Dove vederlo: Al cinema
Titolo originale: Grand Ciel
Regia: Akihiro Hata
Sceneggiatura: Akihiro Hata, Jérémie Dubois, Camille Lugan
Cast: Damien Bonnard, Samir Guesmi, Mouna Soualem, Tudor Aaron Istodor
Musiche: Carla Pallone
Produzione: Francia, Lussemburgo 2025
Genere: Thriller
Durata: 91 minuti

Foto da No.Mad Entertainment
Trama
Vincent (Damien Bonnard), operaio edile di rango sociale modesto, lavora al cantiere del “Grand Ciel”, un luogo grigio e polveroso. Dorme di giorno, lavora di notte, chiude la testa e resiste ai ritmi duri. I dipendenti non hanno scelta: o si continua a lavorare in quelle condizioni oppure si torna a casa.
Il desiderio di Vincent è avere una casa e una vita migliore per la compagna Nour e al figlio di lei. L’uomo è un osservatore attento: nota i dettagli del luogo e dei colleghi, la polvere ovunque e un compagno malato che tossisce continuamente. Capisce che qualcosa non va e, tra i rumori strani del cantiere, cresce in lui un’inquietudine.
Quando un operaio scompare, inizia a sospettare che i superiori stiano insabbiando un incidente. Poco dopo scompare anche un altro lavoratore. I colleghi potrebbero fare squadra contro il sistema, ma opporsi ai capi è rischioso e scomodo per molti. Il protagonista si trova così combattuto tra ciò che vorrebbe fare e il bisogno di mantenere il lavoro e “salire di livello” per garantire un futuro solido ai suoi cari.
Recensione
Grand Ciel affronta un tema delicato ed estremamente attuale, le morti sul lavoro, punta dell’iceberg in un sistema globale dove condizioni precarie, sfruttamento, alienazione e disumanizzazione stanno purtroppo diventando endemiche costanti.
Il punto di vista del protagonista Vincent è quello di un uomo che vive tutto ciò che lo circonda: famiglia, colleghi e contesto sociale. Vediamo il mondo attraverso i suoi occhi. Il regista Akihiro Hata – al suo primo lungometraggio – si è ispirato a un fatto realmente accaduto, la vicenda di Mamadou Traoré, lavoratore interinale privo di documenti morto sul posto di lavoro nel 2015, come se non fosse mai esistito.
Il film è toccante perché parla di una condizione reale e affronta il tema della sicurezza sul lavoro, mostrando un ambiente in cui si percepisce che incidenti simili siano già avvenuti, complice la fretta e l’ansia di terminare i lavori in tempo, dettate dai superiori. Emergono poi il tema dei costi della vita elevati e quello dei lavoratori precari, spesso invisibili, ovvero l’altro lato del progresso.
Il protagonista appare passivo e alienato, imbronciato ed estraniato anche nei momenti di gioia. È disposto a tutto per il lavoro, persino a fare straordinari non pagati, e il film mostra fino a dove può arrivare un uomo. I suoi orari strani riflettono ritmi reali e sollevano una domanda centrale: è giusto sacrificare la vita per tutto questo?
Le conseguenze sulla salute, anche mentale, sono evidenti. Nel tempo cambia, diventa più aggressivo, non sa più chi è e prova sensi di colpa. Vorrebbe parlare e denunciare. In un’altra condizione lo farebbe, ma è combattuto tra bene e male. Le inquadrature sono ravvicinate e misteriose, spesso accompagnate da lunghi silenzi che parlano più delle parole, mentre le musiche crescono nei momenti di maggiore tensione.
La fotografia utilizza colori freddi: l’oscurità del quartiere operaio si alterna alla luce chiara del quartiere futuristico, creando un forte contrasto visivo. Adottando un linguaggio cinematografico potente e diretto, Hata denuncia senza appello una spaventosa zona d’ombra e lo fa con straordinaria immediatezza, fondendo futuro distopico e capitalismo moderno.
Curiosità
All’ultima edizione del Festival di Venezia – presentato nella sezione Orizzonti – “Grand Ciel” ha scosso parecchio il pubblico, apparso sensibile a molte delle sue scene.

