Titolo originale: Le Assaggiatrici
Regia: Silvio Sondini
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia
Cast: Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun
Musiche: Mauro Pagani
Produzione: Italia, Belgio, Svizzera 2025
Genere: Drammatico
Durata: 123 minuti

Trama
Autunno 1943. Rosa Sauer (Elisa Schlott), giovane donna fuggita da Berlino dopo i bombardamenti per rifugiarsi nella casa dei suoceri in Prussia Orientale, viene prelevata dalle SS e condotta alla “Tana del Lupo”, il quartier generale di Adolf Hitler. Qui, insieme ad altre sei donne, è costretta a diventare un’assaggiatrice: due volte al giorno deve provare i pasti destinati al Führer per accertarsi che non siano avvelenati.
In un clima di costrizione e pericolo costante, tra paura e sopravvivenza, queste donne stringono legami, alleanze e segreti, cercando di mantenere viva la speranza.
Recensione
Tratto dal romanzo omonimo di Rosella Postorino, Le Assaggiatrici di Silvio Soldini porta sullo schermo una vicenda poco nota ma dal grande potenziale drammatico: la storia delle giovani donne scelte dalle SS per assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler.
Il film colpisce innanzitutto per l’intenzione di affrontare la guerra da una prospettiva insolita, lontana dal fronte. L’idea di raccontare la quotidianità di queste donne, costrette a rischiare la vita ogni volta che si sedevano a tavola, è di per sé coinvolgente e meritevole di attenzione. Tuttavia, l’esecuzione non riesce sempre a restituire la tensione e l’angoscia insite nella vicenda. Il ritmo dilatato, i pochi colpi di scena davvero incisivi e una regia piuttosto essenziale impediscono allo spettatore di percepire il senso di pericolo costante, che rimane più suggerito che vissuto.
Sul piano tecnico e attoriale, però, la pellicola di Soldini si difende bene. La coproduzione italo-belga-svizzera ha scelto espressamente attrici tedesche e ciò conferisce sicuramente autenticità alle interpretazioni. La fotografia, pur non avendo ambizioni estetiche particolarmente ricercate, mantiene una dignità visiva mentre le ricostruzioni scenografiche, seppur minimali, appaiono credibili e funzionali alla narrazione.
Interessante anche il modo in cui emerge la solidarietà femminile tra le protagoniste: un gruppo eterogeneo che diventa metafora della società tedesca dell’epoca, divisa tra ostilità e consenso al regime.
Ciò che manca è invece il coraggio di osare sul piano registico. Soldini sceglie uno sguardo distaccato, che raramente immerge lo spettatore nel pericolo imminente. Le inquadrature spesso ampie e tranquille smorzano la tensione, rendendo i momenti potenzialmente angoscianti quasi paradossalmente rassicuranti. Perfino il cibo viene trattato senza particolare enfasi. Ne deriva un’opera che si concentra più sui rapporti interpersonali e su dinamiche quasi leggere, a discapito di quell’atmosfera cupa e claustrofobica che la storia sembrava richiedere.
Curiosità
Soldini ha realizzato il film attingendo alla testimonianza di Margot Wölk, che nel 2012 all’età di 95 anni rivelò l’esistenza delle “assaggiatrici”, di cui lei fu l’unica sopravvissuta.
