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American Night

american night locandinaDove vederlo: al cinema

Titolo originale: American Night

Regia e sceneggiatura: Alessio Della Valle

Cast: Jonathan Rhys Meyers, Emile Hirsch, Paz Vega, Jeremy Piven

Musiche: Marco Beltrami

Produzione: Italia 2021

Genere: Noir

Durata: 123 minuti

Trailer

 

emile hirsch  johnathan rhys meyers e paz vega  american night scena

 

Regia: stellastella

Interpretazione: stellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

New York, Bronx. Seppellito il suo ultimo boss, la famiglia malavitosa dei Rubino incorona il giovane Michael (Emile Hirsch) come nuovo capo, nonostante le riserve nei confronti delle sue velleità artistiche. In veste di nuovo vertice della mafia newyorkese, però, Michael decide di mettere al servizio le proprie risorse per recuperare il gioiello della sua collezione: la Marilyn Rose di Andy Warhol, rubata di recente alla famiglia Rubino.

La ricerca della tela lo porterà a scontrarsi con John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers), la “rockstar” del mercato dell’arte contemporanea, tanto ombroso quanto geniale. Tra i due si innescherà una partita a scacchi ricca di suspense, sullo sfondo della caotica vita metropolitana della Grande Mela, in una giostra di arte, violenza, amore e potere.

Recensione

Art + life = caos. È questa l’equazione su cui si gioca la trama di American Night, la favola urbana in tre atti che segna l’ambizioso esordio alla regia di Alessio Della Valle. Uno slogan, ma anche un riassunto e un’anticipazione dell’intera pellicola, che si incasella da subito nella categoria di noir, al confine tra il thriller e l’action movie.

Sono due, infatti, i pilastri che sorreggono le fondamenta del film: da una parte l’arte – sì, ma un’arte ben lontana dalla purezza delle muse elleniche, viziata dal presente, dall’interesse e dalla menzogna – e dall’altra, il caos, indefinibile, indomabile. Una confusione che, purtroppo per lo spettatore, finisce per infettare anche lo svolgimento della vicenda e, di conseguenza, la piacevolezza della visione.

Tuttavia, se si considera lo slogan come un biglietto da visita, bisogna ammettere che American Night dà al pubblico esattamente quello che promette, vale a dire una storia ambientata nel mondo dell’arte contemporanea, corrotto dalle più bieche intenzioni. Storia che, però, per quanto innegabilmente caotica, tiene incollati allo schermo fino all’ultimo dei suoi 123 minuti.

Tutto inizia sotto la luce fredda dell’insegna di un pub, il Dead Rockstar’s Diner (un nome che, a posteriori, non può che essere riconosciuto come un easter egg). Qui, all’inizio del primo atto, facciamo la conoscenza dei principali attori. Siamo a New York, sperduti nella zona più buia del Bronx, quando al bancone del diner si siedono un corriere criminale narcolettico (Fortunato Cerlino), uno stuntman che ha paura delle altezze (Jeremy Piven) e un mercante d’arte vicino alla bancarotta (Jonathan Rhys Meyers).

Nessuno si lasci fuorviare: non si tratta di una barzelletta. Di lì a poco, infatti, nello stesso Dead Rockstar’s Diner faranno irruzione gli uomini armati della famiglia Rubino – vedova del suo ultimo boss, don Michele – che, facendo scoppiare il caos nel locale e nella mente dello spettatore, daranno inizio alla trama.

Solo superata la prima metà del film, il pubblico può davvero accedere alle personalità dei characters. La regia, forse troppo ambiziosa, procede con un andamento a singhiozzo, tornando continuamente sui suoi passi per fornire dettagli e particolari utili a comprendere davvero la storia, una sinossi in realtà molto semplice, con un unico centro di gravità: la Marilyn Rose.

La domanda, dunque, sorge spontanea: era davvero necessario ai fini del film, o si tratta di un metodo per rendere accattivante una trama scontata e facilmente risolvibile? De gustibus. Tuttavia, resta fuor di dubbio che il risultato di una simile scelta sia un andamento inutilmente complicato, che confonde lo spettatore con scene che per la maggior parte restano fini a se stesse.

Ciò nonostante, se si supera la repulsione verso le transizioni grafiche da cartone animato (probabilmente un omaggio alla tradizione fumettistica noir), bisogna ammettere che alla fine tutti i pezzi del puzzle combaciano. Per quanto facilmente intuibile, il finale riesce a rimettere in asse tutti e tre gli atti di American Night.

Una scelta narrativa così frammentata si spiega con la volontà del regista di ritrarre il movimento caotico (art + life = caos, appunto) dei personaggi nella giungla urbana della Grande Mela. Come pedine impazzite su una scacchiera, i protagonisti si muovono nel dedalo di corruzione, criminalità e contraffazione che compone il cinico mondo delle gallerie d’arte newyorkesi. Un mondo che – come il quadro futurista appeso alla parete della galleria Kaplan – quando la malavita ci mette lo zampino, è destinato a esplodere in mille coriandoli colorati.

Al netto dei suoi limiti di trama resta un film godibile, specie per gli appassionati del noir. I giochi di ombre, il low-key lighting e le silhouette misteriose tipiche del genere sono qui calate in uno stile più moderno, animato da una fotografia davvero apprezzabile (Ben Nott). Degno di nota, per esempio, l’uso ambiguo della pittura rossa, che l’ambientazione legata tanto al mondo artistico quanto a quello della mafia spinge a confondere più di una volta con il sangue.

Anche la recitazione dei protagonisti si lascia apprezzare, nonostante l’introspezione quasi nulla, che viene liquidata con una manciata di flashback raffazzonati e poco significativi. Se i personaggi di John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers) e soprattutto di Michael Rubino (Emile Hirsch) godono di un certo spessore narrativo, per contro le figure femminili risultano quasi bidimensionali, mentre il personaggio di Vinny (Jeremy Piven) è in bilico tra la macchietta e la spalla comica.

In fondo, genere e costruzione del film non richiedevano niente di più: dei tipi, delle pedine, in perpetuo movimento sotto le stelle (troppe, per essere a New York) di una tipica notte americana, in un continuo inseguirsi di personaggi accomunati tanto dall’amore per l’arte, quanto dal vizio dell’interesse, della cupidigia e degli intrighi.

CINEFOCUS

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Curiosità

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La pellicola prevede una scena post credits per cui si consiglia di restare in sala fino alla fine.

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

Valentina Baraldi

Valentina Baraldi

Ho una laurea in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia e una grande passione per i viaggi. Scrivere è la mia vocazione, ma ho un debole per libri, cinema e serie TV.
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