- Cinema e divano

Gli occhi degli altri

Titolo originale: Gli occhi degli altri

Regia: Andrea De Sica

Sceneggiatura: Gianni Romoli, Silvana Tamma, Andrea De Sica

Cast: Jasmine Trinca, Filippo Timi, Anna Ferzetti, Matteo Olivetti

Musiche: Andrea Farri

Produzione: Italia 2025

Genere: Drammatico

Durata: 90 minuti

Filippo Timi e Jasmine Trinca in Gli occhi degli altri
Crediti foto: Paolo Ciriello © Vivo film, Wildside, Vision Distribution

Trama

Lelio (Filippo Timi) ed Elena (Jasmine Trinca) si incontrano e si vogliono, fino a diventare una coppia chiacchierata, mondana e disinibita. I due animano una storia d’amore dominata dal possesso morboso, dal sesso, dal potere e dal gusto per lo scandalo. Il tutto all’ombra di una claustrofobica gelosia e una raggelante manipolazione.

Recensione

«L’amore può essere soave anche visto dal buco della chiave.» Gli occhi degli altri si apre come un respiro lungo, sospeso. Il mare – immobile e abbagliante – disegna un orizzonte che sembra promettere libertà, ma che già nasconde una vertigine. Non è un inizio, è una soglia: quella tra ciò che si crede di vedere e ciò che, inevitabilmente, sfugge. L’isola, chiusa e selvaggia, si fa teatro di un’esistenza che si consuma sotto lo sguardo, come se vivere non bastasse più senza essere osservati.

Liberamente ispirato al delitto Casati Stampa, Il terzo film di Andrea De Sica (dopo I figli della notte e Non mi uccidere) costruisce una parabola della morte che non ha nulla di improvviso: è lenta, insinuante, quasi desiderata. È la morte che nasce dalla solitudine, quella che cresce anche quando si è in due, soprattutto.

Elena, interpretata da Jasmine Trinca, è una figura che sembra attraversare la pellicola come una crepa luminosa. La sua libertà è conquistata, cercata, quasi strappata al mondo, eppure proprio in quella conquista si annida una solitudine incolmabile. Accanto a lei, l’uomo che ha il volto di Filippo Timi è presenza e assenza insieme: circondato da tutto, svuotato di tutto. Il denaro, lo spazio, il potere non riempiono, ma amplificano il silenzio.

Il loro incontro non è un’unione, ma un cortocircuito. Il desiderio si trasforma presto in un dispositivo: guardare, essere guardati, esistere solo nello sguardo dell’altro. Il voyeurismo non è provocazione, ma bisogno primario, quasi disperato. Perché senza occhi esterni, senza testimoni, l’intimità sembra dissolversi. E allora il corpo diventa scena, il gesto rappresentazione, l’amore una forma estrema di esposizione.

Ma ciò che si offre allo sguardo, inevitabilmente, si consuma. E ciò che si consuma, si svuota. È qui che il film trova la sua dimensione più perturbante: nella trasformazione del desiderio in ossessione, della complicità in controllo, della vicinanza in distanza abissale. La relazione si incrina lentamente, come una superficie perfetta che cede sotto il peso invisibile delle aspettative.

Intorno, il mondo osserva. O forse no. Gli “occhi degli altri” – evocati, cercati, temuti – sono spesso ciechi, incapaci di cogliere la verità, ma potentissimi nel determinare il senso di ciò che accade. È uno sguardo che giudica, che distorce, costruisce e distrugge identità. E in questo gioco di riflessi, i protagonisti finiscono per perdersi, incapaci di distinguere tra ciò che sono e ciò che mostrano.

La regia di Andrea De Sica si muove con una sicurezza magnetica, costruendo immagini che sembrano galleggiare tra sogno e disfacimento. C’è qualcosa di profondamente felliniano nel modo in cui il desiderio viene messo in scena: un’eco lontana de La dolce vita attraversa il lungometraggio, non come citazione, ma come tensione, come nostalgia di un’epoca in cui il piacere era già presagio di vuoto. La macchina da presa accarezza i corpi e gli spazi, li osserva senza giudicarli, lasciando che siano le immagini stesse a rivelare la loro fragilità.

In questo equilibrio sottile si inseriscono le interpretazioni dei protagonisti, mai sopra le righe, sempre trattenute in una tensione interna che le rende ancora più incisive. Jasmine Trinca è sorprendente: elegante, sensuale, attraversata da una luce nuova, forse la più intensa della sua carriera. Il suo corpo non è mai esibito gratuitamente, ma diventa linguaggio, superficie su cui si inscrivono desiderio e perdita.

Accanto a lei, Filippo Timi costruisce una presenza inquieta, fragile sotto la maschera del controllo, capace di restituire tutta la vertigine di un uomo che si crede padrone e si scopre, invece, irrimediabilmente solo.

L’opera si muove così verso un epilogo che non esplode, ma si compie. La tragedia non è un evento, è una conseguenza, un punto di arrivo inevitabile, già inscritto in ogni gesto, in ogni silenzio, in ogni notte che avanza. Gli occhi degli altri è, in fondo, un racconto sulla solitudine come condizione originaria. Una solitudine che nemmeno l’amore riesce a colmare, che il desiderio esaspera, che lo sguardo degli altri illude di poter curare.

Come il mare che lo attraversa, il film seduce e inganna: promette apertura, ma restituisce chiusura. E lascia, alla fine, solo una sensazione sottile e persistente, quella di essere stati visti, ma mai davvero compresi.

Curiosità

Presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Concorso Progressive Cinema”. Nell’occasione, Jasmine Trinca ha vinto il premio “Monica Vitti”.

Giorgia Lanzilotti

Giorgia Lanzilotti, nata a Brindisi il 28 gennaio 2004. Studia Teatro, cinema e media presso l'università La Sapienza di Roma. Autrice e regista del corto "INSIDE" in concorso ai David di Donatello 2024. Si avvicina al mondo delle arti cinematografiche e teatrali sin da piccola (6 anni), e decide di farne un lavoro.
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