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Il pianista

il pianista locandinaTitolo originale: The Pianist

Regia: Roman Polanski

Sceneggiatura: Ronald Harwood

Cast: Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Frank Finlay

Musiche: Wojciech Kilar

Produzione: Polonia 2002

Genere: Drammatico

Durata: 148 minuti

Trailer

 

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premio oscarpremio oscarpremio oscar   Miglior regia, sceneggiatura, attore protagonista Adrien Brody

palma d'oro cannes   Palma d’oro a Roman Polanski

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Varsavia, 1939. Lo straordinario pianista Wladyslaw Szpilman (Adrien Brody) sta registrando una composizione di Chopin quando giunge la notizia che la Polonia è stata invasa dai Tedeschi. La città è in preda al caos e presto gli ebrei iniziano a subire le leggi razziali, venendo prima confinati nei ghetti, in seguito deportati.

Wladyslaw si unisce alla famiglia nel triste destino, tuttavia mentre padre, madre e fratelli vengono inviati nei campi di concentramento, lui viene salvato e costretto a fuggire. Inizia una vita di stenti: il pianista vedrà tanta gente morire. Con la liberazione da parte delle truppe sovietiche, egli tornerà a suonare, ma rimarrà indelebilmente segnato da quella tragica esperienza.

Recensione

Dopo la drammatica e sensibile opera di Spielberg sull’Olocausto, anche Roman Polanski si sente in dovere di esprimersi riguardo alle tragiche circostanze che causarono la morte di milioni di esseri umani. Schindler’s list trova quindi il degno erede ne Il pianista, una storia altrettanto profonda e storicamente precisa che vede nel protagonista un testimone intenso, ennesimo narratore di una tragedia epocale.

Wladyslaw Szpilman collabora alla stesura di un’ottima sceneggiatura e a vestirne, invece, i panni è un bravissimo Adrien Brody, vincitore del premio Oscar come miglior attore. L’opera cinematografica illustra con tinte forti e senza limitazioni le varie fasi di annientamento alle quali gli ebrei vennero sadicamente sottoposti.

La vicenda inizia con le prime preoccupazioni della popolazione polacca di fronte a un conflitto dai lati oscuri e dall’esito incerto, con la famiglia Szpilman impegnata a organizzarsi, consapevole di dover affrontare imprevedibili situazioni sempre più gravi. Prima si vede obbligata ad abbandonare il proprio domicilio per ordine dei Tedeschi, poi subisce il confino nel ghetto di Varsavia, un isolamento umiliante caratterizzato da un’identificazione ancor più svilente, il marchio della stella di Davide sul braccio.

In una scena significativa si vede il padre di Wladyslaw tornare a casa, schernito da due soldati e poi costretto a camminare sulla strada evitando il marciapiede a lui interdetto. Le vessazioni sono destinate ad aumentare e la vita per gli ebrei si fa enormemente più difficile. Alcuni vanno incontro a esecuzioni sommarie, altri vengono uccisi senza nessuna ragione, altri ancora subiscono violenze gratuite a causa della sadica natura nazista.

Wladyslaw è un pianista conosciuto e proprio per questo gli sono resi dei favori che assumono i connotati di veri e propri privilegi. Inevitabilmente viene diviso dalla sua famiglia, alla quale spetta una sorte peggiore. La sua è una prospettiva drammaticamente completa, che invita lo spettatore a riflettere su una tragica piaga della storia dell’umanità, e al ricordo di essa mai ci si abitua.

L’odio espresso nel capolavoro di Spielberg si discosta in parte da quello messo in scena da Polanski: nel primo è più diretto, nel secondo viene alimentato da situazioni soggette al logorio dello sfondo preesistente, con ebrei che cadono travolti dalla fame e dall’impatto estremo di una guerra lacerante.

In entrambi i casi, comunque, l’approccio all’inimmaginabile vicenda si presenta struggente e allo stesso tempo rivelatore, poiché svela molteplici anfratti esistenziali che il cinema dedicato all’Olocausto ha sempre cercato di portare alla luce. Polanski mostra una sorprendente abilità descrittiva, facendo inoltre percepire al pubblico lo stato d’animo dei vari personaggi.

Le scene più emblematiche coinvolgono le persone unite dall’abbraccio della disperazione, gelida lama che percuote Wladyslaw, vittima e impotente testimone di un’abietta logica improntata sull’odio, rimanendo attonito di fronte all’immane dramma. Ciò che colpisce è comunque il suo equilibrio, la stabilità psicologica che gli permette di conservare una freddezza apparente, che nasconde un’empatia trattenuta a stento, che non trova sfogo se non verso la fine.

Il film si conclude così come era iniziato, con Wladyslaw impegnato a registrare una sinfonia di Chopin, successivamente suonata in teatro con un’orchestra, metafora significativa di un’esperienza traumatica, conclusa con una melodia le cui note si colmano di una tristezza profonda. Quello di Polanski è un capolavoro dalla valenza straordinariamente commemorativa.

Curiosità

adrien brody riceve indicazioni da roman polanski

 

La prima del film si è tenuta a Varsavia il 6 settembre 2002.

 

Immagini: © 01Distribution

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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