salita ardua verso la cima di un Everest fatto di dispiaceri, dolorosa empatia e unità dettata dal rapporto di coesa fratellanza. Niente rancori, solo emozione, solidarietà e sostegno fuori e dentro il quadrato. Loro, trasformati in una triste estensione dell’ego di Fritz, sono i sacrificati sull’altare della vita, quella dura, canalizzata, marchiata a fuoco come i capi prima allevati e poi condotti al macello.

L’indifferenza finale di un padre più somigliante a un mito-fantasma che a un uomo, è l’epilogo più palese di un racconto che cerca in maniera quasi ossessiva di far ricadere la responsabilità della maledizione nelle mani di un solo individuo, spinto da una volontà di riscatto personale ed egoistico sfociato nella letale pretesa. Egli, come un Gatsby di Dallas negli anni ’80, resta ancorato all’idea di lieto fine, provocando solo catastrofi.

Forzando i figli a seguire compulsivamente i suoi dictat, quasi a un livello inconscio tanto profondo da far confondere le loro intenzioni con le sue, uno dopo l’altro i “vergini suicida” cadono, e due nel proprio giardino. Il substrato tragico di The Warrior trova allora il proprio feroce compimento.

Curiosità

the warrior scena

Zac Efron ha dichiarato che per aderire alla fisicità del personaggio ha dovuto prima perdere 18 kg per poi acquisirne di più in massa muscolare.

Immagini: © Eagle Pictures

Daniela Vindigni

1997. Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano. Il cinematografo è la forma d’arte in cui riesco a riconoscermi. Scrivere di cinema mi permette di farlo fino in fondo, in una sorta di processo catartico. In questo modo riesco a coniugare le mie due più grandi passioni. Nel farlo mi piace attualizzare, trovare spunti per approfondire temi che riguardano ognuno di noi, senza dimenticare che tutto quello che ci circonda può essere cinema e viceversa. Come l’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat.
Leggi tutti gli articoli di Daniela Vindigni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *