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Mille lire? Ma vergognati, va!

Il dolce far niente in un piccolo paese del sud Italia agli albori degli anni ’60. Mentre nell’operoso nord dello Stivale esplode inesorabile il boom economico, laggiù nulla sembra muoversi, specie a Minervino Murge nella Puglia provinciale, dove l’unica reale filosofia recita l’ode all’immobilismo giovanile.

Lina Wertmüller affronta il suo personale battesimo del fuoco nel cinema che conta esordendo alla regia de I basilischi, ritratto di una generazione impantanata nella melma di una prematura stanchezza esistenziale, trainata dall’idea ma non dalla sua materia pratica.

L’afflizione della non-vita: flemma, lentezza o sopravvivenza

i basilischi antonio e suo padreChiamatela flemma, chiamatela lentezza, chiamatela semplicemente sopravvivenza, eppure l’afflizione di Antonio, Francesco e Sergio ha radici figlie del loro tempo, che nulla ha realmente a che fare con il passato dei padri o il futuro dei posteri. È un presente disgiunto, a se stante, fatto di piccole cose, di riti quotidiani nella perpetua circolarità della non-vita.

Ma in fondo, a quei ragazzi perennemente in cammino (pur stando fermi), in silenzio o a chiacchierare fra le strade di Minervino, andava bene così. Molto meno ai patriarchi, di altra stoffa, di nerbo differente, investiti del ruolo di sfama-famiglie stabilito dalla tradizione della gerarchia.

Francesco progetta di aprire una cooperativa agricola da completo neofita delle dinamiche della terra, Sergio trova rifugio al circolo della Democrazia Cristiana entrando dalla porta di servizio nella politica parlata e scappando un attimo dopo dall’uscita di emergenza. Antonio, il più giovane, frequenta l’università di Bari ma nessun esame in tasca… una tasca che tuttavia esige denaro per sostenere le spese di studio… o forse no, non ufficialmente.

Perché lo “studente”, in verità, pare molto più interessato alle riviste della città, agli spettacoli con le fanciulle un po’ scollacciate, intente a danzare solleticando le fantasie degli spettatori.

Sfruttatore, mangiapane, bugiardo e ladro

Nasce da qui un siparietto che coinvolge lo stesso Antonio e suo padre, pensionato di lingua veloce, di pensiero scaltro e acuminato sospetto. Ben conscio della prole fannullona, smaschera immediatamente l’erede e la sua reazione verbale alla richiesta di soldi è da cineteca!

Antonio:Papà, scusa. Siccome sto a fine mese e ho dovuto comprare dei libri di diritto… insomma ho bisogno di mille lire.

Padre:Mille lire, e che ci devi fare?

A:Ooooh, si va a Bari con la Cinquecento. Voglio approfittare per consultare un collega di università.

P:E andare a vedere la rivista, eh?

A:Ma no, che c’entra?

P:Eh già, perché non l’ho sentito. È tutto il giorno che sbavano per andare a vedere le ballerine i tuoi amici per il paese. Il tuo Francesco, quel fallito, il figlio di un contadino, l’amico del tuo cuore. Uè, tu qua sei uscito pazzo. Vuoi mille lire per anda’ a vede’ le cosce delle ballerine. Ma come, tiene la faccia per venire a chiedermi mille lire. Quanti esami dai quest’anno?

A:Quelli che potrò, ho dovuto lavorare, son andato a scuola, sì o no?

P:Un fesso così! Tu tieni poca voglia e poi sei pure fesso. Ma guardate che disgrazia! E cerca soldi. E a me chi me li dà? Ma tu capisci quello che ci vuole per farli studiare, a te e quegli altri? Mille lire. Io cosa devo fare? Ma tu li dovresti dare i soldi, qua a casa! Venticinqu’anni tieni e non sei stato capace né di laurearti né di prenderti moglie. Mille lire. Ma vergognati, va!

A:E c’è bisogno di alzare la voce? Di di no e basta, quanto la fai lunga!

P:Con sti quattro scapestrati. Sempre o’ circolo, a giocare e passeggiare ‘nnanzi e ‘ndietro.

A:E perché, tu che fai?

P:Come ti permetti, mariuolo, cretino e stupido. A tuo padre! Dopo tutto quello che ho fatto per la famiglia. Mi si rivolta contro, questo cretino! E con la bugia, poi. Bugiardo! Per l’università. Mi hai preso per scemo, mi hai preso? Ma vergognati! Non hai dignità. Mille lire!

A:Eh sì, tanto lo sapevo che non me li davi.

P:Non te li do, no. Questo non si discute neanche! Ma è l’insulto, l’offesa, la mancanza di dignità nel venirmeli a chiedere. Ma vergognati. Sfruttatore, mangiapane, bugiardo e ladro! Io non ci posso pensare. Meglio che me ne vada se no mi fanno commettere una sciocchezza! Mille lire va a cerca’, sto mascalzone. Mille lire!

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Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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