deserto rosso sangue
- Recensioni, Zombie Movie

Deserto rosso sangue

deserto rosso sangue locandinaTitolo originale: It stains the sands red

Regia: Colin Minihan

Sceneggiatura: Colin Minihan, Stuart Ortiz

Cast: Brittany Allen, Juan Riedinger, Merwin Mondesir

Musiche: Blitz//Berlin

Produzione: USA, Canada 2016

Genere: Zombie movie

Durata: 92 minuti

Trailer

brittany allen  deserto rosso sangue  molly e lo zombie

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Mentre Las Vegas è flagellata da un’apocalisse zombie, la prostituta Molly (Brittany Allen) è in fuga nel deserto, braccata a cortissima distanza da un infetto (Juan Riedinger). La donna brama di tornare in città per ricongiungersi al figlio che non vede da tempo, ma il suo inseguitore le sta alle calcagna.

Impossibilitata a seminarlo, Molly tenta qualcosa che nessun sano di mente avrebbe il coraggio di tentare: farsi “amico” quello zombie soprannominato in senso dispregiativo “Piccolo”. E ci riesce.

Recensione

Uno stand alone condiviso che funziona quasi come fosse un’assurda parodia dell’intero filone zombie. La storia di Molly sperduta in un deserto di rocce e sterpaglie, saggina e sabbia, desiderosa di fare ordine nella propria vita nel bel mezzo dell’apocalisse suona kafkiano. In un certo senso lo è nell’ibrido contesto di Deserto rosso sangue, film che mescola generi diversi creando un mash-up cui non si darebbe un centesimo fino a quando… non lo si comprende.

Agglomerando e tessendo insieme l’action, il survival, l’horror e il dramma, il regista canadese Colin Minihan si gioca più di una carta sorpresa rischiando seriamente di farsi apporre sulla propria opera l’etichetta “demenziale”, sia per l’ironia dall’odore vividamente sanguigno, sia per la volontà di mettere in cantiere un non-dialogo in movimento fra una viva e un non-morto.

Oltretutto, quanto può risultare credibile una ragazza svarionata, impellicciata sotto il sole del Nevada, con tanto di unghie pittate e zatteroni da escort anni ’80? Il miracolo, invece, avviene: Molly diventa il personaggio cruciale, il più filosofico e riflessivo, con guizzi di inattesa furbizia. Almeno fino al momento in cui ella passa il testimone a chi la insegue a stretto giro, un infetto dal capello lungo, in giacca, camicia e cravatta, che si trascina esattamente alla velocità dei più classici zombie di Romero sancendo perciò un ritorno alle origini dell’orrorifico mito.

Con una novità: salvando inconsapevolmente la giovane da uno stupro, il non-morto esprime altrettanto inconsapevolmente la volontà di essere guidato, ammaestrato alla stregua di un animale feroce in grado di maturare una blanda, impercettibile spinta emotiva. Il crocevia di Deserto rosso sangue sta in questa svolta, ovvero nel neonato rapporto di alleanza fra la vittima predestinata e il predatore insaziabile.

L’evolversi della vicenda conduce a una triste presa di coscienza: la maggiore minaccia per Molly non è il nuovo “amico” ma quelli che ella credeva lo fossero, constatando invece la verità del detto “homo homini lupus”. Ecco poi un altro prodigio compiuto dalla scrittura di Minihan (a quattro mani con Stuart Ortiz): lo spettatore scanzonato lascia da parte l’approccio leggero per provare una sensazione di inusuale commozione.

Davvero si può entrare in empatia con uno zombie? A quanto pare sì, specialmente se si mette mano al suo portafoglio apprendendo da una foto l’identità della persona che era prima di disumanizzarsi. Il viso spento e dalla bocca sporca di sangue lascia per un attimo il posto al ricordo di un volto vivo, sorridente, portavoce di un’esistenza che aveva affetti, desideri e ambizioni.

La parabola horror assume così un esclusivo significato, acquisisce potenza narrativa rivalutando infine la semantica del genere cinematografico di riferimento. Lo zombie perde la propria antonomastica ferocia, l’essere umano invece la libera rivelando in una condizione di profondo caos la propria istintiva natura.

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Curiosità

deserto rosso sangue zombie

Film vincitore come “Best Gore” e “Best Monster” al Fright-Fest e Colin Minihan premiato nella categoria “Midnight X-Treme” al Catalonian International Film Festival.

Samuele Pasquino

Classe 1981, mi sono laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino. Giornalista dal 2012, ho studiato storia del cinema specializzandomi nell'analisi di pellicole di tutti i generi dalla nascita della Settima Arte a oggi. Tenendo ben presente il concetto di lettura non come intrattenimento bensì come formazione, mi occupo da anni anche di turismo e realizzo reportage di viaggio. Estremamente sensibile alla tematica enogastronomica, tratto la materia con un'attenzione specifica verso la filiera di qualità fra tradizione e innovazione. Per me il giornalismo non è solo una professione, è una missione!
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