- C'era una volta in Italia

Stanno tutti bene

stanno tutti bene posterTitolo originale: Stanno tutti bene

Regia: Giuseppe Tornatore

Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore, Massimo De Rita, Tonino Guerra

Cast: Marcello Mastroianni, Michèle Morgan, Salvatore Cascio, Roberto Nobile

Musiche: Ennio Morricone

Produzione: Italia 1990

Genere: Drammatico

Durata: 118 minuti

 

marcello mastroianni  Matteo Scuro a Roma  stanno tutti bene scena

 

palma d'oro cannes   Premio della Giuria Ecumenica

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Matteo Scuro (Marcello Mastroianni) ha lavorato una vita intera e fatto sacrifici per assicurare un avvenire alla famiglia. Dopo ripetuti tentativi di riunire la prole, l’uomo – oramai solo e in là con l’età – si mette in viaggio dalla Sicilia per far visita a ciascuno dei cinque figli sparsi per l’Italia, e finalmente entrare in contatto con le realtà di ognuno di loro.

Alvaro (Jacques Perrin) sta a Napoli; a Roma risiede Canio (Marino Cenna), in procinto di diventare segretario provinciale del proprio partito e fare il suo ingresso in Parlamento; Tosca (Valeria Cavalli) è a Firenze, modella molto richiesta alle sfilate di moda; a Milano c’è Guglielmo (Roberto Nobile), musicista sempre in tournée con l’orchestra; Norma (Norma Martelli) abita invece a Torino con il marito e il figlio, laddove occupa un posto da dirigente alla SIP.

Questo è quanto sa Matteo, ma la verità gli si rivela purtroppo molto diversa.

Recensione

Quando ci si trova a commentare un film d’incommensurabile bellezza come quello di Giuseppe Tornatore, non si sa veramente da dove iniziare. Tanto da dire, tanto da lodare, ma da dove cominciare? Lo facciamo dall’elemento chiave, Marcello Mastroianni che, dopo una carriera costellata di ruoli indimenticabili e superattivi, si cala in quello di un vecchio padre che dalla vita ha ormai una sola cosa da chiedere, ovvero la felicità per i propri figli.

Il suo è un personaggio pieno di speranze e aspettative, un bagaglio tenero e umano che tuttavia finisce col perdere i pezzi per strada come accade alla cesta piena di dolci siciliani. La lenta quanto silenziosa disperazione che si fa largo nel cuore ricolmo di orgoglio paterno è frutto della stessa intima deriva divorante l’Oreste Nardi di Dramma della gelosia scritto e diretto da Ettore Scola (in quel caso, però, l’accezione d’amore appariva di tutt’altra natura, passionale anziché genitoriale).

Proprio pensando al suo caro amico e a quanto gli somigliasse esteticamente Matteo Scuro, Mastroianni affrontò le sessioni di doppiaggio (il film non venne girato in presa diretta) tra sogghigni e fragorose risate. Il terzo lungometraggio di Tornatore conferma la cifra stilistica evidenziata in Nuovo Cinema Paradiso, dando continuità ai toni dell’amarcord, della malinconia e della realistica constatazione di un mondo impietosamente veloce nel progredire.

La sensibilità dei sentimenti e l’attaccamento di Matteo alla famiglia si riflettono costantemente nel potere edulcorato del ricordo, la cui traduzione diretta si materializza nella visione dei figli bambini, ancorati a una fanciullezza ignara delle ingombranti preoccupazioni del vivere adulto, della matura frustrazione.

Tosca, Canio, Norma, Alvaro e Guglielmo – i cui nomi sono gli stessi di famosi protagonisti delle opere liriche più amate – hanno tutti imboccato l’amaro viale del fallimento in un tempo che non concede deroghe. E così ognuno di loro mente, mascherando la precarietà della modesta esistenza con la solidità del successo, l’unica cosa che ancora è in grado di infondere serenità al genitore.

Il viaggio in treno permette poi a Tornatore di descrivere l’Italia agli albori dell’ultimo decennio del XX secolo, un’epoca di cambiamenti e transizioni, di evoluzioni e convulsioni ai quali l’anziano risulta estraneo, abituato com’è alla placida immanenza della sua Sicilia, la stessa capace di incantare costantemente il regista di Bagheria.

Questo spiega il puntuale ricorso all’onirismo, al costrutto talvolta intangibile, ai dosati riferimenti a una dimensione scomparsa ma ben aggrappata alla memoria. Stanno tutti bene si scopre essere un capolavoro intriso della filosofia immaginifica elaborata in passato da Federico Fellini per portare a compimento le sue meraviglie filmiche, in particolare La dolce vita e 8 ½ che di sogni si nutrono a sazietà smorzando un’atavica sofferenza esistenziale.

Detto ciò, non ci si stupisce più nel vedere lo strano, tentacolare e gigantesco pallone portarsi via dalla spiaggia assolata i figli di Matteo. Lo fa con la repentina violenza di chi viene ridestato da un sonno confortevole, quel sonno che si chiama illusione. Quest’aspetto non fa che amplificare tutto lo struggente coacervo di motivi uniti nel comporre l’anima trascendente della pellicola, in cui anche i camei di Ennio Morricone (compositore della colonna sonora), Cesare Barbetti e Leo Gullotta hanno una minuscola voce in capitolo.

Dopo Nuovo Cinema Paradiso torna nel cast Salvatore Cascio, alter-ego del regista bambino.

Curiosità

jacques perrin

Jacques Perrin compare soltanto nella foto che Matteo mostra continuamente ai passeggeri del treno.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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