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Detective Stone: ansia, caffè, cioccolata e Harley Davidson

Ha occhi da assassino, modi da criminale e armi da killer. Ma è un poliziotto.

Non è una citazione bensì la tag line dell’action horror Detective Stone, pellicola del 1992 sorretta completamente dal grandissimo Rutger Hauer, qui immedesimato anima e corpo nel cazzutissimo protagonista.

Harley come Harley Davidson

detective harley stoneParliamo appunto del detective Stone, di nome Harley come Harley Davidson, il mitico marchio di cui egli possiede un esemplare di motocicletta parcheggiato nel bel mezzo del proprio inzaccherato appartamento. D’altronde, chi ha mai visto un poliziotto solo e solitario rassettare e tenere in ordine casa dal momento che fra le quattro mura passerà sì e no qualche ora della giornata? Ancora più raro vedere un bagno sulla cui parete campeggia a caratteri cubitali lo stemma della Harley… beh, Stone ce l’ha.

Nevrosi, ansia e paranoia

rutger hauer in detective stoneSospeso per presunto esaurimento nervoso e poi reintegrato nonostante la diagnosi “nevrosi da ansia che sfocia nella paranoia” (eppure secondo lui, “i dottori non sanno un ca**o”), il buon H.S. è sempre costantemente in giro per le strade di una Londra allagata da 40 giorni e 40 notti di pioggia incessante, capitale plumbea come la Los Angeles attraverso la quale si aggirava il Roy Batty di Blade Runner… questa però è un’altra storia!

Dicevamo, eccolo muoversi per la città – sparando ai ratti ma non ai piccioni perché “non riesce a ucciderli” – con il suo impermeabile nero come l’oscurità, occhiali da sole e un arsenale che annovera una pistola cannone, un MP 15, una Glock 50 e un mitragliatore d’assalto A3 (“se non è paranoia questa!” – cit. del capo Trasher). Va a caccia del misterioso serial killer che tre anni prima aveva ucciso il suo partner lasciandogli sul braccio una vistosa ferita con lunghi acuminati artigli e il potere di percepire il battito cardiaco dell’assassino se nelle vicinanze.

Caffè e cioccolata

cioccolata detective stoneÈ da allora che ha abbracciato l’astemia per poter affrontare con estrema lucidità la sua feroce nemesi, che bracca senza un attimo di respiro. Difatti Stone arriva a non dormire per 4 giorni, imbottendosi di caffé a litri – che adora mescolare con le penne – e cioccolata, abbinando il mix a sigarette e sigari.

Le abitudini alimentari e l’assunzione reiterata del sopraccitato caffè acuiscono enormemente il suo nervosismo accentuandone l’irritabilità per la quale è già detestato da alcuni colleghi e superiori, l’ansia, la tachicardia e l’insonnia.

Insomma, una pericolosa iperattività molto somigliante a quella che si riscontrerà un triennio dopo (1995) nel formidabile tenente della LAPD Vincent Hanna, gettato nella mischia crime di Heat – La sfida firmato Michael Mann. Anche in questo caso, però, la galoppante cinefilia ci porta a divagare.

Disturbo d’ansia da caffeina

detective stone e il caffèPer comprendere l’ondivago e stravagante comportamento di Stone, è utile sapere che il disturbo d’ansia da caffeina corrisponde a una delle quattro sindromi correlate alla sostanza secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali pubblicato dall’American Psychiatric Association. È poi noto che la caffeina stessa inibisce gli effetti dell’adenosina stimolando il rilascio di adrenalina e aumentando i livelli di vigilanza, attenzione e concentrazione.

In una scena vediamo Stone andare in iperventilazione necessitando per qualche minuto di una maschera d’ossigeno, conseguenza di un repentino aumento della frequenza cardiaca causata dall’ansia da sovrassunzione di caffè, che non dovrebbe superare i 400 mg al giorno, l’equivalente di ca. quattro tazzine (difficile però fare un’adeguata proporzione con la brodaglia alla quale sono abituati inglesi e americani).

Il detective ricorre, come detto, anche alla cioccolata per mantenere alta la sua produttività, questo vuol dire altra caffeina sommata a quella già ampiamente assunta con la bevanda.

In coppia con Dick Durkin

Harley Stone: il ruggito del motore nel nome e la solidità della pietra nel cognome. Un personaggio del genere sembra uscito da una dark graphic novel. È eccentrico, fa faville, ha un debole per la bella Michelle (moglie vedova del collega Foster) e, in fondo, anche per il serioso ed elegante Dick Durkin con il quale è costretto a far coppia con esiti tutt’altro che scontati, come nel più classico buddy movie.

Durkin applica al servizio tutte le nozioni dell’accademia, e a dispetto di Stone fa 8 km di corsa tutte le sere e sesso tutte le mattine, con una pausa la domenica per oziare sul letto e “divertirsi” con la sua ragazza. Ma anche questa… sì, è un’altra storia! Peccato che probabilmente il film di Tony Maylam non avrà mai un sequel (e senza il compianto Rutger Hauer il discorso si ritiene chiuso, remake o reboot a parte), nonostante quelle strane bollicine nell’acqua proprio sul finale.

Mai dire mai, comunque.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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