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Tomboy e l’identità sessuale nell’adolescenza

Il film Tomboy (Céline Sciamma, 2011) affronta con tocco soffice e delicato quel particolare momento della pre-adolescenza in cui si va a formare e definire, esperienza dopo esperienza, l’identità (anche sessuale) di ogni bambino, percorso che continua nell’adolescenza fino alla cosiddetta maturità. E così sarà anche per la ragazzina protagonista di questo romanzo di formazione in celluloide.

Affrontare il cambiamento

tomboy michaelDopo l’ennesimo trasferimento a causa del lavoro paterno, Laure affronta un nuovo cambiamento: il suo aspetto non muta – probabilmente anche prima vestiva con pantaloncini lunghi, t-shirt larghe a nascondere la sua magrezza androgina – e accenna un mezzo sorriso che le incornicia il volto dai capelli corti e ribelli.

A cambiare è invece la sua interiorità. Ne scaturisce la volontà di volersi affermare come “maschio“, come la sua esteriorità sembra simulare. Nasce Michael e così, aiutata anche dalla conoscenza di Lise, si cala nella parte: non si sottrae alla simpatia che l’amica le dimostra, gioca a pallone a torso nudo, taglia il costume da bagno per adattarlo alla sua maschera sociale.

La nuova vita diventa il terreno su cui porre le basi per il cambiamento (forse transitorio, forse no), ben presto scoperto dalla madre: fa a botte con l’amichetto che importuna la sorellina, ed ecco svelato l’arcano.

Michael torna a essere Laure

tomboy laureMichael ritorna a essere Laure, o meglio rinasce prepotentemente Laure. Un vestitino sostituisce i pantaloni, la rabbia prende il posto del coraggio della propria scelta, e i ruoli si invertono.

La ponderazione, la “maturità” con cui Laure decide di affrontare la sua svolta, e portarla avanti, collimano con la reazione impulsiva, “infantile” della madre. Il silenzio, l’incredulità del gesto filiale, la conducono a strattonare la figlia fuori da casa per condurla a una metaforica punizione, un’umiliazione pubblica.

Con il suo vestitino blu, strattonata di porta in porta, Laure segue la madre. L’immagine di Michael brucia e si accartoccia tra le parole pronunciate dalla donna ad altre madri, nella delusione di Lise che scappa alla vista di Laure, nello stupore degli altri bambini che non riescono a credere a un’immagine differente del nuovo arrivato. Non è un lui, è una lei.

Prima che cominci la scuola è giusto sistemare le cose, far sì che il mondo segua il suo ordine naturale, senza forzature, dire la verità, senza punti interrogativi, o meglio occorre trasformarli in punti fermi. Perchè non domandarsi quale sia la causa di questo gesto, di questa decisione?

Consapevolezza, smarrimento, incredulità

tomboy scenaLa regista Céline Sciamma inocula il dubbio: Laure resterà Laure o diventerà Michael? Non è interessante avere una risposta. Ogni spettatore avrà costruito il proprio ideale proseguimento narrativo una volta uscito dalla sala cinematografica. È interessante invece, e triste al contempo, rendersi consapevoli di essere circondati da molte, moltissime persone come la madre di Laure.

La donna incarna quel comune senso di smarrimento, di incredulità che sovviene quando si incontra qualcuno che dubita, e decide di essere diverso rispetto alla propria natura, sensazione che può esordire indifferentemente in qualunque momento della vita. E come appunto spesso accade, non si spaventa chi vive questo cambiamento su di sè, ma chi vi è di fronte. Come la madre di Laure.

Lorena Porcu

Lorena Porcu

Sono nata nel 1984 in Liguria, ma sono sarda e ora ospite della capitale lombarda. Sono un'accanita sostenitrice dell'imprescindibile sinergia tra forma e materia cinematografica: lo stile registico non è pura formazione e ogni inquadratura detiene un proprio simbolico significato. Dopo due tesi in Storia e Critica del cinema, spero che la passione per la Settima Arte diventi un vero e proprio lavoro.
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