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Spider-Man: no way home

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Titolo originale: Spider-Man: No Way Home

Regia: Jon Watts

Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers

Cast: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Jon Favreau

Musiche: Michael Giacchino

Produzione: USA 2021

Genere: Fantastico

Durata: 148 minuti

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tom holland e zendaya  dr. strange e spider-man  spider-man no way home

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

A seguito della rivelazione dell’identità di Spider-Man fatta da Quentin Beck a seguito degli eventi di Londra, le vite di Peter Parker (Tom Holland), del suo migliore amico Ned (Jacob Batalon) e della sua fidanzata MJ (Zendaya) sono irrimediabilmente compromesse. Per far sì che i suoi affetti, inclusa la zia May (Marisa Tomei) possano riassaporare la normalità, Peter chiede l’aiuto del Dr. Strange (Benedict Cumberbatch) per tornare a un mondo in cui nessuno conosce il suo segreto.

Lo stregone, che non è più in possesso della gemma del tempo, andata distrutta con le altre gemme dell’infinito in Avengers: Endgame, compie un incantesimo che Peter, involontariamente, porta al fallimento provocando una frattura nel Multiverso.

Recensione

Dall’uscita di The Avengers (2012) la MCU ha iniziato a richiedere allo spettatore una certa dose di fedeltà, tagliando fuori dalla possibilità di comprendere gli eventi delle singole pellicole chiunque non avesse una conoscenza almeno basilare dell’universo in cui si muovono Tony Stark/Iron Man, Bruce Banner/Hulk, Steve Rogers/Captain America e Thor.

La tendenza si è esacerbata negli ultimi capitoli della saga Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019). Bisogna partire da questo presupposto prima di approcciarsi all’ultima fatica della casa di produzione. Spider-Man: No Way Home presuppone la conoscenza di almeno 10 film precedenti. Oltre agli Avengers e al Dr. Strange, lo spettatore non si aspetti di cavare un ragno dal buco senza aver visto le pellicole in cui Peter Parker era interpretato da Tobey Maguire e Andrew Garfield.

Con The Avengers, inoltre, viene introdotto il tema del viaggio nel tempo e la possibilità di cambiare il corso degli eventi (tale argomento sarà alla base della trama di Avengers: Endgame). Con Dr. Strange (2016) entriamo nell’annoso argomento del viaggio inter-dimensionale, tematica successivamente sviscerata abbondantemente in Loki (2021), di cui rappresenta il fondamento su cui si regge l’intera trama della serie che vede protagonista il Dio dell’Inganno, interpretato da Tom Hiddleston.

È il mistico dottor Steven Strange (interpretato da Benedict Cumberbatch uno degli “acquisti” decisamente più raffinati della MCU sapendo conciliare perfettamente la propria innata eleganza fisica ed interpretativa, la saggezza del personaggio e l’ironia dei supereroi della Marvel) ad aprire alla possibilità del Multiverso. Ed è proprio questo a scatenare gli eventi narrati in Spider-Man: No Way Home.

Per chi fosse completamente a digiuno di film o fumetti made in Marvel, e di fisica teorica, il cosiddetto “Multiverso” consta di una teoria secondo la quale esistono infiniti universi paralleli che coesistono al di fuori della nostra dimensione spazio-temporale.

Se in The Avengers e in Loki il Multiverso è la scelta adottata dai protagonisti per trovare una soluzione a un problema altrimenti irrisolvibile, in questo Spider-Man costituisce la conseguenza non voluta di un’azione sconsiderata da parte del Dr. Strange. Egli, suo malgrado, non riesce ad arginare l’irrefrenabile impulso dell’adolescente Peter Parker di “salvare capra e cavoli”.

È l’età di Peter a rendere assolutamente verosimile il presupposto fantascientifico dell’ultima fatica di Jon Watts. Se lo spettatore aveva ottimi motivi per storcere il naso di fronte ad Avengers: Endgame – perché è piuttosto inverosimile che un genio come Tony Stark (Robert Downey Jr.) e uno scienziato della portata di Bruce Banner (Mark Ruffalo) potessero accettare di fare un viaggetto nel tempo per “mettere una pezza” agli errori commessi – ha invece pienamente senso che un adolescente decida di mettere a repentaglio gli equilibri dimensionali per salvare le persone che ama.

Perché Peter Parker è un supereroe adolescente e questa combinazione letale rende perfettamente credibile la sua sconsiderata voglia di salvare il mondo nonostante il parere contrario di persone decisamente più esperte di vita e di Multiverso, previdenti in merito alle conseguenze terribili e irreparabili. Perché a 17 anni ci si sente supereroi anche senza superpoteri: facile immaginare come possa sentirsi un teenager che ha realmente poteri decisamente fuori dall’ordinario.

La trilogia di Jon Watts, a differenza delle precedenti pellicole girate sull’ “amichevole Spider-Man di quartiere”, è anche e soprattutto un racconto di formazione che, insistentemente e nel totale rispetto del Peter Parker dei fumetti originali, punta il dito sull’età e la personalità del protagonista. Che cresce, certo, ma che non viene intaccato nella sua incredibile necessità di salvare il prossimo a tutti i costi.

In un universo di persone/dei/alieni, Peter (interpretato da Tom Holland che ormai si muove perfettamente nel ruolo, anche quando gli è richiesto di mostrare finalmente un lato più oscuro, già palesato interpretando il protagonista del decisamente cupo southern gothic The Devil all the Time di Antonio Campos) è il più puro.

Per lui tutti si possono e devono salvare, perché, da bravo adolescente, non percepisce le sfumature tra ciò che si può e non si può fare, e non ha la lungimiranza tipica degli adulti. Questo certamente comporta che le sue cadute siano più dolorose di quelle che accadono agli altri personaggi dell’universo MCU, ma la resilienza che si ha a 17 anni è diversa, per questo lo spettatore accetta con maggiore speranza le scelte del giovane Parker e, in ultima istanza, il finale di Spider-Man: No Way Home.

Il protagonista è giovane e gli errori di un diciassettenne, per quanto enormemente gravi siano, raramente risultano irreparabili. In un mondo senza Captain America e Iron Man c’è ancora più bisogno di uno, o magari infiniti, paralleli, friendly neighborhood Spider-Man.

Curiosità

spider-man nel multiverso

Questa è in assoluto la prima trilogia MCU diretta interamente da un unico regista, Jon Watts.

 

 

Immagini: © Sony Pictures

Viola Pacifici

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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