- Azione, Recensioni

1997: fuga da New York

1997: fuga da new york locandinaTitolo originale: Escape from New York

Regia: John Carpenter

Sceneggiatura: John Carpenter, Nick Castle

Cast: Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Ernest Borgnine

Musiche: John Carpenter

Produzione: USA 1981

Genere: Azione

Durata: 100 minuti

Trailer

lee van cleef e kurt russell  jena plissken 1997 fuga da new york  harry dean stanton

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

1997. Nell’America di fine XX secolo il tasso di criminalità è alle stelle. Il governo ha così deciso di rendere l’isola di Manhattan un quartiere prigione murato e sorvegliato dall’esterno, dal quale non si può uscire una volta entrati.

Capita però che l’Air Force One, in avaria, si schianti proprio nella zona, e che il Presidente (Donald Pleasence) venga preso in ostaggio. Tocca all’ex eroe di guerra Jena Plissken (Kurt Russell), ricattato dai vertici militari, liberare la massima autorità statunitense.

Recensione

Con il suo solito aplomb visionario che sfiora il tono apocalittico senza mai dichiararlo apertamente, John Carpenter sembra proseguire la parabola socio-urbana iniziata con Distretto 13: Le brigate della morte. Una parabola descrittiva e di proiezione futuristica che pone al centro l’eterna lotta fra governo e criminalità, intesa come la grande piaga di un Paese propenso al progresso ma schiacciato dai mali intestini che esso stesso riesce a generare.

1997: fuga da New York illustra, in termini cinematografici, paradossi e controversie di una nazione flagellata da errori, peccati e doppi volti. Non per niente la pellicola è pervasa dal concetto del ricatto: come il governo è messo alle corde dalla gang più feroce di Manhattan, così il protagonista Jena si ritrova in una situazione fermamente costrittiva che lo getta nella violenza più pura per assolvere a un lavoro sporco seppur necessario.

La società formatasi entro la prigione a cielo aperto è letteralmente tripartita: delinquenti incalliti, soggetti passivi che sopravvivono, voraci nottambuli in cerca di risorse. Carpenter completa tale visione offrendo superficiali ma rilevanti punti di vista, marcati principalmente dal contesto comune.

Eppure il regista non si limita a favoleggiare su un possibile (ma apparentemente lontano) scenario, ma scopre le proprie carte in un finale ai limiti del grottesco, ridicolizzando l’incarnazione del potere e ponendosi di traverso agli occulti patti internazionali. Colonna sonora post-moderna, Kurt Russell disinvolto e gigione, Lee Van Cleef trapiantato dal western alla modernità: elementi di novità, se non sensazionali almeno interessanti.

Curiosità

kurt russell è jena plissken

Nella versione originale del film, il protagonista si chiama Snake Plissken, così soprannominato per il vistoso tatuaggio che raffigura appunto un serpente.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *