Titolo originale: The Life of Chuck
Regia e sceneggiatura: Mike Flanagan
Cast: Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Mark Hamill, Karen Gillan
Musiche: The Newton Brothers
Produzione: USA 2024
Genere: Fantastico
Durata: 111 minuti

Trama
The Life of Chuck, un inno alla vita, tre atti che sembrano slegati si intrecciano per comporre il ritratto intimo e sorprendente di Charles Krantz (Tom Hiddleston), un uomo qualunque reso straordinario dai suoi gesti.
Recensione
The Life of Chuck è una di quelle esperienze che, pur senza riuscire a toccare sempre tutte le corde che vorrebbe, ti porta a riflettere a fine proiezione. Parla del tempo che ci resta e di come attraversiamo la vita, alternando momenti di leggerezza ma anche d’inquietudine, poiché ricordarci che tutto ha una fine non è mai indolore, ma nel contrasto tra ansia e respiro si percepisce una forte introspezione.
Tratto da un racconto di Stephen King, tra quelli più riflessivi e meno tenebrosi, il film sceglie il ballo come spinta vitale, un gesto che libera e che, per un attimo, ci distrae dal pensiero della caducità. È un invito a non lasciarci amareggiare dai pensieri più cupi e a vivere con più frivolezza, sebbene a tratti questo approccio potrebbe sembrare piuttosto semplicistico agli occhi dei più pragmatici o di chi cerca uno sguardo più concreto sulla realtà.
La narrazione segue il racconto originale e quindi è costruita al contrario, ciò rende sicuramente l’esperienza insolita e particolare: si parte quindi dall’ultimo atto di tre, da una fine già scritta, per poi scivolare all’indietro verso i ricordi e i piccoli gesti che hanno reso unica l’esistenza di Chuck, un uomo qualunque e per questo universale. “Io contengo moltitudini”: la citazione di Whitman è il mantra che diventa cuore del film, ricordandoci che ognuno di noi racchiude in sé un intero universo di emozioni e relazioni.
Alcune sequenze, fatte di balli, feste e condivisione, trasmettono la sensazione che la speranza possa resistere anche quando sembra non esserci più nulla a cui aggrapparsi. Altre, invece, faticano a coinvolgere e finiscono per rendere il racconto meno scorrevole e più dispersivo. Il percorso di The Life of Chuck richiede pazienza e spensieratezza ma sa ripagare con la delicatezza di un racconto che non pretende di impartire lezioni di vita, bensì di condividere un semplice sguardo sul mondo.
Curiosità
Il racconto tratto dal film fa parte di un’antologia di Stephen King del 2020 chiamata “Se scorre il sangue”. Oltre a Mike Flanagan, il regista inizialmente scelto sembrava essere Darren Aronofsky.
