Croccante, dorato, gustoso… in una parola: sfizioso!
Il pollo fritto è una leccornia che batte bandiera a stelle e strisce nell’enorme paniere dello street food rapido e godurioso. Si tratta di un piatto entrato prepotentemente nella cultura di massa, capace di mettere d’accordo le mille anime degli Stati Uniti d’America per poi arrivare in ogni angolo del mondo.
Nei menù delle tavole calde del Nuovo Continente non manca mai: è il vero, certificato, storico pollo fritto prodotto di punta della KFC – Kentucky Fried Chicken.
Breve storia del pollo fritto
Presso le colonie di schiavi afroamericani negli Stati Uniti del Sud, questa pietanza si diffuse più per necessità che per sfizio. Un popolo proverbialmente povero aveva la possibilità di conservare il pollame e, con l’aggiunta di erbe e qualche sapore, preparare qualcosa di veloce ma buono e proteico, funzionale a dare energia per il lavoro.
Un inciso: in Europa, precisamente in Scozia, si utilizzava la frittura in grasso mentre la tecnica della marinatura con spezie era in auge da diverso tempo presso le popolazioni dell’Africa Occidentale.
Uno scatto di affermazione del pollo fritto si ebbe nel periodo più improbabile, cioè quello della terribile crisi economica statunitense. Proprio durante la Grande Depressione degli anni ’30 ognuno cercava di guadagnare quel che poteva riciclandosi nei lavori più disparati, rimboccandosi le maniche e sudando sangue pur di sostenere la famiglia.
Cronologia del KFC, un fenomeno mondiale
L’allora 25enne Harland Sanders, classe 1890 di Henryville nell’Indiana, apparteneva a quella generazione impegnata a risalire faticosamente la china. Diviso tra la pratica di plurimi mestieri per mantenere la famiglia (in quanto orfano di padre) e gli studi in legge di notte per diventare avvocato, Sanders riuscì ad aggiudicarsi la gestione di una stazione di benzina Shell a Corbin in Kentucky, laddove nel 1930 sorse come integrazione un piccolo ristorante – il Sanders Court & Cafè – nel cui menù si aggiunge proprio il pollo fritto.
È il miracolo di un autentico self-made man, insignito del titolo di “Colonnello del Kentucky” in virtù della qualità delle sue pietanze abbinata a un’abilità imprenditoriale decisamente fuori dal comune. Nel 1940 il Ristorante Harland Sanders apre ufficialmente i battenti lanciando il suo pollo fritto con la ricetta segreta (Original Recipe) inventata per offrire un prodotto unico al mondo. Ancora oggi è noto soltanto l’impiego di 11 erbe e spezie per realizzare la panatura.
Nel 1952, all’età di 62 anni, il colonnello decide di fare il grande salto, vende il ristorante e dà avvio alla fondazione a Salt Lake City nello Utah della catena in franchising KFC, acronimo di Kentucky Fried Chicken, ottenendo tre anni dopo il brevetto per il suo speciale metodo di frittura. Viaggia per gli USA con l’intenzione di fare impresa e allargare il raggio d’azione, ideando nel frattempo il Bucket, secchiello di carta utile per servire o portar via il pollo fritto.
Nel 1964 il colonnello Sanders vende il KFC alla cifra di 2 milioni di dollari, continuando però a promuovere la sua creatura. Dal 1965, il KFC sdogana espandendosi progressivamente e raggiungendo ogni parte del globo, perfino i Paesi d’Oriente come Cina e Giappone. Nel 1980 Harland scompare a 90 anni ma è ormai leggenda. Oggi il Kentucky Fried Chicken è un brand che conta oltre 26.000 ristoranti in più di 150 nazioni, un franchise forte di 750.000 dipendenti. Solo in Italia, KFC è presente in 17 regioni con 143 ristoranti che danno lavoro a 1.400 persone.
L’azienda con sede a Louisville ha attive politiche contro lo spreco alimentare, recupera e dona il non venduto. Si affida a una filiera controllata, tracciata e certificata, selezionando le materie prime e regolamentando con rigida disciplina le procedure di preparazione. Dal 2015 fa parte del gruppo Yum! Brands.
Preparazione del pollo fritto
Non fatevi trarre in inganno. Non basta impanare e friggere per ottenere un pollo fritto di prima qualità. Il procedimento di preparazione è un pizzico più complicato.
I vari pezzi di pollo (fusi, ali e nuggets) devono essere approntati per la frittura. Dopo una preliminare marinatura, si dà il via all’infarinatura in più sessioni e passaggio al setaccio. La KFC utilizza una miscela segreta di farina di grano duro, latte, uova, sale e 11 erbe e spezie per ottenere un sapore eccezionale. E adesso la domanda catartica: dove si frigge il pollo?
Esistono tre modi:
- frittura in padella
- immersione in olio con utilizzo di friggitrice per mantenere costante la temperatura dell’olio
- frittura a pressione che, sempre in friggitrice (ma a pressione), è possibile sfruttando i vapori dell’olio per avere tenerezza all’interno e croccantezza all’esterno. La KFC si avvale di questo metodo, un processo capace di preservare i succhi degli alimenti.
In alcune ricette il pollo viene fritto nello strutto, ma è preferibile ricorrere all’olio di mais, di arachidi o di colza. Ideale anche l’olio di oliva. Consigliata una temperatura di cottura di ca. 180°C. Cuocere fra i 6 e i 15 minuti a seconda dei pezzi scelti.
Il pollo fritto in Green Book
Il pollo fritto è la pietanza preferita del ghiottone Tony Vallelonga, l’autista che scarrozza in lungo e in largo per gli USA il raffinato musicista nero Don Shirley in Green Book, film vincitore di 3 premi Oscar®, diretto nel 2018 da Peter Farrelly e interpretato da Viggo Mortensen e Mahershala Ali.
La pellicola affronta i temi del razzismo, della segregazione, l’odio e l’inasprimento dell’astio sociale indirizzato ai colored negli anni ’60. Tuttavia, il cibo finisce col mettere idealmente tutti d’accordo appianando sebbene per poco le varie divergenze. Si depone provvisoriamente l’ascia di guerra finché le mendibole lavorano.
Ci piace pensare che “mangiare” sia un valido sinonimo di “stare allegri”. E infatti Tony Lip, che stia al volante o seduto in qualche tempio dell’epicureo piacere, non perde occasione di sfoderare il sorriso di chi si assicura ogni ora la pancia piena. Il pollo fritto rappresenta in Green Book il primo passo di un’amicizia interraziale, un curioso anello di congiunzione da cui scaturisce una fragorosa “risata che NON vi seppellirà”.
Dimenticate Bachunin, perché stavolta in questo virgolettato non c’è nulla di anarchico. Esiste solamente la libertà incontrovertibile di poter toccare e gustare con mano (nel vero senso della parola) una perla del “cibo veloce”.
