Dove vederlo: Al cinema
Titolo originale: Le Mage du Kremlin
Regia: Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas, Emmanuel Carrère
Cast: Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander, Tom Sturridge
Produzione: Francia, USA 2025
Genere: Drammatico
Durata: 152 minuti

Foto: Carole Bethuel © 2025 CURIOSA FILMS, GAUMONT, FRANCE 2 CINEMA
Trama
La storia segue Vadim Baranov (Paul Dano), consigliere nell’ombra di Vladimir Putin (Jude Law), attraverso la Russia post-sovietica degli anni ’90.
Recensione
Quando Olivier Assayas decide di adattare il romanzo di Giuliano da Empoli sul potere russo, le aspettative sono alte. Peccato che il risultato sia un film che non sa bene cosa vuole essere: troppo didascalico per funzionare come thriller politico, troppo freddo per coinvolgere emotivamente. La struttura a flashback, innescata da un’intervista con un giornalista americano, è forse il primo problema: un espediente narrativo che sembra uscito da un manuale di sceneggiatura obsoleto.
Paul Dano fa quello che può con un personaggio che sulla carta promette molto ma che sullo schermo risulta piatto, privo di sfumature. La sua interpretazione è controllata, quasi ingessata, e non aiuta il fatto che Il Mago del Cremlino preferisca raccontare piuttosto che mostrare. Ci ritroviamo sommersi da dialoghi esplicativi che dettano ogni passaggio storico, ogni mossa politica, come se lo spettatore fosse incapace di leggere tra le righe.
Jude Law, invece, è una delle poche note positive. La sua trasformazione fisica in Putin è notevole e riesce a catturarne i manierismi senza cadere nella caricatura. Purtroppo compare poco. Per un film che dovrebbe raccontare l’ascesa al potere di uno degli uomini più influenti del pianeta, Putin è sorprendentemente assente, quasi un personaggio secondario nella propria storia.
La regia di Assayas appare stranamente priva di personalità. Le scene si susseguono con un ritmo monotono, senza quella tensione che ci si aspetterebbe da un thriller politico. Le riunioni, gli incontri, le conversazioni nei corridoi del potere: tutto è girato con una distanza che sembra confondere il distacco critico con la noia. La fotografia è impeccabile, la ricostruzione d’epoca curata, ma manca un’anima.
Anche la relazione sentimentale tra Baranov la Ksenia di Alicia Vikander sembra inserita per puro dovere, senza che aggiunga nulla alla narrazione. È un sottotrama che non decolla, schiacciato dal peso di una pellicola che vuole dire troppo e finisce per non dire niente di veramente incisivo. Il vero limite sta nella sua incapacità di prendere una posizione.
Vuole essere un’analisi lucida dei meccanismi del potere ma evita di sporcarsi le mani, mantenendo una neutralità che sa di timidezza. Il film pone domande ma non osa esplorare le risposte, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver assistito a una lezione di storia ben confezionata ma emotivamente vuota.
Con i suoi 152 minuti, la durata si fa sentire. Troppe scene sembrano replicare lo stesso schema: dialoghi in stanze chiuse, sguardi carichi di sottintesi che però restano tali, senza mai esplodere in un vero conflitto drammatico. Il Mago del Cremlino ambisce a essere importante ma si perde nel tentativo di sembrarlo. Resta un’occasione sprecata per raccontare una delle storie politiche più affascinanti e oscure dei nostri tempi.
Curiosità
La pellicola non ha una vera e propria colonna sonora ma prevede diversi inserti musicali, brani di Thurston Moore e di Franco Battiato, che Assayas ha dichiarato di ammirare molto in quanto vero pioniere della musica elettronica.

