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Audrey Hepburn: la donna dietro l’icona

Classe, bellezza, eleganza. Audrey Hepburn è nota ai più con questi aggettivi. Quello che però è giusto ricordare è che Audrey non era solo un’icona di stile, ma anche un’attrice di eccezionale talento, una donna e madre premurosa, generosa e sempre attenta ai bisogni degli altri.

L’infanzia difficile

audrey hepburn bambinaAudrey Hepburn nacque nel 1929 come Audrey Kathleen Ruston, in provincia di Bruxelles, dall’inglese Joseph Anthony Ruston e dalla baronessa Ella van Heemstra.

La sua infanzia fu molto dura: dall’abbandono del padre, simpatizzante nazista, che divorziò dalla moglie e si trasferì in Inghilterra, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale soffrì la fame. E non solo: fu incaricata di portare messaggi ai partigiani olandesi e agli Alleati.

La sua magrezza, così ingenuamente invidiata, fu dovuta in parte alle mille sofferenze patite durante la guerra, che la debilitarono profondamente nel corpo e nell’anima. Fu una vita tutt’altro che facile, la sua, nonostante l’enorme e meritato successo che ottenne a Hollywood.

Dalla danza alla recitazione

La sua decisione di dedicarsi alla recitazione venne in seguito alle dure parole che le vennero rivolte dalla sua docente di danza, a Londra. Dopo la fine del conflitto, infatti, la famiglia si trasferì nella capitale inglese e la giovane Audrey riprese gli studi di danza, che allora era la sua più grande passione. La sua insegnante, Marie Rambert, tuttavia, le disse che, a causa della malnutrizione di cui aveva sofferto e della sua altezza eccessiva (1 metro e 67), non sarebbe mai riuscita a diventare prima ballerina.

Stroncato il suo sogno, però, la giovane donna non si arrese e, fortunatamente, decise di dedicarsi alla recitazione. Fin da subito si può comprendere che la Hepburn possedeva una forza e una determinazione rare, persino inaspettate, per un esserino apparentemente così fragile e delicato.

I primi ruoli e la consacrazione con Vacanze romane

audrey hepburn danzaIl suo primo ruolo importante nel cinema fu nel film The secret people (1952), per la regia di Thorold Dickinson. La sua partecipazione fu garantita anche dall’insistenza, nientemeno, di Valentina Cortese, star della pellicola.

Di certo, Audrey riusciva a suscitare la simpatia e l’affetto di molti: in Vacanze romane di William Wyler, ruolo che la consacrò e le valse il premio Oscar nel 1954, fece “innamorare” di lei sia il regista, sia il protagonista maschile Gregory Peck. L’attore, già affermato, addirittura insistette perché il nome della giovane donna fosse messo in locandina in risalto tanto quanto il suo.

Di certo Audrey aveva un fascino irresistibile, forse proprio perché ne era totalmente inconsapevole. Lo stesso Wyler, ricordando i provini per Vacanze romane, disse: “Aveva tutto quello che stavamo cercando, fascino, innocenza e talento. Era assolutamente incantevole […]”.

Audrey Hepburn era un’attrice che aveva la rara dote di “perdersi” completamente nei personaggi che interpretava, senza, tuttavia, annullarsi. Si faceva trasportare dalle loro emozioni rendendole sue, ma donando a ciascuno di loro un po’ della sua straordinaria personalità.

Le storie d’amore infelici

Nei suoi grandi occhi scuri, sempre in ascolto, attenti, si leggeva anche in momenti di grande comicità una grande sofferenza: l’abbandono del padre, il terrore della guerra, i tradimenti dei mariti.

La relazione con William Holden

Sì perché la sua vita, oltre che di successi, fu segnata anche da storie d’amore infelici. A partire da William Holden, con cui intrecciò un relazione sul set di Sabrina.

Ma la storia fu destinata al fallimento, ben prima di arrivare a un’ufficializzazione. Audrey voleva dei figli e Holden si era sottoposto a un intervento di vasectomia che le aveva inizialmente taciuto. Questo, però, non impedì ad Holden di amarla per tutta la vita.

Quando si ritrovarono, anni dopo, sul set di Insieme a Parigi (1964), Holden riprese a corteggiarla ma la Hepburn, che allora era sposata con l’attore Mel Ferrer, lo rifiutò. Un aneddoto sul set vede come protagonista proprio William Holden che, ubriaco, una sera cercò di arrampicarsi fino alla finestra della donna.

A nulla valsero le urla della troupe di sotto e quelle di Audrey dalla sua finestra, che tentava disperatamente di farlo scendere. Holden arrivò fino alla sua finestra, le scoccò un bacio sulla guancia e scese giù.

Il matrimonio con Mel Ferrer

Anche la storia con Mel Ferrer fu infelice: i due si conobbero a una festa organizzata da Gregory Peck e dopo l’incontro, Mel le inviò un copione per l’opera teatrale Ondine, proponendole il ruolo della protagonista. La Hepburn accettò e prese parte allo spettacolo, che venne messo in scena nel 1954.

I due si sposarono quello stesso anno. Dal matrimonio nacque il primo figlio di Audrey, Sean. Ma non bastò questa felicità per far funzionare il rapporto.

In parte, si pensa che Ferrer fosse intimorito dallo straordinario successo della moglie: sicuramente deve essere stato un brutto colpo per lui quando, proposta ai produttori la sceneggiatura del suo film Verdi dimore, questi ultimi accettarono di appoggiare il progetto solo a patto che la moglie di Ferrer venisse scritturata per il ruolo di protagonista.

Andrea Dotti e Robert Wolders

Il suo secondo matrimonio fu quello con Andrea Dotti, nel 1969. Da lui ebbe il suo secondo figlio, Luca. La felicità arrivò dopo, con l’attore olandese Robert Wolders, che le rimase accanto fino alla morte.

Impegno sociale, civile e umanitario: la Audrey Hepburn Children’s Fund

haudrey hepburn colazione da tiffanyAudrey fu sempre molto discreta e restia a parlare approfonditamente della sua vita privata: molte cose emersero in seguito, anche dopo le biografie pubblicate dai suoi due figli, che nutrirono per lei (e nutrono ancora) un amore incondizionato.

Non solo le rimasero accanto fino alla fine insieme al nuovo compagno ma, dopo la sua morte, si impegnarono a portare avanti le sue attività benefiche: Sean Ferrer, infatti, fondò a suo nome la Audrey Hepburn Children’s Fund, per favorire la scolarizzazione dei Paesi africani.

I più, infatti, ricordano Audrey Hepburn per il suo iconico tubino nero sfoggiato nel ruolo di Holly Golightly in Colazione da Tiffany, il film che certamente più è rimasto impresso nella memoria collettiva. Ma dietro a quell’incantevole, snella figura in abito nero e cappello, collana di perle e nastro di seta, c’era una donna vera, forte e determinata, intimamente convinta di poter dare il proprio contributo per rendere il mondo un posto migliore.

Dal 1988 si dedicò anima e corpo all’aiuto dei bambini bisognosi in tutto il mondo. Venne nominata ambasciatrice speciale dell’UNICEF e si recò in missione in diversi Paesi svantaggiati, come l’Etiopia, il Vietnam, il Sudamerica e la Somalia, con l’aiuto dell’inseparabile compagno Robert Wolders, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.

Nel 1992, il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush la premiò con la medaglia presidenziale della libertà, a riconoscimento del suo impegno sociale e civile.

Una grande donna

audrey hepburn ritratto fotograficoForse era “troppo” perfetta, si potrebbe pensare. Era una persona talmente talentuosa, intelligente e impegnata da risultare priva di difetti, irreale. Certamente di difetti ne aveva, come tutti: era un essere umano, d’altronde e come tale capace di sbagliare.

Ma ciò che giunge a noi è quello che risulta dalle testimonianze dei suoi figli, dal suo volto minuto impresso per sempre nella pellicola.

È giusto ricordarla per ciò che era: una grande attrice, una grande donna e una grande madre, meravigliosa proprio perché umana.

Una donna non solo convinta che tutto fosse possibile, ma in grado di convincere di questo anche gli altri. Come disse, una volta: “Chi non crede nei miracoli, non è realista”.

Giulia Losi

Giulia Losi

Giulia Losi è nata a Monza il 3 ottobre 1993. Ha frequentato l’Università degli Studi di Milano e si è laureata in Scienze dei Beni Culturali. Nel 2016 si è trasferita a Roma e ha frequentato la facoltà di Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali alla Sapienza, dove ha conseguito la laurea specialistica. Grande appassionata di cinema, collabora attivamente con alcune testate cinematografiche, come Opere Prime e ha curato la rubrica radiofonica “Francamente me ne infischio” per Radio Base. Frequenta, inoltre, un corso di recitazione professionale.
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