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Oscar Wilde: amore e ipocrisia della giustizia umana

oscar wilde e bosieWilde (Bryan Gilbert, 1997) racconta parte della vita di Oscar Wilde (Stephen Fry) passando attraverso il matrimonio, i rapporti omosessuali e la prigionia fino alla sua morte, avvenuta a Parigi nel 1900.

Fu condannato a due anni di lavori forzati per sodomia e comportamento contro la decenza, e in quel periodo scrisse il De Profundis, una lettera al suo più grande e tormentato amore: lord Alfred Douglas, chiamato affettuosamente dallo scrittore “Bosie” (interpretato da Jude Law).

Di cosa parla il De Profundis di Wilde

Diverse sono le versioni che si conoscono, dal momento che Bosie ne pubblicò una 5 anni dopo la morte di Wilde, a cui aveva apportato evidenti modifiche, eliminando le parti che non voleva venissero svelate al mondo.

scena wildeParti in cui veniva descritto dallo scrittore come il fautore della sua incarcerazione (lo convinse a fare causa per diffamazione a Lord Douglas, padre di Bosie, che aveva accusato lo scrittore di sodomia con il famoso biglietto carico di ignoranza della lingua), della sua bancarotta e anche dell’impoverimento della sua vena artistica.

Non era il genio di Wilde a interessargli, ma frequentare con lui i locali più esclusivi del tempo, dedicandosi all’esibizione velleitaria della ricchezza. La lettera ci consegna, ad ogni modo, un Oscar Wilde di gran lunga diverso dalla figura del dandy che sempre si associa a lui e che si insegna a scuola. La prigione lo cambiò, facendogli scoprire l’importanza di sentimenti come il dolore, da cui era sempre fuggito, e di straordinarie doti come quella dell’umiltà.

Ballad of the Reading Gaol: l’ipocrisia della giustizia umana

L’esperienza della prigionia consegnò al mondo un’altra opera, di uno spessore psicologico non trascurabile. La famosa Ballad of the Reading Gaol fu scritta da Wilde dopo la sua scarcerazione e rievoca la terribile esperienza dei lavori forzati, e una parte di essa viene citata alla fine del film.

oscar wilde in the movieCome anche nel De profundis – in cui afferma che gli uomini si portano nel proprio cuore la prigione anche dopo esserne usciti, venendo scansati dalla società tremendamente ingiusta, che li abbandona nel momento in cui dovrebbe cominciare il suo più alto dovere nei loro confronti – ciò che Wilde denuncia nella ballata è l’ipocrisia della giustizia umana e del sistema delle prigioni, che avvelena e distrugge l’ultima buona parte dell’essere umano, invece di correggerla per reinserire l’uomo nella società.

For they starve the little frightened child till it weeps both night and day

And they scourge the weak, and flog the fool,

And gibe the old and gray

And some grow mad, and all grow bad,

And none a word may say.

[TRADUZIONE]

Lasciano senza cibo il piccolo fanciullo spaventato fino a farlo piangere notte e giorno

e flagellano il debole, frustano l’idiota,

e scherniscono il vecchio dai capelli bianchi

e alcuni diventano matti, e tutti diventano peggiori

e nessuno può dire una parola.

L’ultima amara sestina della ballata

La corruzione dell’oggetto dell’amore a causa dell’amore stesso è un altro dei temi affrontati dallo scrittore, chiaramente autobiografico: il profondo amore di Wilde aveva trasformato il giovane Bosie, rendendolo ancor più vanitoso, esigente ed egocentrico. L’autore si firma come C.3.3, la sigla con cui era identificato nel carcere, e porta alla luce la storia di Charles Thomas Wooldridge, un uomo che aveva conosciuto in prigione, condannato a morte perché si era macchiato del delitto di sua moglie, alla quale aveva tagliato la gola con un rasoio.

E così la ballata si chiude con una sestina dal sapore molto amaro:

And all men kill the thing they love,

By all let this be heard,

Some do it with a bitter look,

Some with a flattering word,

The coward does it with a kiss,

The brave man with a sword!

[TRADUZIONE]

E tutti gli uomini uccidono ciò che amano,

che lo sappiano tutti,

alcuni lo fanno con uno sguardo amaro,

altri con una parola carezzevole,

il codardo lo fa con un bacio,

il coraggioso con una spada!

Quasi a rimarcare che, quando si tratta di amore, tutti finiscono col perdere la ragione, e l’autore del delitto peggiore è quello che ha bisogno del più grande perdono e del più grande aiuto.

Irene Fraschetti

Irene Fraschetti

Mi chiamo Irene Fraschetti e sono nata a Marino nel 1993. Amo il cinema da sempre e sono una patita delle serie tv americane (Vampire Diaries, Gossip Girl). Sono sonnambula e mi spavento da sola scrivendo di notte sullo specchio con il rossetto delle frasi inquietanti di cui mi accorgo solo l’indomani mattina. Fidanzata ufficialmente con la nutella.
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