fellini e mastroianni domatori
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Il domatore di donne

Guido (Marcello Mastroianni) è un regista che non riesce più a fare il regista. Come mai? Perché ha esaurito la sua scorta di bugie. E la vita di Guido, diciamolo, ne è sempre stata piena. Bugie alla moglie, all’amante, bugie al suo produttore, bugie perfino a se stesso. Il fatto è che la vita è così statica, fissa nei soliti ruoli che ci vengono imposti; mentre l’umore cambia, i desideri nascono e svaniscono.

Da qui il bisogno costante di evadere, fuggire, come si evince molto bene dalla sequenza iniziale di (Federico Fellini, 1963), dove Guido sogna di restare chiuso in macchina, senz’aria, circondato da altre vetture, con a bordo altre persone: le persone della sua vita.

Un non-viaggio e la concezione del mondo

Il film è un viaggio che il protagonista non compie.

Egli si limita a fare da perno, mentre è il mondo a ruotargli intorno; un mondo così ostinato nelle sue posizioni, così chiuso nei suoi programmi. Tutti pretendono qualcosa da lui, tutti hanno un conto da saldare. Ma Guido sfugge alla resa dei conti: è allusivo, irascibile, scostante. Guido è un bambino che non vuole scegliere.

Il mondo per lui è come un frutto appetibile, da gustare mordendolo da ogni lato. Ed è questo mondo che noi andiamo a vedere, quando comincia il film. Un mondo in cui al dato oggettivo è frammischiato il ricordo, il desiderio, l’immaginazione: non c’è più distinzione fra il reale e il vissuto.

La moglie e l’amante

Ad esempio: Guido è seduto con la moglie a un tavolino. Davanti a loro c’è l’amante del regista, una straripante Sandra Milo. Comincia la solita scenata di gelosia, cui Guido assiste ormai rassegnato. All’improvviso, però, lui alza gli occhi, osserva entrambe le donne e mormora: “Eppure…”. Qui ha inizio uno dei voli più straordinari della fantasia felliniana, un’invenzione indimenticabile, sostenuta da una perizia eccezionale nella coordinazione delle immagini.

Le due donne, adesso, interagiscono, scambiandosi reciproci complimenti, addirittura danzando insieme.

Il ruolo delle donne nei ricordi di bambino: un magnifico piano sequenza

Improvvisamente, siamo condotti all’interno di una casa rustica, la stessa in cui Guido ambientava i suoi ricordi di bambino. Qui compare di nuovo la moglie che, vestita da massaia come le donne che lo avevano cresciuto, accoglie Guido di rientro da una fredda serata invernale.

Il regista è immediatamente circondato da tutte le donne della sua vita presente e passata: offre doni a tutte, e tutte lo circondano di premure. Prende il via da questo punto un magnifico piano sequenza, una ripresa prolungata senza stacco di montaggio: in questo modo, la cinepresa deve solamente scorrere. Saranno gli attori a sovrapporsi in una sorta di coreografia.

fellini e mastroianni domatoriLe voci di tutti si sovrappongono: è il caos, quello che piace a Guido; ma un caos finalmente gestibile, armonioso nella sua confusione. Tutte le donne sono immaginate nel ruolo che l’immaginario maschile gli attribuisce: c’è la moglie, appunto, che da moglie si comporta; l’amante, dalle movenze sensuali e flessuose; la donna irascibile, la donnona; la signora misteriosa, la straniera, la danzatrice esotica.

Tutte vivono insieme d’amore e d’accordo, e si rivolgono a lui, Guido, con il solo desiderio di ricevere la sua approvazione. La loro più grande sventura? Essere allontanate da lui, essere costrette a salire al piano di sopra: una simpatica allegoria della vecchiaia che incombe, quando ormai non potranno più appagare i desideri del regista.

A un certo punto, però scatta la rivolta: una di loro si rifiuta di salire le scale. Le altre la appoggiano, e minacciano di ribellarsi. Guido però non si scompone: seminudo, coperto da un lenzuolo a mo’ di tunica, con indosso gli occhiali e il cappello da regista – caricatura di se stesso – egli impugna una frusta e impone con la forza la sua autorità.

La profondità di campo, le lunghe ombre delle luci vacillanti, le piume dei cuscini che piovono come neve creano un’atmosfera onirica, surreale. Ma la scelta più efficace è certamente la musica di sottofondo, la Cavalcata delle Walkyrie: un ammiccamento sorridente al superuomo wagneriano.

La rivolta è presto sedata, le donne riprendono rapidamente il loro posto, e tutto torna come prima.

Un film su un regista che… non riesce a fare un film

Ironia, bellezza, introspezione, fantasia: Federico Fellini è tutto questo ed altro ancora. E Guido? Guido è Fellini, che dopo il successo de La dolce vita entra in una crisi profonda. L’ispirazione gli manca, le pressioni esterne sono forti e impazienti.

E allora? Allora ecco l’idea di girare un film su un regista che, abbiamo visto, non riesce a fare un film. La vita è Cinema, il Cinema è la vita. Ed è proprio il regista a pronunciare il grande .

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