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Il duello finale di C’era una volta il West

Abbiamo mai guardato il capolavoro di Sergio Leone C’era una volta il West con un po’ più di attenzione rispetto a chi, semplicemente, si mette comodo sul divano preparandosi a gustare l’ennesima spaghettata western all’italiana, piena di sane scazzottate e duelli all’ultimo sangue con la pistola? Forse no. Altrimenti ci saremmo soffermati su alcune sequenze che, davvero, hanno fatto la storia del Cinema.

Il duello finale tra Armonica e Frank

ultimo duello c'era una volta il westPrendiamo, ad esempio, proprio il duello finale tra i due personaggi principali. Già nei primissimi istanti del loro incontro, il vero protagonista è lo sfondo: un intero cantiere che ha messo a ferro e fuoco il deserto polveroso, da cui nascerà la strada ferrata che porterà la cosiddetta ‘civiltà’. Su di esso si stagliano i due uomini, Armonica (Charles Bronson) e Frank (Henry Fonda).

I due cominciano subito a parlare, scambiandosi alcune frasi di circostanza piuttosto tipiche del linguaggio di genere; ma non è questo il punto. Essi sembrano ignorare quanto avviene alle loro spalle, come se quel mondo ormai non gli appartenesse più.

Il futuro non riguarda più noi due. Io non sono qui né per la terra, né per il denaro, né per la donna. Sono qui solamente per te”, dice Frank.

Il susseguirsi delle inquadrature è di una lentezza esasperante; la cinepresa indugia tra primissimi piani e campi lunghissimi. Frank e Armonica sono fuori del tempo, in una dimensione altra, che appartiene oramai al mito o a un passato lontanissimo. Non lasciamoci fuorviare dalla nitidezza delle immagini, dalla perfezione dei singoli quadri: in questo film c’è ben più di una semplice storia, ancorché ben raccontata.

Morte, nostalgia e vendetta nella musica di Morricone

charles bronson e henry fondaAscoltiamo la musica, per esempio. Quando il duello finale ha inizio, sentiamo suonare un’altra volta il pezzo che accompagna ogni apparizione di Armonica: un brano che sa di morte, di nostalgia e di vendetta. Morricone è stato un’altra volta eccezionale. Ascoltiamo i pochi suoni intorno a loro, quando la musica cessa: il verso della cicala, lo stormire del vento, lo strisciare della serpe. Un gran silenzio che si staglia oltre questi due colossi del passato.

La fotografia, un’allegoria della morte

Ammiriamo la fotografia: quando Armonica ricorda l’uccisione del fratello, la cinepresa esegue un lento zoom all’indietro, che arricchisce l’immagine di sempre nuovi particolari. Alla fine, ne vien fuori una sorta di quadro emblematico, un’allegoria della morte: due cavalli, immobili, sotto un cielo irreale; cinque uomini, uno dei quali sta per essere impiccato; un arco di pietra, la cui presenza sembra quasi surreale in quel deserto di sabbia e di nulla.

La caduta dei Giganti, la fine di un’epoca

armonica e frankL’orizzonte si amplia, l’epopea si fa grande, universale. Quando poi Frank, colpito fatalmente, cade in terra con un tonfo, la sua caduta è la caduta dei Giganti, di Ettore trafitto a morte, di Orlando ucciso a Roncisvalle. A questo punto, noi sappiamo che la storia è finita. Il film è l’atto di chiusura di un genere, il western, ma non solo: è la fine di un’epoca, bene o male che sia, il canto funebre di un tempo che in fondo, in certi valori, ha fortemente creduto.

Così, mentre Armonica si allontana dal luogo del duello, non ci stupiremo più se, in sottofondo, continueremo a sentire il rumore della ferrovia. Il futuro avanza; il vecchio si mette da parte, lascia spazio a qualcosa di nuovo.

Guarda la scena

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