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Il Padrino

il padrino posterTitolo originale: The Godfather

Regia: Francis Ford Coppola

Sceneggiatura: Mario Puzo, Francis Ford Coppola

Cast: Marlon Brando, Robert Duvall, Al Pacino, James Caan

Musiche: Nino Rota

Produzione: USA 1972

Genere: Gangster movie

Durata: 175 minuti

paramount logo    Trailer

 

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Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Don Vito Corleone (Marlon Brando) è a capo di una delle famiglie mafiose più potenti e rispettate d’America. Quando una famiglia rivale attenta alla sua vita, scoppia una faida che stravolge ogni meccanismo: Don Vito si ritira, lasciando il comando al figlio maggiore Sonny (James Caan).

In seguito all’assassinio di quest’ultimo, l’altro figlio Michael (Al Pacino), eroe di guerra fino a quel momento estraneo agli affari del padre, entra in campo risolvendo a modo suo i conflitti con i padrini nemici.

Recensione

Francis Ford Coppola dirige con autorità e grazia stilistica uno dei più popolari gangster movie della storia del cinema, capostipite del genere in ambito moderno. Nella sua “grande forma” strutturale, il film racconta la controversa e ligia epopea del clan Corleone svelando dinamiche sociali di una famiglia mafiosa italoamericana operante negli Stati Uniti nel periodo dei due conflitti mondiali, proseguendo negli anni successivi.

Coppola sceglie un incipit del tutto particolare: fissa la sua cinepresa in semisoggettiva scrutando i dettagli nello sguardo di un supplicante che chiede l’intervento di Don Vito in una faccenda d’onore, seduto nello studio del padrino mentre fuori si festeggia il matrimonio della figlia con la famiglia al completo.

Già si comprendono atteggiamenti, stili di vita, consuetudini del gruppo parentale, un insieme di aspetti liturgici enfatizzati nel contesto della festa, nella quale si canta, si ride e si scherza nella maniera più conviviale e tradizionale, intonando canzoni napoletane e siciliane che richiamano un’indelebile origine italiana.

Nell’illustrazione dell’organigramma dei Corleone si evince una precisa gerarchia. Don Vito costituisce il vertice assoluto, colui che manovra i cosiddetti “pupi” senza mai abbandonarsi all’impulsività e alla rabbia. Il figlio maggiore Sonny riflette invece il lato istintivo del clan, quello più trasgressivo e propenso alla facile risoluzione.

Tom Hagan, adottato dal padrino, rappresenta l’anima buona e ponderata della famiglia, la ragione attiva e diplomatica, il consigliere di fiducia al quale non sfugge nulla. Michael, infine, si configura come l’individuo estraneo agli affari, più incline alla vita normale dell’americano medio, rispettoso del genitore e conforme all’esistenza sociale.

La realtà corleonese si colloca in un periodo delicato denso di profondi cambiamenti e risvolti. Diviene pressante il confronto con le altre quattro famiglie che si contendono il mercato affaristico, confronto che sfocia in un attacco a Don Vito in conseguenza al suo rifiuto di trattare la droga con un altro boss locale.

L’ingannevole sicurezza del gruppo mafioso si sgretola con l’attentato al suo motore propulsivo, situazione che provoca uno scuotimento improvviso e violento. Sonny prende in mano le redini del comando ma non è suo padre e non possiede quelle doti da leader consoni a un padrino. La sua avventatezza e illusione di invulnerabilità lo conducono alla morte, coinvolgendo suo malgrado il fratello Michael nella guerra ormai innescata.

Il ritratto del personaggio interpretato da Al Pacino trova una sua forma stabile nel periodo dell’esilio forzato nella remota Sicilia, dove egli vive per più di un anno in un paesino sperduto della campagna sicula fruendo dei benefici propri della semplicità e della tradizione arcaica.

Coppola chiama a raccolta due italiani doc come Franco Citti (attore feticcio di Pasolini) e Angelo Infanti nelle parti di Calò e Fabrizio, piccoli guappi locali al servizio dell’italoamericano. La storia scorre e mette in luce forza e debolezza di una famiglia che ritrova energia e rispetto nell’avvicendamento generazionale, emarginando però il suo fulgido raziocinio, incarnato in Tom Hagan, la cui unica colpa è quella di non essere (o sembrare) abbastanza risoluto nel concepire ed eseguire l’azione.

In stato di grazia Marlon Brando, costretto a recitare con batuffoli di cotone in bocca per gonfiare le mascelle e immedesimarsi ancor più nella parte. Il Padrino risulta il capolavoro per eccellenza del genere, soprattutto in virtù delle scelte operate dal regista nella messa in scena e nel costrutto dei piani (memorabile la sequenza della vendetta a distanza di Michael mentre lui presiede al battesimo del nipote), reso possibile da una sceneggiatura in grado di far risaltare ogni particolare e una grande storia.

Curiosità

scena testa di cavallo il padrinoLa testa di cavallo che Jack Woltz trova fra le lenzuola al risveglio è stata prelevata da un mattatoio. La reazione dell’attore John Marley è autentica in quanto venne tenuto all’oscuro fino al concludersi della scena di quella soluzione narrativa.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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