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Kodachrome

kodachrome posterTitolo originale: Kodachrome

Regia: Mark Raso

Sceneggiatura: Jonathan Tropper

Cast: Ed Harris, Jason Sudeikis, Elizabeth Olsen

Musiche: Agatha Kasper

Produzione: USA 2017

Genere: Drammatico

Durata: 105 minuti

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kodachrome on the road  ed harris è ben ryder in kodachrome  ed harris e jason sudeikis

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Matt Ryder (Jason Sudeikis) è un funzionario discografico che sta attraversando un periodo molto complicato della propria carriera. In scarsità di contratti, deve assolutamente rifarsi cercando di acquisire una band giovanile in forte ascesa. In questo trambusto viene a sapere dalla graziosa ma determinata infermiera Zooey (Elizabeth Olsen) che a suo padre Ben (Ed Harris) – con il quale ha bruscamente troncato ogni rapporto da dieci anni – resta qualche mese di vita a causa di una grave forma di cancro.

L’uomo, un tempo famoso fotografo professionista, coinvolge il riluttante figlio in un viaggio di una settimana che li condurrà a Parsons, laddove Ben potrà far sviluppare quattro rullini in pellicola Kodachrome presso l’ultimo laboratorio in grado di farlo, e nell’ultimo giorno disponibile prima della totale dismissione del marchio.

Recensione

Ai millennial il termine “Kodachrome” non dice assolutamente nulla, a meno che non si sia stati iniziati alla tecnologia digitale partendo dall’analogico. In questo determinato caso è più facile individuare una specifica pellicola fotografica a colori in uso per ben 74 anni fino all’uscita di produzione nel 2009.

Kodachrome è anche il titolo emblematico di un film che ricalca per l’ennesima volta il delicato tema del rapporto conflittuale padre-figlio, già indagato in tante opere cinematografiche del passato, ad esempio nell’intenso The Judge. Può allora il lavoro di Mark Raso aggiungere davvero qualcosa di nuovo al sottogenere drammatico?

Ebbene sì, non tanto nella narrazione effettiva dell’argomento, ma piuttosto nelle tonalità con le quali si produce e fomenta il trasporto emotivo. La fruizione di un testo in celluloide si connette al vissuto di chi “legge”, alla sua capacità di provare sensazioni intime, soggettive, personali.

Kodachrome è stato etichettato da qualche critico come un “mix di luoghi comuni”, e per certi versi lo è innegabilmente, ma si tratta di una pellicola che – al pari delle più belle fotografie immortali – conosce la lingua del cuore e perciò ci sa comunicare in modo esclusivo, diretto.

L’aggettivo “ultimo” fa pesare enormemente il proprio significato, permeando le azioni che si susseguono in un viaggio on the road, l’ultimo appunto per il malato terminale Ben, intenzionato a portare a termine un’ultima missione trasformando gli ultimi quattro rullini in arte fatta di attimi indelebili.

Per Matt, invece, è un percorso costellato di ultime possibilità: di salvare la carriera, di risolvere il rapporto con suo padre, di maturare come uomo rimettendo insieme i cocci di un legame dimenticato nel tempo scivolato via. Nel gioco delle colpe, degli sbagli, dell’incompiutezza e degli errori si definisce una storia dalla quale sgorga molta amarezza.

Il valore, tuttavia, si rivela edificante. Raso tocca le corde giuste, bandisce il miele utilizzando un dosato liquido di sviluppo per mutare ogni discussione in una risolutiva immagine inquadrata entro quattro bordi. Ed Harris guida un cast dominato dalla bravura dell’ormai grande vecchio e di giovani leve come Jason Sudeikis ed Elizabeth Olsen.

Cosa resta, allora, della visione? Cosa rimane dentro? Certamente, dopo aver assimilato ogni dettaglio di Kodachrome, sapremo meglio collocarci in uno degli estremi: infine, siamo analogici o digitali? Empatia e totale coinvolgimento appartengono senza dubbio alla prima categoria, quella di chi non parla mai di finale “strappalacrime” bensì di epilogo costruttivo.

Curiosità

ed harris

Il film si ispira a un articolo scritto dal giornalista A.G. Sulzberger e pubblicato sul New York Times.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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