macchina contact
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La macchina per il trasporto interstellare

macchina contactIl fantastico viaggio cosmico intrapreso dalla scienziata Eleanor Arroway nel film Contact, diretto nel 1997 da Robert Zemeckis, è reso possibile grazie a un elaborato dispositivo per il trasporto interstellare, prodotto di una sofisticata ingegneria extraterrestre. Gli stessi alieni, infatti, forniscono tramite la serie di trasmissioni captate da Ellie un manuale tecnico da seguire affinché si crei tale macchina.

Il dispositivo, incredibilmente, è realizzabile anche con materiale terrestre, necessitando tuttavia di enormi risorse economiche. Risorse che il ricchissimo imprenditore S.R. Hadden mette a disposizione per il grande sogno della scienziata.

Struttura e funzionamento della Macchina per il trasporto interstellare

cabina sfera contactOccorre ora render note le specifiche relative al congegno, alla sua struttura e al funzionamento. La macchina, di mole considerevole, è composta di tre parti distinte: la sfera centrale prevede grandi anelli metallici in grado di muoversi l’uno dentro l’altro in senso circolare e ad alta velocità; la cabina pilota è anch’essa sferica con meccanismo di apertura e chiusura ermetiche; la gru decentrata appare molto più alta del complesso e la sua funzione è quella di tenere prima sospesa la cabina pilota, lasciandola poi cadere all’interno del vortice generato dagli anelli.

Wormhole e distorsione spazio-temporale

wormholeL’accelerazione di essi, infatti, crea un campo energetico detto Wormhole, una sorta di portale attraverso il quale la cabina sfera, cadendoci dentro, viene proiettata in un punto incredibilmente lontano grazie alla distorsione spazio-temporale, un teletrasporto con previsione di ritorno a tempo.

La Macchina per il trasporto interstellare nasce dunque dalla volontà degli alieni di Vega di poterci incontrare e stabilire quel contatto che dà il titolo al romanzo di Carl Sagan, fonte di ispirazione per il film.

Samuele Pasquino

Classe 1981, mi sono laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino. Giornalista dal 2012, ho studiato storia del cinema specializzandomi nell'analisi di pellicole di tutti i generi dalla nascita della Settima Arte a oggi. Tenendo ben presente il concetto di lettura non come intrattenimento bensì come formazione, mi occupo da anni anche di turismo e realizzo reportage di viaggio. Estremamente sensibile alla tematica enogastronomica, tratto la materia con un'attenzione specifica verso la filiera di qualità fra tradizione e innovazione. Per me il giornalismo non è solo una professione, è una missione!
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