- Cinefocus, Scene memorabili

Tutti fuori dall’acqua: Lo squalo e l’effetto Vertigo

Nel cinema contemporaneo, l’effetto Vertigo è ormai padroneggiato da molti registi che sanno gestirne il suggestivo potere visivo senza tralasciare l’aspetto essenziale, ovvero quello psicologico. Inizialmente conosciuto come Dolly zoom, l’artificio tecnico fu il frutto della maestria inventiva del grande Alfred Hitchcock, che lo lanciò nel suo coinvolgente thriller La donna che visse due volte. Titolo emblematico: Vertigo (Vertigine).

Tale sofismo della macchina da presa vuole precisamente suscitare nello spettatore un immediato ma molto breve senso di vertigine, di smarrimento, di “perdita temporanea dell’orientamento”. Il cineasta britannico lo produsse costruendo una combinazione di ripresa basata su uno zoom in avanti e una carrellata indietro, o viceversa. La proporzionalità inversa dà così origine a una prospettiva assimilabile alla status psichico del personaggio incluso nella specifica sequenza.

L’effetto Vertigo ne Lo squalo di Spielberg

Notevole allora il fatto che all’effetto Vertigo fece ricorso un giovane Steven Spielberg nel 1975, l’anno di uno dei suoi capolavori, Lo squalo. A distanza di tanti anni constatiamo come quella fu la scelta più giusta e al contempo geniale nel contesto del secondo brutale attacco del Carcharodon carcharias nelle acque di Amity.

La tensione di Martin Brody

martin brodyGià molto provato dal ritrovamento del cadavere di una ragazza, la cui morte viene però attribuita dal medico legale (connivente con le autorità politiche locali) all’elica di un motoscafo, lo sceriffo dell’isola Martin Brody non riesce a ritardare l’avvio della stagione turistica né impedire la conseguente apertura delle spiagge al pubblico.

In una tranquilla mattina piena di sole, il protagonista interpretato da Roy Scheider è teso come una corda di violino, osserva ogni minimo movimento, le gesta dei natanti, qualunque anomalo scotimento e nemmeno sua moglie Ellen pare in grado di rilassarlo. Qualche concittadino gli rivolge la parola, eppure Martin non ha occhi e orecchie che per quanto succede in mare, ignorando volutamente chi e cosa potrebbe distoglierlo dal vigilare.

Naturalmente è il suo stato d’animo il centro stesso dell’azione e Spielberg coglie nel suo viso smorfie e allusioni alla latente preoccupazione che ne affligge la postura, mettendolo in stretta relazione con l’ambiente circostante.

L’attacco dello squalo

effetto vertigo ne lo squalo Un gruppo di ragazzini – tra i quali suo figlio – si tuffa fra le placide onde e allora ci si illude che in qualche modo tutto sia già alle spalle, che il sospetto sia infondato e il timore possa svanire con le urla gioiose dei giovani intenti a divertirsi. L’attacco, tuttavia, avviene ed è tremendo: lo squalo sceglie il piccolo Alex sul suo materassino giallo e in un attimo l’acqua intorno diventa rossa nello sconcerto dei coetanei, in fuga per guadagnare la riva a colpi di bracciate forsennate.

alex materassino gialloÈ l’inferno che risveglia violentemente Martin, ricatapultato nell’incubo tramite – appunto – l’effetto Vertigo, una somma di paura, batticuore, shock e reazione. Scatta portandosi sul bagnasciuga: “Presto, tutti fuori! Fuori! Venite fuori dall’acqua!” Inutile dire che è troppo tardi.

Nella baraonda rientrano tutti i bagnanti, eccetto uno, Alex. Sua madre lo cerca ma non lo trova. Di lui è rimasto solo il materassino squarciato dalle fauci del killer senz’anima.

Guarda la scena

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *