- Cinema e divano

Locked – In trappola

Dove vederlo: Prime Video

Titolo originale: Locked

Regia: David Yarovesky

Sceneggiatura: Michael Arlen Ross

Cast: Bill Skarsgård, Anthony Hopkins, Ashley Cartwright, Michael Eklund

Musiche: Tim Williams

Produzione: USA, Canada 2025

Genere: Thriller

Durata: 95 minuti

Trailer

LOCKED. Bill Skarsgard In The Avenue’s Horror Thriller. Photo Courtesy Of The Avenue

Trama

Eddie (Bill Skarsgård) è un ladruncolo di strada. Ha una ex compagna che lo ha lasciato a causa della sua immaturità, e una figlia alla quale fa promesse che non può mantenere. Costretto a rinunciare provvisoriamente al suo furgone, bloccato in officina perché non ha i soldi per ritirarlo, Eddie intende procurarseli illegalmente.

Davanti a un elegante SUV parcheggiato, il ragazzo cede alla tentazione, vi si introduce restando però chiuso nell’abitacolo. Qualche minuto dopo, una voce misteriosa al telefono lo informa che l’auto è in realtà una trappola architettata da tempo. Ora, dovrà subire le conseguenze per il tentato furto.

Recensione

Prodotto da un certo Sam Raimi e diretto da David Yarovesky, regista conosciuto principalmente per Brightburn, Locked – In trappola si inserisce nel filone fortunato, seppur di corto raggio, delle “macchine mortali hi-tech” inaugurato dall’angosciante Monolith (Ivan Silvestrini, 2017). Anche in questo nuovo thriller – remake di 4×4 (film argentino del 2019) – la prigione è un suv ipertecnologico più simile a una fortezza su quattro ruote che a un’automobile vera e propria.

Eddie, interpretato dal “Pennywise del millennio” Bill Skarsgård, assume il ruolo di protagonista, un giovane ladruncolo tanto spiantato quanto irresponsabile da non fiutare l’inganno dietro la facile, allettante occasione. Quel suv nero e lucido reca il nome DOLUS, che in latino significa “trucco”, “astuzia”, “macchinazione” ma anche “dolo”, volontà cosciente e intenzionale di commettere un illecito.

Inghiotte così il povero malcapitato, noncurante dell’avvertimento scritto a caratteri cubitali nella parte posteriore del mezzo. Dalla chiusura delle porte, il film si trasforma rapidamente in un incubo la cui tensione si alimenta della forte sensazione claustrofobica, tanto adrenalinica per chi la subisce quanto per chi osserva. E fra gli spettatori si nasconde il carnefice, William, un uomo che ha uno scopo preciso, un obiettivo ma anche la volontà di tessere un dialogo con la sua vittima per spiegare le ragioni del suo controatto criminoso, il sequestro di una persona con torture annesse.

I secondi divengono minuti, i minuti ore, le ore giorni: un lasso di tempo sottolineato da Yarovesky affinché si riesca a percepire chiaramente la prolungata coercizione di Eddie, e così la sua crescente sofferenza, la rabbia e lo sconforto. Pur circoscritto nel solo ambiente chiuso della vettura, Locked ben definisce un prima e un dopo concentrandosi naturalmente sul durante, convogliando i tre segmenti temporali in un climax ricco di pathos.

Una sospensione utilizzata come elemento cardine di un limbo delimitato da lamiera e finestrini, in cui la pressione psicologica determina il sottotesto del survival contenuto in un piccolo spazio. E se si finisse con l’empatizzare per il deus ex machina William, che ha il volto del grande Anthony Hopkins? L’eventualità esiste ma è prevista nel gioco della sceneggiatura, scritta da Michael Arlen Ross.

CINEFOCUS

Dolus, il SUV ipertecnologico protagonista di Locked – In trappola

Curiosità

Glenn Powell era stato originariamente selezionato per il ruolo di protagonista.

Samuele Pasquino

Classe 1981, mi sono laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino. Giornalista dal 2012, ho studiato storia del cinema specializzandomi nell'analisi di pellicole di tutti i generi dalla nascita della Settima Arte a oggi. Tenendo ben presente il concetto di lettura non come intrattenimento bensì come formazione, mi occupo da anni anche di turismo e realizzo reportage di viaggio. Estremamente sensibile alla tematica enogastronomica, tratto la materia con un'attenzione specifica verso la filiera di qualità fra tradizione e innovazione. Per me il giornalismo non è solo una professione, è una missione!
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