- C'era una volta in Italia

Mamma Roma

mamma roma locandinaTitolo originale: Mamma Roma

Regia e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini

Cast: Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofolo

Musiche: Carlo Rustichelli

Produzione: Italia 1962

Genere: Drammatico

Durata: 114 minuti

 

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Riuscita finalmente ad affrancarsi dal proprio pappone (Franco Citti), l’ex donna di strada soprannominata Mamma Roma (Anna Magnani) si dedica anima e corpo al figlio Ettore (Ettore Garofolo), ragazzo inquieto e annoiato.

Quando, però, il giovane scopre la vecchia professione della madre, è indotto a delinquere, venendo prima arrestato e poi soccombendo alla reclusione.

Recensione

Il secondo film dell’ancora acerbo regista ma sensibilissimo intellettuale Pier Paolo Pasolini assume le fattezze di un crudo ritratto umano, nel quale lo sfondo romano permane come assolato e desertico limbo di intrecci esistenziali e sofferenze sopite.

Mantenendo stilemi e radicalità visive dell’esordio dietro la macchina da presa, ovvero Accattone (1961), Pasolini insiste sul sardonico minimalismo contenutistico, esacerbando progressivamente circostanze e situazioni fino alla cruciale tragicità dell’atto velatamente profetizzato.

La sua immensa cultura di lettore sociale lo induce a estrapolare dalla capitale italiana primordiale e sorniona una storia materna, vogliosa di riscatto nella melma di consuetudini coatte vacue e pericolose nel loro divenire.

La destrutturalizzazione parziale del movimento neorealista caratterizza nel lavoro del cineasta emiliano una sintesi fenomenologica raccolta ed espressa nel rapporto fra genitrice e figlio, legame stretto, non ordinato, vagamente disconnesso e premuroso, tutto pregno d’aura mitologica (la Mamma Roma evoca per nomenclatura evinta la Lupa di Romolo e Remo).

Nel terreno fertile del grigiume popolare si instilla un valore altro, che trascende la semplice concezione visiva in virtù di proiezioni reali concrete e arricchite di rimandi iconografici precisi e ricercati. In senso stretto, si analizzino le condizioni scenografiche sfocianti nella laconica composizione di corpi e piani in cui essi risultano inscritti.

Gli esempi fioccano, a partire dalla primissima sequenza della festa di matrimonio, una sorta di “Ultima cena” riferibile alla versione reinterpretata del Tintoretto, leggera nella sobrietà, controversa nella rappresentazione; il finale, invece, è contraddistinto dal martirio di Ettore, sdraiato, legato, morente, nella posa caratteristica del “Cristo Morto” di Mantegna.

La visione passionale di Pasolini non è laica, come ci si potrebbe aspettare, ma affonda radici esasperatamente liturgiche nel proprio porsi, arrivando però alla ribellione delle convenzioni cattoliche e facendo coincidere le opposte figure della Madonna e di Maria Maddalena in un’unica figura, quella della madre in lutto, a sua volta martirizzata nella costrizione del proprio demonizzato mestiere, la prostituta.

Nell’essenzialità del tempo e dello spazio, fattori resi immutabili, non vi è conciliazione ma conflitto fra destini, aspettative, sogni. Una straordinaria Anna Magnani traghetta il puer Ettore Garofolo verso la piena dignità interpretativa: Mamma Roma vive di intensità intima, di silente patimento, di illusioni colte nella vastità del dramma.

CINEFOCUS

La morte di Ettore in Mamma Roma

Curiosità

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Il film fu candidato al Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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