Dove vederlo: Al cinema
Titolo originale: Amélie et la métaphysique des tubes
Regia: Liane-Cho Han Jin Kuang, Maïlys Vallade
Sceneggiatura: Liane-Cho Han Jin Kuang, Aude Py, Maïlys Vallade, Eddine Noël
Musiche: Mari Fukuhara
Produzione: Francia, Belgio 2025
Genere: Animazione
Durata: 77 minuti

Immagine da Lucky Red
Trama
Amélie è una bambina belga nata in Giappone. Fin dai primi anni di vita coltiva una visione in cui lei è onnipotente. Il giorno del suo terzo compleanno, un evento improvviso sconvolge il suo universo incantato, rivelandole le fragilità di un mondo che credeva invincibile.
Recensione
Nel cuore silenzioso dell’universo, dove l’oscurità è un abbraccio infinito, viene generata la vita. Quella di Amélie fiorisce nel momento in cui incontra la passione: il cioccolato bianco che le offre la nonna belga la risveglia. Una nuova energia la pervade, illuminando con meraviglia il mondo. Amélie si immerge in esperienze sensoriali che le permettono di tessere legami con chi le sta intorno. La connessione più profonda la stabilisce con la domestica Nishio-san, figura che il racconto utilizza come ponte tra culture diverse e passaggio cruciale tra attaccamento e distacco.
Maïlys Vallade (animatrice di Ernest & Célestine e Il piccolo principe) e Liane-Cho Han Jin Kuang (animatore de L’illusionista e story artist di Ballerina) trasformano il romanzo La metafisica dei tubi di Amélie Nothomb – autobiografia immaginaria dei primi anni di vita della scrittrice – in colori quasi acquerellati e uniti a forme senza contorni netti.
Costruiscono un’inquadratura raffinata, sospesa tra realtà e fantasia, capace di incantare i bambini e, allo stesso tempo, colpire lo sguardo adulto. Infatti, è interessante come, nella scena della preparazione del pasto, il ritmo secco del coltello che affonda negli ortaggi e il ribollire delle pentole evocano il fragore caotico della guerra.
La piccola Amélie è un film dolce e commovente che ci porta a sentire l’amarezza del distacco e l’importanza dell’accettazione, nel momento in cui la piccola dovrà separarsi da chi ama. Maïlys Vallade e Liane-Cho Han ritraggono il ricordo come un atto gentile, essenziale per la crescita e l’evoluzione, poiché cancellarlo equivarrebbe a morire.
Ogni scorciatoia che nel film potrebbe sembrare una via per evitare il dolore – come ha suggerito Michel Gondry al pubblico nel 2004 con Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) – non eliminerebbe la sofferenza; anzi, permetterebbe al non-elaborato di riemergere. Dalla piccola Amélie impariamo che nessuno può salvarci dal vuoto e che ogni limite gioca un ruolo importante nella costruzione di chi siamo.
L’amore non è ricerca di perfezione, bensì fragilità condivisa e spazio per crescere, come è già stato mostrato in un discusso prodotto animato Disney-Pixar. La fragilità di Amélie ci riporta alla scena di Inside Out in cui Riley lascia andare il suo amico Bing Bong: una transizione emotiva necessaria per forgiare un nuovo senso di scopo.
Accettare il cambiamento non solo rivela chi si è stati, cosa si è amato e quali bisogni si sono scoperti. Arricchisce, permettendo il raggiungimento di una profondità necessaria a stabilire connessioni più autentiche.
Curiosità
Ci sono voluti 7 anni fra ideazione e costruzione per realizzare questo film, al quale Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang hanno creduto molto.


Senza parole per le descrizioni costruttive ed esaustive.
Di certo riceverà parecchie offerte di interessanti collaborazioni.
Congratulazioni