Nei maggiori scenari geopolitici, la ricchezza costituisce un parametro espresso prima ancora che in denaro sonante, in barili di petrolio. Esiste poi la questione più generale ma cruciale dei combustibili fossili e i bacini che ancora ne contengono. Eppure un giorno del nostro complicato futuro, oro nero e affini verranno sostituiti dalle rinnovabili, attualmente prodotte in una lunga fase di transizione energetica.
Una risorsa che invece non sarà mai rimpiazzata semplicemente perché vitale per la sopravvivenza dell’essere umano sul pianeta è l’acqua, continuamente sottovalutata, relegata in secondo piano sullo scacchiere in cui si gioca la partita delle supremazie ma… essenziale!
Un concetto, questo, che deve rimanere inossidabile nella mente e nello spettro degli obiettivi dell’uomo. A ribadirlo è spesso il cinema, la Settima Arte che con l’acqua ha un rapporto particolare, privilegiato, al punto da renderla talvolta co-protagonista attiva di pellicole in cui l’elemento liquido ha una preminenza pesante, fondamentale.
L’acqua nel cinema
L’acqua veicola un messaggio forte, collegato all’elemento inteso nelle sue molteplici accezioni e permeante alcuni importanti fattori in grado di condizionare il comportamento dell’uomo nelle varie escatologie narrative. L’acqua è quasi sempre sinonimo di salvezza nelle rappresentazioni cinematografiche più estreme ed eclatanti, realistiche o fantascientifiche che siano, assurgendo talvolta a metafora, altre volte ad allegoria.
Se si pensa al genere steampunk, per esempio, l’acqua assume significato sia nel vapore che nella sua forma primaria, facendo da motore alle azioni promosse in un futuro distopico o post-apocalittico.
In Mad Max: Fury Road (George Miller, 2015) il tiranno Immortan Joe detiene il controllo delle risorse idriche nella Cittadella, costringendo la popolazione a dipendere da lui in tutto, subendo un ricatto sociale. Furiosa opera la sua ribellione in fuga nel deserto a bordo di una blindocisterna carica d’acqua, simbolo in questo caso di indipendenza e libertà.
Nel clamoroso insuccesso di Kevin Costner, Waterworld (1995), il deserto non è fatto di sabbia ma di oceani, e Dryland è la chimera, un angolo di terraferma in un mondo sommerso dall’acqua (salata) a seguito di un disastro climatico. Nel cuore di questa opulenza liquida, l’acqua potabile è oro, seconda soltanto al terriccio, super ricercato. Un’altra inquietante visione del futuro, proiettata nel 2.500 d.C.
Italianissima è l’opera Siccità (Paolo Virzì, 2022), che vede nel microcosmo di Roma una lente di ingrandimento sul problema della scarsità d’acqua nel contesto urbano di una Capitale sofferente, calda, incapace di far fronte a una situazione eccezionale e drammatica. Il mesto Antonio che si aggira per le strade tenendo stretta la sua preziosa tanica d’acqua è immagine tenera e angosciante nello stesso tempo, emblematica e tragica.
Elemento vitale, rifugio, habitat: in quest’accezione l’acqua rappresenta una protezione e una naturale dimensione di esistenza. Lo è per Story, una Narf del Mondo Azzurro emersa da una piscina condominiale e braccata da un feroce Scrunt. Fuori dall’acqua, questa creatura simile a una sirena dalla pelle diafana si rivela fragile ed esposta ai pericoli, tanto da ricercare subito una fonte idrica in grado di darle sicurezza, una semplice doccia.
Lady in the Water è una favola che M. Night Shyamalan scrive e dirige nel 2006 per lanciare un monito all’umanità e rinvigorire gli auspici per un avvenire migliore. Tanto fa lui, tanto fa Guillermo Del Toro nel 2017 con La forma dell’acqua, il racconto su un essere anfibio imprigionato in un laboratorio ma salvato da una timida inserviente innamorata.
L’acqua, salvezza e speranza
La preziosità dell’acqua sublima nella sua assolutezza in L’uomo che cadde sulla Terra (Nicolas Roeg, 1976), il dramma fantascientifico con il duca bianco David Bowie nei panni di Thomas Jerome Newton, un alieno che cerca di salvare quel che resta del suo popolo dall’estinzione:
“Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta e… abbiamo visto l’acqua. Infatti il vostro pianeta lo chiamiamo il pianeta d’acqua.”
La sua sete è atavica e in diverse sequenze della pellicola lo si vede sorseggiare acqua, con la quale sembra voler mantenere un continuo contatto.
Ed è l’acqua a salvare la vita a Judah Ben-Hur, principe della Giudea condannato ingiustamente dall’amico e console di Roma Messala a perire fra i remi delle galee. Nel tragitto che lo condurrà alle navi, l’uomo ormai reso schiavo sosta con i suoi compagni di sventura nel villaggio di Nazareth. Qui tutti possono rifocillarsi, eccetto lui, al quale le guardie impediscono di dissetarsi su ordine del carnefice Messala.
Sul punto di lasciarsi andare, Ben-Hur trova la mano misericordiosa di un giovane falegname, che gli porta alla bocca dell’acqua attinta al pozzo rinfescandogli anche il viso. È da questo momento che Judah ritrova speranza e la convinzione che farà ritorno alla sua terra riscattando se stesso e la propria famiglia. La scena dell’incontro con Gesù è una delle più belle del kolossal capolavoro Ben-Hur con Charlton Heston, diretto nel 1959 da William Wyler.
I dati sull’acqua dell’U.S. Geological Survey
I dati sulla distribuzione e il consumo di H2O nel mondo appaiono chiari. Il 71% della Terra è costituito di acqua, considerando mari, oceani, ghiacciai e falde ipogee. Eppure, nell’abbondanza predomina la scarsità, che non ci indica un ossimoro ma un paradosso influenzato dal fattore “accessibilità”. Già perché solo l’1% risulta facilmente reperibile nell’alveo delle risorse idriche che, seppur vitalizzate dal ciclo idrologico, sono soggette a un progressivo decremento.
Una lettura in sintesi del prospetto stilato dall’U.S.G.S. – U.S. Geological Survey ci offre dati precisi in merito alla distribuzione dell’acqua globale:
- 1.386 miliardi di km cubi la disponibilità totale mondiale di acqua
- il 96% è salato
- il 68% dell’acqua dolce è bloccato nei ghiacciai
- un altro 30% è sottoterra
- 93.100 km cubi corrispondono alla quantità d’acqua dolce superficiale (fiumi e laghi)
Ora, allo stato attuale la popolazione mondiale si attesta sugli 8,3 miliardi di persone (dato Worldometer), un numero destinato a crescere fino a toccare – secondo le proiezioni ONU – i 9,7 miliardi nel 2050. La vita resta un valore garantito, prima ancora che dal cibo, dall’acqua, impiegata in moltissimi contesti, fra cui l’igiene, le lavorazioni industriali, le produzioni agricole e, ovviamente, nell’alimentazione.
