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L’addio di Frodo

Quando un kolossal come Il Signore degli Anelli, giunto al suo terzo episodio, sembrava ormai non aver più nulla da dire; quando le grandi battaglie, le cavalcate epiche, gli scenari mozzafiato erano già un ricordo ai nostri occhi; quando insomma tutte le grandi aspettative erano state soddisfatte, ecco che Il ritorno del Re, inaspettatamente, si è concesso un passaggio ulteriore, più intimista e riflessivo.

Il finale cadenzato de Il ritorno del Re

Non accade infatti molto spesso che un film spettacolare si conceda un finale così cadenzato, e gli dedichi addirittura uno spazio considerevole. Sappiamo che, nella conclusione, diverge molto dal libro, o perlomeno condensa il finale originale tralasciandone una parte consistente, che altrimenti avrebbe richiesto un quarto episodio.

Nonostante questo, lo spirito del romanzo permane, anzi, si può dire che proprio nelle sequenze finali, caduti tutti gli altri intenti, il film brilli di una luce propria, autentica. Tolkien, si sa, non era affatto un ottimista. La caduta del male era soltanto temporanea; molte cose si erano perdute irrimediabilmente, altre sarebbero cambiate in peggio con lo scorrere del tempo.

Il vero fascino nella solitudine e nell’attesa

Peter Jackson ricrea magicamente questa atmosfera di solitudine e attesa, in parte grazie all’armamentario grafico e tecnologico, e in parte proprio grazie alla scelta delle immagini, alla delicatezza delle inquadrature. Per un momento, cioè, è come se la pellicola se la prendesse finalmente con la dovuta calma e, stanca e appagata dopo il lungo lavoro, sprigionasse all’improvviso il vero fascino che teneva racchiuso.

Da racconto a metafora: l’addio all’adolescenza

brindisi hobbitProcediamo anche noi con la dovuta cautela. Quando i quattro Hobbit si ritrovano alla taverna del vecchio Gaffiere, i volti sono pallidi, gli sguardi ancora pieni degli orrori passati. Infine, è chiaro: sono cresciuti e il loro brindisi ha il sapore di un addio all’adolescenza. In questo modo, il film trapassa da racconto a metafora, e tutta la storia dell’Anello assume un aspetto più umano e persino reale, una volta messa in relazione con gli aspetti della vita.

Il viaggio di Frodo verso i Rifugi Oscuri

Continuiamo. Il viaggio di Frodo verso i Rifugi Oscuri è qualcosa di veramente bello, e non solo a livello visivo. Il porto degli Elfi è disegnato in maniera eccezionale e riprodotto con un’accuratezza straordinaria. Lontano dal clamore delle sequenze centrali, Il ritorno del Re riacquista nuovamente la sua dose di magia, esaurendo il compito originario e fino ad allora improponibile: riportare sullo schermo l’universo tolkieniano in tutta la sua preziosità.

addio di frodo al porto degli elfiLe riprese alternano visioni d’insieme ad altre più ravvicinate, senza perdere mai di vista lo sfondo. La luce bassa e morbida, la leggera foschia, i colori accesi ricreano un clima inedito sotto molti aspetti, ovvero il clima della fiaba e non più dell’epopea. I personaggi riducono la loro dimensione ieratica e solenne per acquistarne una nuova, più vicina alla nostra umanità, più direttamente legata a temi altri, meno remoti ed astratti.

All’eroismo e alla dedizione, per esempio, si sostituisce la nostalgia del distacco; al vincolo del giuramento e dell’alleanza, l’amicizia intesa come sentimento scaturito da un’assidua frequentazione, dalla condivisione di esperienze e di affetti; al posto dell’esibizione della forza, del coraggio e della tenacia, prende posto l’importanza della scelta come mattone fondante della propria identità.

Le inquadrature rallentano, la cinepresa accenna brevi movimenti. Alla fine dei saluti, Frodo rivela a tutti la sua decisione: partire, lasciare per sempre la Terra di Mezzo. In questo momento ci troviamo personalmente coinvolti. Quante volte, nella vita, abbiamo vissuto lo stesso momento, privi solo dei mantelli elfici, e senza un anello incantato da dimenticare?

La fiaba e il congedo dalle nostre fantasie

la nave di frodo lascia il portoLa fiaba è proprio questo: una riproposizione esemplare di situazioni di vita nodali, come il passaggio da un’età all’altra della vita. Complimenti a Peter Jackson per aver saputo ritagliare uno spazio come questo all’interno di una pellicola che, diciamolo, era esposta a pressioni di tutt’altro genere e che aveva molte altre richieste da soddisfare.

Il saluto di Frodo, in fondo, è un po’ il congedo dalle nostre fantasie, una volta che il film è concluso e le luci in sala si riaccendono. E se, almeno per un attimo, non ci siamo dimenticati durante la proiezione, non ci siamo perduti nelle immagini, ma anzi lo sguardo dallo schermo è sceso un po’ dentro di noi, allora ecco, un’altra volta, per fortuna, il Cinema ha assolto il suo compito.

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