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Ghostbusters: Legacy

ghostbusters: legacy posterDove vederlo: al cinema

Titolo originale: Ghostbusters: Afterlife

Regia: Jason Reitman

Sceneggiatura: Jil Kenan, Jason Reitman

Cast: McKenna Grace, Paul Rudd, Finn Wolfhard, Carrie Coon

Musiche: Rob Simonsen

Produzione: USA 2021

Genere: Fantastico

Durata: 124 minuti

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paul rudd   trevor, phoebe e podcast in ghostbusters legacy  trevor e phoebe con la ecto-1

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Callie Spengler (Carrie Coon), madre single in bolletta, a seguito della morte del padre decide di trasferirsi nella casa di lui a Summerville, Oklahoma, con i figli: il quindicenne Trevor (Finn Wolfhard) e la dodicenne Phoebe (Mckenna Grace), che non hanno mai conosciuto il nonno, né ne hanno mai sentito parlare.

Il paese è scosso da un susseguirsi di terremoti che sconvolgono la popolazione, non essendo zona sismica. L’avvicendarsi di eventi inspiegabili e l’amicizia con Podcast (Logan Kim), appassionato di paranormale, spingono la razionale Phoebe a indagare sulla vita del nonno, Egon Spengler, fisico e parapsicologo assurto agli onori della cronaca per la disinfestazione di una New York invasa, nel 1984, dai fantasmi.

Tale ricerca porta la ragazza a credere che la divinità demoniaca che il progenitore – insieme ai suoi colleghi Ray Stantz (Dan Aykroyd), Peter Venkman (Bill Murray) e Winston Zeddmore (Ernie Hudson) – aveva scacciato sia tornata, e che l’apocalisse sia di nuovo una minaccia concreta per l’umanità.

Con l’aiuto di Podcast, Trevor e della di lui fiamma Lucky (Celeste O’Connor), Phoebe tenterà di ripercorrere le orme del nonno, sconfiggendo nuovamente Gozer il gozeriano (Olivia Wilde).

Recensione

Una coltre color sangue troneggia sul cielo. Un uomo viene inghiottito da una nebbia zoomorfa. È cupo l’incipit di Ghostbusters: Legacy (il romantico ed epico titolo della versione italiana è forse più azzeccato del malinconico originale Ghostbusters: Afterlife). L’atmosfera ricorda quasi quella di Harry Potter e i Doni della Morte.

Ma è una nube rossa di carpatica memoria. Nell’universo creato da Dan Aykroyd e Harold Ramis sono passati 31 anni dalla sconfitta di Vigo il Carpatico e 37 da quella di Gozer il gozeriano. Nel mondo reale, poi, Harold Ramis è morto. Ghostbusters: Legacy si presenta dal primo istante come un sequel che è sostanzialmente un’operazione nostalgia, e lo fa nel miglior modo immaginabile.

La prima caratteristica che colpisce del film di Jason Reitman (figlio di Ivan, regista delle pellicole del 1984 e del 1989) è l’equilibrio nella struttura. L’attenzione iniziale sui vecchi acchiappafantasmi, e, metaforicamente, sulla morte del mitico protagonista-sceneggiatore dei capitoli precedenti viene, dopo i titoli di testa, immediatamente spostata sui protagonisti di questa storia: la nuova famiglia Spengler.

Gli inconsapevoli futuri ghostbusters sono adolescenti e ai fantasmi non pensano. Phoebe, la protagonista, è una Egon in erba. Le scienze rappresentano il suo unico interesse e la socializzazione non è il suo forte. Trevor, suo fratello, è un quindicenne che, a differenza della sorella, condivide gli interessi dei suoi coetanei: le ragazze e il cellulare.

La scelta degli interpreti corrisponde a un patto con lo spettatore: Mckenna Grace è la bambina prodigio di Gifted; Finn Wolfhard, invece, di avventure paranormali ambientate negli anni ‘80 ha molta esperienza: il dicianovenne canadese è infatti stato il volto di Richie Tozier di IT e, soprattutto, di Mike Wheeler di Stranger Things.

La prima parte del racconto si sviluppa in maniera relativamente autonoma rispetto alle vicende narrate nei film di Ivan Reitman, ma il nodo tra le pellicole degli anni ‘80 e questo nuovo sequel si stringe sempre più con l’incedere della vicenda, fino a diventare uno specchio modernizzatore dell’opera datata 1984.

Quando Phoebe chiede di poter fare una telefonata e il suo interlocutore le risponde “E chi chiamerai?”, lo spettatore sa di non avere più scampo: è scattata l’operazione nostalgia. Il viaggio è iniziato, e nonostante il film sia ambientato ai giorni d’oggi, il salto che lo spettatore compie dentro di sé è nel passato.

La tecnologia dà modo a Reitman di girare un fantamovie più spettacolare di quello del padre, eppure il regista fa buon uso degli effetti speciali mantenendoli straordinariamente fedeli all’estetica delle precedenti pellicole, salvo giocare un ruolo fondamentale nel finale. Allo stesso modo, la colonna sonora diventa man mano più simile a quella originale.

Jason Reitman compie un passo coraggioso e pericoloso: prende per mano lo spettatore e gli dice “Tutto quel che ti racconterò d’ora in poi lo sai già, lo hai già visto, già vissuto. Ma fidati di me: ti piacerà”. La scommessa è rischiosa, la posta in gioco altissima, il rischio di distruggere una buona prima parte di film realizzando dalla seconda metà un brutto reboot del primo è molto alto.

Reitman non delude. Tramite un epilogo da applauso chiude con notevole maestria una partita giocata sul filo del rasoio.

Ghostbusters: Legacy convince, eccome. Intrattiene, diverte, commuove. Dimostra che non c’è nulla di male nel voler cavalcare la nostalgia. Che, anzi, quando si affrontano dei cult della Settima Arte, è importante farlo con l’intelligenza necessaria. E la sensibilità di offrire allo spettatore quasi due ore di divertimento e numerose risate a cuore aperto senza negargli 10 minuti di calde lacrime. E una dedica: “Ad Harold”.

Curiosità

montage poster dettaglio

 

Nel montage poster si possono vedere sullo sfondo a sinistra le ombre degli acchiappafantasmi originali senza Egon.

 

Immagini: © Sony Pictures

Viola Pacifici

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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