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La donna che visse due volte

la donna che visse due volte locandinaTitolo originale: Vertigo

Regia: Alfred Hitchcock

Sceneggiatura: Alec Coppel, Samuel A. Taylor

Cast: James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes, Tom Helmore

Musiche: Bernard Herrmann

Produzione: USA 1958

Genere: Thriller

Durata: 128 minuti

Trailer

 

ponte di san francisco  la donna che visse due volte museo  james stewart e kim novak

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

San Francisco. John Ferguson (James Stewart), dimessosi da agente di polizia dopo un inseguimento nel quale ha perso la vita un collega, convive con la sua acrofobia oziando insieme all’amica Marjorie (Barbara Bel Geddes). Un suo conoscente, il ricco Gavin (Tom Helmore), gli chiede di investigare sui movimenti della moglie Madeleine (Kim Novak), strana donna che pare essere soggetta a pericolosi stati di trance.

John prima le salva la vita, poi si innamora di lei e infine la vede gettarsi dalla torre di un monastero. Non immagina, però, che la giovane celi dei segreti nascosti.

Recensione

Vertigo (accantonando il pessimo titolo italiano), trasposizione cinematografica del romanzo D’entre les morts scritto da Thomas Narcejac e Pierre Boileau, rappresenta come poche altre pellicole di Alfred Hitchcock tutta l’essenza del maestro del noir, racchiudendone gli aspetti che l’hanno reso il leader incontrastato del genere.

La vertigine di cui è affetto il protagonista – l’attore feticcio di Hitch James Stewart – insiste sui concetti di distorsione e spirale tanto cari al cineasta, trasformando un estratto di tecnica in componente contenutistica di sicuro effetto. Nel film, inoltre, si rileva la forte predilezione per le bionde, tanto che ogni attrice coinvolta – da Kim Novak a Barbara Bel Geddes, fino a Lee Patrick – si mostra alla cinepresa con la chioma tinta.

Il technicolor, a un primo impatto, sembrerebbe smorzare la crescente suspense rispetto a un bianco e nero molto più cupo e intransigente: è solo un’impressione (chiaramente voluta), poiché nella fase narrativa più tesa e complessa, dove prende piede progressivamente il tema del doppio, il virtuosismo di Hitchcock irrompe come un fiume in piena, giocando con la dimensione onirica e manipolando la sensazione allucinogena. Quest’ultima è resa attraverso bruschi sbalzi cromatici che avviluppano un protagonista in crisi.

Una sottile vena di misoginia si scorge fra le maglie della storia (condannare la donna alla caduta o confinarla entro una gabbia dorata fatta di ingenuità e stralunatezza), unita alla forte voglia di burlarsi dello spettatore, la cui immaginazione non può arrivare all’approdo conclusivo ordito da Hitchcock.

Non il suo miglior film – comunque intrigante e per molti versi geniale (l’effetto Vertigo, ad esempio, è ottenuto operando uno zoom all’indietro e una carrellata in avanti) – ma di certo tra i più enigmatici e vezzosi dell’intera filmografia.

Curiosità

kim novak

La messa in scena insiste molteplici volte su inquadrature comprendenti specchi, immagini riflesse, righe verticali e orizzontali, cornici e volti ripresi di profilo.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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