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Il sangue di Emma

thomas ed emma craven fuori controlloE’ una sera speciale per il detective Thomas Craven e non importa se fuori la pioggia scroscia furiosa a inondare aiuole e strade: in casa sua c’è la giovane e adorata figlia Emma, una ragazza dolce e brillante che non vede da mesi poiché impegnata come stagista in una grossa multinazionale.

Fra le mura dell’accogliente ambiente domestico, entrambi tornano a respirare aria buona, legati da un amore che dissolve il senso di solitudine latente e le preoccupazioni della quotidianità. Eppure l’illusione della momentanea estraneità al tutto non basta e un improvviso malore di Emma catapulta padre e figlia sulla soglia di casa in direzione ospedale.

Non sarà quella, purtroppo, la destinazione, invertita dal colpo di fucile di uno sconosciuto che scaraventa la ragazza a terra, con Thomas impossibilitato a fare nient’altro che assistere inerme all’esalazione dell’ultimo respiro della giovane. Per l’uomo è il crollo totale, accompagnato da un pianto disperato che prelude a un’apparentemente catatonica immobilità.

I colleghi lo trovano così, seduto con sguardo vitreo a fissare il vuoto, sotto shock ma, ahimé, fin troppo lucido per non rendersi conto della tragica situazione. La casa si riempie di poliziotti e di ipotesi, caffè caldi e comitati d’indagine imbastiti all’istante, una reunion di voci e commenti insostenibile per chi ha perso tutto, per chi non intende rendere partecipe nessuno del proprio dolore.

Già, il dolore, quella strana parola le cui tre sole sillabe non possono spiegare né identificare, perché quel vocabolo acquisisce senso solo se lo si prova sulla propria pelle o lo si vive indirettamente attraverso immagini così cruente da catturare l’emotività di chi le guarda immedesimato.

La drammatica scena iniziatica di Fuori controllo forma e ispessisce un contesto capace di aggrottare anche i cuori meno sensibili, poiché coinvolti in un rapporto esclusivo fra genitore e figlia, letteralmente spezzato e spazzato via dal cinico guanto di velluto della morte, spietato e asettico.

La solitudine nel dolore: lottare per non impazzire

Cosa resta dopo il macabro taglio del nastro che separa la vita da un misterioso altrove? Un uomo nuovamente solo, che girovaga per la casa schiaffeggiato dai dubbi e flagellato dai ricordi che ora affollano la mente e riaffiorano pungenti, mentre viene aperta la porta della stanza dove giacciono ancora intatti i bagagli di Emma.

Forse dell’acqua fresca sul volto potrebbe alleviare un bruciore che si spande facendo ribollire ogni cellula paterna, ma anche nel piccolo bagno Thomas deve lottare per non impazzire: si asciuga la faccia e sull’asciugamano non più bianco irrompono il sudore freddo del trauma e il sangue della ragazza, tutto ciò che di biologico resta di una vita sottratta.

Quello straccetto intriso, Thomas lo conserva in un bicchiere, le mani tuttavia deve lavarle e quel che resta di Emma scivola via dall’epidermide, giù attraverso il tubo di scarico che si prende ciò che rimane di una troppo breve esistenza. Martin Campbell decide che deve essere il dolore lancinante il principale lait motif del suo film.

Non l’azione né il clamore ma il dolore, non rateizzato ma proposto in un’unica insopportabile soluzione che dà il là alla ricerca della vendetta e alla sua analgesia, illusoria certo, eppure in un certo qual modo liberatoria e salvifica.

Il ritorno di Mel Gibson

Spetta a Mel Gibson – ricomparso sulle scene dopo sette anni di latitanza passati dietro la macchina da presa – dare corpo all’eroe metropolitano, padre distrutto che un momento prima riesuma scampoli di vita felice con la figlia di 6 anni e un momento dopo si ritrova a spargerne le ceneri in riva a quel mare teatro di fanciullesca spensieratezza.

La sua interpretazione ha del magistrale, ma del resto l’attore australiano ci ha negli anni abituato a straordinarie prove attoriali che per lui costituiscono una prassi di bravura costante, naturale ed empatica.

La pellicola di Campbell non è da meno, pervasa da un tessuto che mescola il brivido umano alla violenza sottesa, il romanticismo del mezzo primo piano alle convulsioni del montaggio frenetico, salvo ancorarsi a dialoghi fitti dai quali emerge la melma elegante di intrecci politici profondamente disturbati, fonte primaria di quel dolore dapprima citato, causato dal sistema corrotto che miete vittime.

Sono esse padri condannati a vivere soffrendo e figlie destinate a non sopravvivergli, quanto di più innaturale ci possa essere.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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