Dove vederlo: Netflix
Titolo originale: Texas Chainsaw Massacre
Regia: David Blue Garcia
Sceneggiatura: Chris Thomas Devlin
Cast: Sarah Yarkin, Elsie Fisher, Jacob Latimore, Mark Burnham
Musiche: Colin Stetson
Produzione: USA 2022
Genere: Horror
Durata: 83 minuti

Trama
Dante (Jacob Latimore), la fidanzata Ruth (Nell Hudson), Melody (Sarah Yarkin) e sua sorella Lila (Elsie Fisher) arrivano ad Harlow in Texas, cittadina fantasma che intendono riqualificare mettendone all’asta gli edifici destinati a potenziali acquirenti. Perlustrando quello che era al tempo un orfanotrofio, scoprono la presenza dell’anziana signora Mc (Alice Krige), abitante della struttura insieme a un enorme individuo sessantenne.
Dopo un alterco con Dante, deciso a liberare l’ex istituto per poterlo vendere, la donna collassa e muore durante la corsa in ambulanza. L’imponente energumeno scatena la propria inaudita furia omicida compiendo una mattanza a colpi di motosega. I giovani appaltatori constatano così di trovarsi di fronte Faccia di Cuoio, il killer che nel 1973 aveva compiuto un inenarrabile massacro trucidando un gruppo di ragazzi di passaggio.
Recensione
La saga di Leatherface riavvolge il nastro tornando ai fatti raccontati da Tobe Hooper nel suo Non aprite quella porta girato in via sperimentale nel 1974. Un’operazione commerciale in tutto e per tutto questo sequel scritto da Chris Thomas Devlin e prodotto da Fede Alvarez insieme a Rodo Sayagues (autori del soggetto).
Frutto di una collaborazione tra Legendary Pictures, Bad Hombre ed Exurbia Films, l’horror Netflix diretto da David Blue Garcia corrisponde al nono lungometraggio del franchise The Texas Chainsaw Massacre, lo slasher per antonomasia che ha dettato le linee guida dell’efferatezza agli emuli filoni ammazzatutti di Halloween e Venerdì 13.
Si tratta di una pellicola dalla fotografia moderna, plasmata dai trend del terzo millennio in materia di genere ma qualitativamente molto lontana dal remake del 2003 di Marcus Nispel e dal prequel Non aprite quella porta – L’inizio di Jonathan Liebesman (2006), preceduto narrativamente ma non cronologicamente dall’inguardabile Leatherface firmato dalla coppia Bustillo-Maury.
L’attuale blockbuster offre chiari rimandi all’opera originale di Hooper, in particolare la foto conservata dall’ormai attempata final girl Sally Hardesty (purtroppo non più interpretata dalla defunta Marilyn Burns ma da Olwen Fouéré) raffigurante gli amici e il fratello sulla sedia a rotelle caduti vittime del maniaco.
Un collegamento che indubbiamente funziona e tiene coesi i fan della saga, non potendo tuttavia riproporre il compianto Gunnar Hansen nei panni insanguinati del pachidermico Thomas Hewitt (cosa riuscita invece a David Gordon Green, che nell’Halloween del 2018 e nel successivo Halloween Kills richiamò Nick Castle da alternare a James Jude Courtney).
La figura del sadico antagonista riempie l’inquadratura sovrastando chiunque gli si accosti nel frame. Divorato da una feroce follia, Faccia di Cuoio dimostra però di avere un punto di riferimento affettivo, la signora Mc (Alice Krige che ricordiamo nel ruolo di Cristabella in Silent Hill), tanto da arrivare a “indossarne” la pelle del volto per muovere vendetta contro i malcapitati visitatori. Questi ultimi sono ragazzi inebriati dal denaro, un’accozzaglia di uomini/donne d’affari armati di strumenti digitali per pubblicare indiscriminatamente sui social media.
La sequenza all’interno dell’autobus sotto psichedelici riflettori a led è l’apice del film, un momento terrificante girato sfruttando molteplici angolazioni e tipologie di inquadrature.
CINEFOCUS
Leatherface e il massacro sull’autobus
Curiosità
Nella pellicola viene indicata Harlow come facente parte della fittizia contea di Hooper in Texas, evidentemente un riferimento che intende omaggiare Tobe Hooper, regista del primo film.

