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Il Giappone di Kitano fra passato e presente

In Dolls (2003) – attraverso la narrazione di tre storie parallele – il regista Takeshi Kitano fa il punto della situazione su come la tradizione secolare del Giappone riesca ancora oggi nella contemporaneità a scuotere le vite degli individui, l’anima della collettività.

La metafora del teatro delle marionette giapponesi

Utilizzando la metafora del teatro classico delle marionette giapponesi (il teatro JÅruri ) nella prima sequenza, Kitano sviluppa la sua silenziosa sentenza sulla società giapponese.

La prima storia

dolls kitanoNella prima storia, Matsumoto e Sawako sono due giovani innamorati. Per volontà dei suoi genitori, Matsumoto sarà coinvolto in un matrimonio combinato, un’unione indesiderata e indesiderabile. Per una precaria situazione finanziaria della famiglia, il pensiero del benessere e del futuro fagocitano buon senso e sentimenti, trascesi attraverso la decisione materna e paterna.

La fragile Sawako non resiste alla notizia e tenta il suicidio: viene fortunatamente salvata, ma la ragazza perde la ragione ed entra in un totale stato di shock tale da non riconoscere le persone a lei familiari. Persino lo stesso Matsumoto, ricevuta la notizia, si precipita presso la clinica dove Sawako è ricoverata, ma è irriconoscibile agli occhi dell’amata, uno sconosciuto.

Comincia il lento processo di espiazione del giovane, abbandonando la sposa prescritta all’altare e ritornando da quella promessa. Come annullandosi dalla forzatura genitoriale, cerca di eseguire la sua vendetta contro la tradizione, purificandosi della sua colpa, ricercando una coerenza con la propria volontà.

Prendendosi cura di Sawako, assicurandosene l’incolumità in un lungo viaggio da nomadi, la tiene legata a sé attraverso una corda rossa. Questo elemento è indicativo sin dalle immagini iniziali: il legame tra i due è solido e combattivo, oltre ogni limite e sfida. Perdura, supera ogni ostacolo e vince la morte, trascinandosi, eternamente. Come la corda che lega i due, indissolubile, come il loro amore.

La seconda storia

pranzo sulla panchina dollsLa seconda storia ha come protagonista un vecchio capo Yakuza, ovvero un membro di prima linea di quella che potremmo banalmente definire la mafia giapponese. L’uomo recluta una nuova guardia personale, e nel racconto del giovane che spiega come abbia scelto di lasciare la fidanzata per perseguire una carriera da “valoroso”, l’uomo rivive la propria esperienza passata.

Quando era ancora un umile operaio in una fabbrica locale, ogni sabato incontrava al parco la ragazza amata, che preparava per lui deliziosi pranzi per mitigare la stanchezza del duro lavoro manuale. Il giovane spiega all’anziano capo Yakuza come abbia deciso di lasciare la sua donna, considerandola un intralcio al percorso personale. In passato, l’uomo fece la stessa scelta.

Il racconto riaccende la voglia di tornare nel parco dei loro vecchi incontri, per riscoprire che la donna, dopo anni e anni, si reca ancora oggi alla stessa panchina con il pranzo, in attesa che arrivi il suo vecchio fidanzato.

La terza storia

cieco e sfregiata dollsLa terza storia riprende la tradizione moderna della pop music e il fenomeno del fanatismo verso i personaggi del mondo dello spettacolo. Una popstar giapponese che ha goduto di un notevole successo, a causa di un incidente stradale ha il viso sfregiato e nascosto da alcune bende, ritirandosi così completamente dalle scene.

Un fan su tutti si distingue per la sua ossessività: la camera tappezzata di poster, indossa una spilla della sua cantante preferita anche sul luogo di lavoro. Il fan diventerà cieco a causa di un incidente domestico (non a caso, tagliando una foto della popstar), forse un episodio volontario e quindi cercato. I due s’incontreranno e stringeranno una stretta amicizia, uniti dal destino comune di una mancanza fisica, di un isolamento percettivo, e che permette alla giovane di sentirsi nuovamente accettabile e accettata da qualcuno.

Il vecchio Giappone rivive

Il flashback è l’elemento della grammatica cinematografica che scandisce i tre fili narrativi, evidenziando i momenti positivi di queste relazioni ancora intatte, o al bivio.

Ne sono un esempio le immagini di Sawako, ancora lucida, e delle sue risate cristalline; il pranzo della giovane coppia nel parco quando il capo Yazaki non aveva ancora scelto il suo futuro, o il pianto singhiozzante della ragazza al momento dell’abbandono del giovane che sta per essere licenziato dalla fabbrica e che ha già scelto la sua nuova strada; e infine l’ammiratore sfegatato che ricorda le sue corse verso l’uscita degli studi televisivi, per cercare di vedere per qualche secondo la popstar del cuore.

Il vecchio Giappone rivive attraverso storie moderne, ordinarie, in cui la tradizione è strettamente legata alla contemporaneità, a ricordarci che la Storia è un ciclo, gli eventi si ripetono e gli accadimenti del passato rivivono nel presente. Questo moto circolare si replica nei luoghi: il parco, il fiume, gli ambienti mostrati sono il punto d’incontro di tutte le storie narrate, luoghi di passaggio per tutti i protagonisti, come a sottolineare il ruolo di una Natura che si fa imperscrutabile spettatrice dei destini di questi uomini.

Lo spirito intraprendente del nuovo Giappone

coppia superstite dollsPer tutte e tre le coppie c’è un ricongiungimento: l’ostacolo creato dalla vecchia tradizione, concretamente rappresentato in un elemento diegetico, viene circuito e superato dallo spirito intraprendente del nuovo Giappone. Le stagioni trascorrono, come ci suggerisce il cambiamento di colore delle foglie sugli alberi o il manto nevoso.

Lo spirito errante del vecchio Giappone si trascina fino a capitolare: alcuni dei personaggi escono di scena, vittime della loro stessa madre. Il fan divenuto cieco per la sua ossessione, muore investito sul ciglio della strada buia. Il vecchio capo Yazuka muore per mano di un sicario a causa della sua scomoda posizione.

Dalla tiepida primavera al gelido inverno, la coppia superstite continua il cammino unita dalla corda rossa, indossando i costumi di scena dello spettacolo delle marionette. Fuori si ritorna alla realtà, e la giovane Sawako riacquista lucidità e memoria.

Siamo tutti marionette

La lotta tra la vecchia generazione e la nuova si esplica nell’ultima, visionaria sequenza: i ragazzi nel buio della notte inciampano e cadono oltre un dirupo. Li salva un ramo proteso dalla roccia, a cui si attracca la nota corda rossa. In bilico, i due non sono precipitati. Anzi, dormono, come distesi tranquillamente su un giaciglio. Incoscienti, il sole sorge sopra i loro sogni e le marionette salutano i loro spettatori.

Come recita lo stesso titolo, del resto, Dolls. Siamo tutti marionette, attori di uno spettacolo teatrale chiamato Storia, che qualcun altro in un passato più o meno recente ha già scritto anche per noi.

Lorena Porcu

Lorena Porcu

Sono nata nel 1984 in Liguria, ma sono sarda e ora ospite della capitale lombarda. Sono un'accanita sostenitrice dell'imprescindibile sinergia tra forma e materia cinematografica: lo stile registico non è pura formazione e ogni inquadratura detiene un proprio simbolico significato. Dopo due tesi in Storia e Critica del cinema, spero che la passione per la Settima Arte diventi un vero e proprio lavoro.
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