- C'era una volta in Italia

I basilischi

I basilischi locandinaTitolo originale: I basilischi

Regia e sceneggiatura: Lina Wertmüller

Cast: Antonio Petruzzi, Stefano Satta Flores, Sergio Ferranino, Luigi Barbieri

Musiche: Ennio Morricone

Produzione: Italia 1963

Genere: Commedia

Durata: 85 minuti

 

i ragazzi di minervino murge  antonio, francesco e Sergio ne I basilischi  francesco e antonio

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

A Minervino Murge, piccolo paese fra la Puglia e la Basilicata, le giornate scorrono l’una uguale all’altra, in un monocorde ripetersi di situazioni. Questo sembra tuttavia bastare a una combriccola di amici il cui maggior passatempo è corteggiare donne e chiacchierare.

Antonio (Antonio Petruzzi) ha 25 anni, frequenta l’università di Bari senza però dare esami e preferendo gozzovigliare con l’inseparabile Francesco (Stefano Satta Flores), la cui strampalata idea di aprire una cooperativa agricola (senza sapere niente a riguardo) suscita solamente l’ilarità dei parenti. Infine ecco Sergio (Sergio Ferranino), che si rifugia tra i soci del circolo della Democrazia Cristiana ascoltando dibattiti più che prendervi parte.

Recensione

Definito l’unico film “serio” nella lunga carriera di Lina Wertmüller, è curiosamente anche il suo esordio dietro la macchina da presa dopo l’esperienza da aiuto regista in 8 ½ al fianco di Federico Fellini.

Ispirata dal vissuto del padre in quel di Palazzo San Gervasio, gira una pellicola che esplora un angolo di Meridione agli inizi degli anni ’60, raccontandone la filosofia dell’esistenza flemmatica, isolata dalle consuete rotte e dai flussi dell’Italia investita dai nuovi trend economico-sociali.

I comportamenti aderenti alla dottrina dell’immobilismo e il provincialismo più acuito tracciano un ritratto del Sud che con ostinata caparbietà segna i propri personali confini, in questo caso quelli del minuscolo Minervino Murge, realtà circoscritta permeata dai riti quotidiani, dalla svogliatezza dei giovani e dall’operosità dei padri le cui paternali scivolano inascoltate nell’oblio.

Proprio come i basilischi – mitologici serpenti in grado di pietrificare con lo sguardo e uccidere con il loro fiato – anche i protagonisti Antonio e Francesco si muovono lenti, quasi a voler strisciare per evitare di sostenere il peso del corpo. Rischiando il completo annichilimento, si limitano a sopravvivere fra accidia e ignavia, giustificando appena il concetto del “cogito ergo sum” (penso quindi esisto), cui dà seguito una lunga, imperterrita chiacchiera mai soggetta a esaurimento.

Ci conducono in giro per l’intreccio rurale, e anziché pianificare l’avvenire passeggiano, un salto dal barbiere, una camminata fra i paglioni campestri, un saluto alle vecchie vedove che filano maglie, il ritrovo in piazza e tentativi di estorcere soldi ai genitori esasperati dalla fagnaneria della prole.

La Wertmuller, che a Roma ha legato un’intera vita, porta la Capitale nella bocca di una vera occasione di emancipazione per Antonio, studente assai fuori corso che uno zio in visita vorrebbe trapiantare nella Città Eterna. Uno dei basilischi, purtroppo, è proprio Minervino Murge, il paese casa, il luogo d’origine, il nido e infine la prigione invisibile che ha oramai impietrito gli abitanti. Loro si lamentano, fintamente sgomitano, sognano e desiderano “fare affari” ma restano, e quando suona la sveglia si girano dall’altra parte come se non avessero mai anelato nuove strade.

È triste constatare la non-vita di una generazione di fannulloni, ciò nonostante nei dialoghi ci avvampa il barlume ironico del serafico procedere, accentuato dalla parlata dialettale che non può che farci sorridere, spesso anche ridere. I basilischi sceglie il registro comico delle singole situazioni, il valore folkloristico del siparietto, discostandosi dunque da I vitelloni di Fellini, ambientato invece a Rimini e incline a esaminare il dramma della superficialità e dell’irresponsabilità.

Moraldo, poi, avrà il coraggio di trasferirsi a Roma, Antonio no.

CINEFOCUS

Qua si chiacchiera!

Mille lire? Ma vergognati, va!

Curiosità

lina wertmuller

Lina Wertmüller ha curiosamente doppiato molti personaggi di contorno del film.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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