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C’erano una volta i divi

Il divismo è un fenomeno complesso affrontato da numerosi autori e studiosi, appartenenti ai più svariati campi del sapere. Il sociologo Alberoni, per esempio, definisce il divismo come un fenomeno tipico delle moderne società industriali.

Le caratteristiche del divo

I divi sono connotati da due importanti caratteristiche, un forte carisma e l’amore che il pubblico nutre verso di essi. Diventano riflesso, specchio dell’individuo comune, l’Olimpo a cui aspirano: l’adorazione è il sentimento che lega il pubblico al proprio divo, come ben ha sottolineato un altro importante studioso, Edgar Morin.

I divi come antiche divinità

marilyn monroeLe star rivivono sulle orme delle antiche divinità, e il divo è un’immagine mitica, un esempio da perseguire e imitare, per quanto si possa riuscirvi. Un modello di vita al quale rifarsi, guardando a tutti i suoi elementi, dall’aspetto fisico all’abbigliamento, dalle relazioni interpersonali ai ruoli ricoperti.

Per il pubblico, tutto ciò che è legato al divo deve essere conosciuto, assimilato, senza pretendere nulla in cambio. Esattamente come le preghiere rivolte a un dio, che non chiedono reciprocità, ma semplicemente ascolto.

Due film usciti nelle sale, The Artist (Michel Hazanavicius, 2011) e Marilyn (Simon Curtis, 2011), sembrano rievocare senza timidezze una nostalgia per la vecchia concezione del divismo. Quello aureo e sfavillante del primo cinema, per intenderci. Quello dell’allora nascente star system hollywoodiano, in cui le definizioni di Alberoni e Morin trovavano aderenza e che oggi, invece, sembrano aver perso il loro alone di magia.

Confronto tra il vecchio e il nuovo divismo

Perchè? C’è differenza tra il vecchio divismo e quello che caratterizza le star contemporanee del cinema? Proviamo a fare un raffronto tra l’essere divi oggi e ieri.

marlon brandoNell’epoca d’oro di Hollywood essere un divo significava realmente essere qualcuno di inavvicinabile, sia in quanto si creava un’immagine, un personaggio che nei suoi tratti peculiari era imitabile ma inimitabile al tempo stesso, sia perché le star del vecchio sistema hollywoodiano erano inavvicinabili.

E’ sufficiente pensare alla ribalta creata sulle riviste specializzate del settore cinematografico o le missive che sommergevano i set dell’oasi californiana: i divi smuovevano la quotidianità dei singoli attraverso la carta stampata, attivando una serie di dinamiche di confronto e imitazione. Ma il processo di relazione divo-pubblico si contornava di una scintilla che oggi manca. Cosa manca allora?

Manca la Storia creata dal divo fatta di aneddoti, peculiari abilità o caratteristiche, manca il fascino della scoperta, della rivelazione della star che cammina per la strada tra la gente comune. Con la rivoluzione del web, è sinceramente più semplice mettersi idealmente in contatto con il personaggio pubblico amato, o sentirsi star in prima persona attraverso le centinaia di occasioni che il mondo dello spettacolo mette a disposizione della normalità.

Si sono accorciate le strade in qualche modo, la velocità e l’abbattimento delle distanze hanno fatto perdere le emozioni trepidanti, la creazione di leggende del vecchio divismo. E’ giusto dire che esiste un nuovo divismo di contro al vecchio: quello che ha creato la Storia del cinema e quello contemporaneo che invece scrive una non-storia o, per non essere drastici, non lascia ai posteri nessun personaggio mitizzabile (soprattutto tra le nuove schiere di giovani attori).

Marilyn Monroe e la Peppy Miller di The Artist

E così la giovane Norma Jeane Baker, dopo un servizio fotografico, firma il suo primo contratto da attrice. Cambia nome e diventa la nota Marilyn Monroe: il suo fare capriccioso, la ricerca continua di attenzioni, i suoi ruoli da femme fatale con quello sguardo da eterna bambina mai cresciuta, che l’ha spinta tante volte fra le braccia degli uomini, come nella sua lunga infanzia ha cambiato tante volte famiglia di adozione.

peppy miller the artistUn’esistenza tormentata, come la sua tragica fine. Una persona, un personaggio, che ha fatto della sua vita il suo cinema e ne ha tratto una Storia che oggi conosciamo. Un altro esempio è la Peppy Miller di The Artist, film-manifesto sulla nostalgia del primo cinema muto. Casualmente, la ragazza finisce nella prima pagina del Variety insieme a uno dei volti famosi dello schermo cinematografico, George Valentin (che ricorda il mitico Rodolfo Valentino).

Non casualmente buca l’obiettivo della macchina da presa, diventando una grande star del nascente cinema sonoro e facendo carambolare l’aiutante della sua fortuna in disgrazia, per poi diventarne in seguito l’ancora di salvezza. Un piccolo film sul divismo all’interno di una pellicola dal sapore metalinguistico come non se ne vedevano da tempo; una piccola vicenda all’interno della trama filmica che simboleggia l’epopea del vecchio, immemorabile divismo.

Da una realtà qualunquista è possibile sognare un futuro migliore, e qualcuno ce l’ha fatta come la Hollywood del passato ci insegna. Ancora oggi accade, ma senza quella sensazione di magia che solo il vecchio cinema ha saputo regalarci.

Lorena Porcu

Lorena Porcu

Sono nata nel 1984 in Liguria, ma sono sarda e ora ospite della capitale lombarda. Sono un'accanita sostenitrice dell'imprescindibile sinergia tra forma e materia cinematografica: lo stile registico non è pura formazione e ogni inquadratura detiene un proprio simbolico significato. Dopo due tesi in Storia e Critica del cinema, spero che la passione per la Settima Arte diventi un vero e proprio lavoro.
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