roy scheider è floyd
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2010: l’anno del contatto

2010: l'anno del contatto posterTitolo originale: 2010: the year we make contact

Regia e sceneggiatura: Peter Hyams

Cast: Roy Scheider, John Lithgow, Helen Mirren, Bob Balaban

Musiche: David Shire

Produzione: USA 1984

Genere: Fantascienza

Durata: 116 minuti

metro goldwyn meyer logo   Trailer

 

leonov e discovery one  roy scheider è floyd  cosmonauti

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Sono passati nove anni da quando si sono persi i contatti con l’astronave Discovery One, in orbita attorno a Io, satellite di Giove. L’Unione Sovietica prepara una missione per raggiungere il vascello spaziale e sciogliere i quesiti sul misterioso monolito alieno.

La Discovery One, però, è proprietà americana e la spedizione richiede la presenza del dottor Heywood Floyd (Roy Scheider) insieme all’ingegnere Walter Curnow (John Lithgow) e al dottor Chandra (Bob Balaban), i soli capaci di rimettere in moto il sistema riattivando HAL 9000, il computer di bordo disconnesso dal disperso astronauta David Bowman.

Nel 2010, e con l’approssimarsi di una guerra nucleare fra URSS e USA sulla Terra, l’umanità potrebbe finalmente ottenere risposte sui grandi misteri generati nel 2001.

Recensione

A 16 anni di distanza dalla titanica, eccezionale opera omnia sci-fi di Stanley Kubrick – girata nel travagliato periodo della contestazione socio-politica, dell’assassinio di Martin Luther King, dell’omicidio di Bob Kennedy, del massacro di Tlateloico in Messico, del lancio del programma Apollo 7 e del rientro di Apollo 8 – Hollywood vuole chiudere il cerchio su una storia irrisolta (in realtà più che compiuta) concedendo il sequel a 2001: Odissea nello spazio.

L’adattamento di 2010: Odissea due di Arthur C. Clarke è cosa da far letteralmente tremare le gambe a chiunque se ne faccia carico, non tanto per il processo di trasposizione quanto per il solo fatto di dover dare un seguito a una pellicola di Kubrick, peraltro tecnicamente e narrativamente perfetta, magnetica, affascinante e dogmatica al pari dell’oscuro monolite al centro della vicenda.

La MGM punta du Peter Hyams, autore dei ben congegnati cult Capricorn One e Atmosfera Zero, che non solo assume la regia del “capitolo II” ma lo scrive e produce dimostrando di credere nel folle (e ambizioso) progetto. Curando nondimeno la fotografia di cui è maestro, in parallelo al lavoro di production design svolto da Albert Brenner, Hyams dirige senza alcuna pretesa pionieristica, libero da tutte quelle responsabilità appartenute anni addietro al sommo predecessore e ripagate dalla critica con elogi quali “svolta epocale nel cinema di genere” e “pietra miliare“.

2010: l’anno del contatto si limita a trovare tutti i possibili punti di raccordo e, soprattutto, illudere di poter mettere la chiusa finale offrendo le risposte attese dal 1968 a oggi. Naturalmente le agognate risposte non arrivano perché… gli uomini non sono in grado di dialogare e comprendere entità trascendentali, nemmeno se mediate dalla tecnologia di HAL 9000, oramai obsoleto e sostituito da SAL 9000 doppiato nella versione originale da Candice Bergen.

L’Odissea Due vive non per se stessa ma per immaginare il crollo degli argini della Guerra Fredda, e di rimando la deriva delle tensioni fra URSS e USA sfociate in accenno di guerra nucleare. Cosa succede quando del conflitto bellico viene informato un equipaggio formato da astronauti sovietici (curiosa la partecipazione di una giovane Helen Mirren nel ruolo di Tanya Kirbuk, nome che pronunciato al contrario diventa “Kubrick”, un omaggio di Hyams al grande cineasta) e statunitensi, costretti a convivere avendo un obiettivo comune?

Ecco allora che Leonov perde il suo valore di scoperta dell’origine del monolito, prevedendo invece la (ri)scoperta del fattore umano, del legame di fratellanza, del reale fulcro dei rapporti tra individui di diversa estrazione. Ambiente cosmico, cordate spaziali e “frenata” astronavale risultano resi con ottima padronanza di tecnica e mezzo cinematografico.

Hyams gestisce un budget che gli permette di introdurre alcuni spettacolari effetti speciali, e confeziona un prodotto dignitoso con Roy Scheider a rappresentare un surplus, assoluta garanzia in un cast dove anche John Lithgow fa la sua egregia parte. Keir Dullea appare sotto forma di fantasma e la sua metallica esclamazione “Mio Dio, è pieno di stelle!” – unitamente al poema sinfonico Così parlò Zarathustra di Richard Strauss – è ancora da pelle d’oca.

Candidato a 5 Premi Oscar per miglior scenografia, costumi, suono, trucco ed FX visivi.

CINEFOCUS

Che cosa rappresenta il famoso monolite di 2001: Odissea nello spazio?

HAL 9000

Curiosità

2010 l'anno del contatto

A differenza del film che lo vede risucchiato dal vortice di energia, nel romanzo il cosmonauta Brajlovsky torna sano e salvo sulla Terra a bordo della Leonov.

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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