- Oggi al cinema

La persona peggiore del mondo

la persona peggiore del mondo posterDove vederlo: al cinema

Titolo originale: Verdens verste menneske

Regia: Joachim Trier

Sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt

Cast: Renate Reinsve, Anders Danielsen Lie, Herbert Nordrum

Musiche: Ola Fløttum

Produzione: Norvegia, Danimarca, Svezia, Francia 2021

Genere: Commedia

Durata: 121 minuti

Trailer

la persona peggiore del mondo  renate reinsve  la persona peggiore del mondo scena

 

palma d'oro cannes   Miglior attrice Renate Reinsve

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Oslo, giorni nostri. Alla vigilia dei suoi trent’anni, Julie (Renate Reinsve) deve riconoscere con riluttanza di non avere ancora combinato niente nella vita e che ciò non sembra destinato a cambiare in tempi brevi. A peggiorare le cose, Aksel (Anders Danielsen Lie), il suo fidanzato più grande d’età e autore di graphic novel di successo, le fa pressione per accasarsi.

Una notte, Julie partecipa a una festa, dove incontra il giovane e affascinante Eivind (Herbert Nordrum). Lanciatasi in una nuova avventura, spera di riuscirvi a cambiare il corso delle cose, ma presto si rende conto che alcune possibilità sono ormai alle sue spalle.

Recensione

Le aspettative erano altissime per questo nuovo film di Joachim Trier, il quarantasettenne regista scandinavo presentato da Thomas Vinterberg come “lo sguardo più interessante in circolazione” e giunto ormai al suo quinto lungometraggio.

La persona peggiore del mondo rappresenta il culmine della cosiddetta “Trilogia di Oslo”, iniziata nel 2006 con Reprise e proseguita, nel 2011, con Oslo, 31 agosto. A firmare la sceneggiatura, insieme al regista, anche il suo partner di fiducia, Eskil Vogt, coautore anche dell’horror Thelma e del più “vinterberghiano” Segreti di famiglia.

Ma cosa ci si aspettava da La persona peggiore del mondo? Già prima dell’uscita del film impazzavano diversi frame di scene topiche con battute al vetriolo della protagonista, la dolce-amara-acida Julie, vere e proprie perle di saggezza nelle quali una qualsiasi ragazza europea, specie se alla soglia dei trent’anni e con una problematicità irrisolta di fondo, non può non riconoscersi.

Julie, infatti, non è che una ragazza inquieta alla ricerca di se stessa. Dapprima studia medicina, poi la lascia in favore di psicologia, perché ai problemi del corpo preferisce quelli dell’anima. Poi, però, all’invisibile non sempre visualizzabile delle turbe psichiche preferirà la fotografia, e di essa lo sguardo e il taglio dei volti, l’occhio scrutatore che tutto osserva e sa condensare nell’attimo istantaneo dello scatto sovratemporale.

L’opera filmica è suddivisa in ben dodici eleganti capitoli con altrettanti eleganti titoli, più un prologo e un epilogo in stile tragedia greca. Ma La persona peggiore del mondo non è una tragedia, così come non è una commedia, pur contenendo elementi essenziali di entrambe. Sfugge alle etichette di genere, così come rifugge dalle categorizzazioni la sua eroina, una Julie dei nostri tempi.

Probabilmente il nome stesso della protagonista è un tributo alla Juliet di Shakespeare visto che in norvegese come in danese, il nome della “nostra” Giulietta Capuleti viene tradotto semplicemente “Julie”. Così come è verosimile che un altro omaggio non velato, Trier lo abbia riservato alla “Signorina Julie” di August Strindberg, opera-modello in Scandinavia per quanto riguarda l’interazione tra mondo femminile e maschile, e che non a caso destò un certo scandalo nell’epoca puritana e conformista in cui fu pubblicato.

Cosa succede, allora, quando una ragazza dei nostri tempi, fortemente indecisa e altalenante, allegra e irrequieta, incontra un ragazzo inizialmente risoluto, intellettualmente brillante, e apparentemente vivace? Succede che si innamorano, e che dopo pochissimo tempo vanno a vivere insieme, così come in Scandinavia è legge, e che proprio vivendo insieme i nodi vengono al pettine, insieme alle tentazioni, ai sacrifici, alle riflessioni su ciò a cui diciamo di no nel momento in cui diciamo di sì ad altro.

Il tema esistenziale che il film di Joachim Trier scandaglia è, inevitabilmente, quello della scelta. Non solo quello della decisione tout court, ma quello dello scegliere e non scegliere nel pieno dei nostri tempi liquidi, dove al dire di no di qualcuno segue, fluido e liscissimo, il velocissimo dire di sì di qualcun altro. Il tutto mentre il tempo passa ed è l’unica cosa che non torna indietro, così come le occasioni che, pur presentandosi in abbondanza in un prima cinematografico, diventano poi miseramente pochissime in un domani via via più emblematico.

Magistrale la fotografia di Oslo e dintorni, magnifiche le musiche, ottima la prova di tutti gli attori.

Nanni Moretti ha ricordato con una punta di ironia il verdetto di Cannes 2021, che ha conferito la Palma d’oro a Titane lasciando di sasso il regista di Tre piani, il quale immortalò il proprio disappunto in un selfie poi diventato virale. Eppure, Moretti stesso ha presentato La persona peggiore del mondo come “il film più interessante di Cannes” e la sua protagonista come un’attrice a tutto tondo, che ha meritamente ottenuto l’ambito riconoscimento per la migliore interpretazione femminile dell’anno.

Curiosità

regista e cast la persona peggiore del mondoIl titolo del film – La persona peggiore del mondo – è una “provocazione voluta” nella quale, come gli antichi greci che a teatro trovavano la catarsi, ogni spettatore o spettatrice può facilmente riconoscersi. Nell’economia sinottica della pellicola, tale persona è proprio l’attrice Renate Reinsve, che durante la presentazione al “Nuovo Sacher” ha dichiarato di essersi calata a tal punto nella parte che alla fine, tutt’uno col suo personaggio paradossale, faceva fatica a non sentirsi tale.

Immagini: © Oslo Pictures

Giulia Longo

Giulia Longo

Sono nata a Napoli, dove sono cresciuta guidata dall'amore per il cinema, l'arte e la filosofia. Mi sono laureata e "addottorata" su Søren Kierkegaard. Borsista presso l'Accademia di Danimarca a Roma. Vivo tra Napoli, Roma e Copenaghen, dove ho seguito corsi di sceneggiatura e recitazione in varie scuole di cinema e ho lavorato come comparsa in film e serie-tv danesi. Collaboro con la Cineteca e l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Traduco dal danese, francese e inglese. Attualmente lavoro a un progetto sull'influenza di Søren Kierkegaard nel cinema nordico.
Leggi tutti gli articoli di Giulia Longo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *