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Il maratoneta

il maratoneta locandinaTitolo originale: Marathon man

Regia: John Schlesinger

Sceneggiatura: William Goldman

Cast: Dustin Hoffman, Roy Scheider, Laurence Olivier, Marthe Keller

Musiche: Michael Small

Produzione: USA 1976

Genere: Thriller

Durata: 125 minuti

paramount logo   Trailer

 

roy scheider e laurence olivier  il maratoneta scena  dustin hoffman ne il maratoneta

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

New York. Babe (Dustin Hoffman), un appassionato di corsa che si allena per la maratona, viene coinvolto in un complotto dal fratello Doc (Roy Scheider), agente dei servizi segreti. Ucciso quest’ultimo, il nazista Szell (Laurence Olivier) attenta anche alla vita di Babe dopo averlo recluso e torturato. Fallito il proposito, fugge con un carico di diamanti, ma il corridore ora vuole vendetta.

Recensione

Il film diretto da John Schlesinger è per così dire un thriller appropriato e d’alto rango che tocca vari argomenti e discute intorno a temi dapprima solo intuibili, poi svelati con decisione e acutezza. Il maratoneta indaga sugli strascichi della Shoah, mettendo in scena un conflitto che interessa gente comune, servizi segreti e innocenti.

In un contenitore filmico molto buono sotto quasi ogni aspetto, cresce e si mostra un contenuto dirompente, inscritto in una questione politica riguardante il nazista Szell e Doc, il fratello di Babe. L’uomo sconvolge letteralmente la tranquilla vita del protagonista, sradicandola dall’eremo in cui il personaggio interpretato da Dustin Hoffman si trovava fino a quel preciso momento.

La storia assume le caratteristiche del genere a partire dall’assassinio di Doc, in tal modo Schlesinger ha l’occasione di intensificare il ritmo e provvedere a un notevole carico di tensione, che si manifesta soprattutto attraverso lievi movimenti di macchina e un gioco di luci presente soprattutto nella casa del corridore.

L’atmosfera creata dal regista costituisce un accostamento di ambienti in conflitto fra loro: la contrapposizione vera e propria riguarda i luoghi percorsi da Doc e quelli in cui Babe si muove. Il lusso al quale il primo è abituato entra in forte contrasto con la fatiscenza degli ambienti di Babe, così come l’ideologia del cinico Szell nei confronti del popolo ebraico che lo circonda.

Schlesinger dà voce all’immagine più che alla storia, caricandola di simbolismo e significato entro una dinamica piuttosto storica e sociale, analitica quanto umana. La cinepresa segue Szell, un tempo carnefice nel lager di Auschwitz, mentre attraversa timoroso il quartiere di coloro che un tempo furono le sue vittime. Viene riconosciuto prima da una donna in strada, poi da un negoziante angosciato dal terribile ricordo della deportazione.

Ebbene, nel nazista non c’è alcun senso di colpa per i suoi orrendi delitti, solo la paura di essere scoperto e consegnato al giudizio della gente che ha sofferto il peso della storia. Ironia della sorte, Babe saprà affrontare – a dispetto del suo apparente timore – il destino che lo ha scelto per una missione ardita ma necessaria.

Nei suoi complicati meandri, Il maratoneta trova la propria ragione di esistere, nel suo messaggio un discorso di sociologia della tolleranza, nei suoi interpreti ottimi esempi di caratteri essenziali.

Curiosità

laurence olivier è szell

La scena della tortura alla quale viene sottoposto Babe era in origine molto più lunga ma la reazione del pubblico all’anteprima convinse la produzione ad accorciarla per renderla più sostenibile.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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