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La famiglia Bélier

la famiglia bélier locandinaTitolo originale:  La famille Bélier

Regia: Eric Lartigau

Sceneggiatura: Eric Lartigau, Thomas Bidegain

Cast: Karin Viard, François Damiens, Louane Emera

Musiche: Evgueni e Sacha Galperine

Produzione: Francia 2014

Genere: Commedia

Durata: 105 minuti

bim distribuzione

 

la famiglia belier al lavoro  i coniugi belier  madre e figlia

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Paula (Louane Emera) è un’adolescente brillante con la peculiarità di essere l’unico membro udente in una famiglia di sordi. Interprete e figura fondamentale nell’azienda e nel focolare domestico, la scoperta del canto e un concorso per Radio France le faranno rivalutare il suo ruolo all’interno della famiglia e il suo stesso futuro.

Recensione

La famiglia Bélier è uno di quei tanti esempi di cinema d’oltralpe che ci sta dando dimostrazione su come sia possibile coniugare intrattenimento, etica e riflessione. Protagonista è una famiglia completamente composta da sordi: mamma Gigi (Karin Viard), papà Rodolphe (Francois Damiens), il fratello minore Gabriel (Ilian Bergala), eccetto la maggiore Paula (Louane Emera).

Lo sforzo produttivo è stato immenso. L’unico attore sordo è l’interprete di Gabriel, mentre per gli altri membri della famiglia si è reso necessario l’apprendimento del linguaggio dei segni attraverso insegnanti specializzati. Un percorso educativo di cui tutti gli attori hanno beneficiato come di un intercalarsi maggiore nei personaggi stessi: un livello ulteriore di comunicazione, che è in realtà uno dei protagonisti fondamentali di questa positiva pellicola sul concetto di diversità.

Lartigau riesce con delicatezza a tracciare una strada tra la comunicazione orale e quella del linguaggio dei segni, creando appunto un compromesso a livello di sceneggiatura e di caratterizzazione dei personaggi alquanto sorprendente. Gigi e Rodolphe ci appaiono come una normalissima coppia connotata dai più comuni problemi (esilarante la scena nello studio dal ginecologo) e dai più comuni sentimenti (il desiderio di Rodolphe di candidarsi come sindaco per porre fine ai problemi del suo paese).

Come afferma lo stesso regista:

Segnando, gli attori si esprimono in una maniera diversa ma trasmettono comunque le loro riflessioni al mondo esterno… Nello spazio, il segno costituisce un vantaggio: impone una sorta di coreografia, è visivo e dunque di fatto ideale per l’immagine.

Ciò che è diverso ha legittimazione attraverso lo schermo cinematografico, quindi paritario alla ridondante normalità che ci viene abitualmente propinata. Paula è il tramite attraverso cui due mondi si traducono e comunicano: la famiglia Bélier e tutto il resto, l’universo circostante.

La normalità e la diversità interagiscono cercando una simbiosi proficua, con ironia e simpatia, puntando comunque alla riflessione in un nucleo familiare “misto”. Il dono del canto di Paula, incoraggiato dal professor Thomasson (Eric Elmosnino), diventa l’elemento di tradimento che sconvolge l’equilibrio costruito.

È Paula che gestisce le relazioni commerciali della fattoria, che si impegna a porre le fondamenta della campagna elettorale quando il padre decide di candidarsi alle elezioni comunali. Paula è il ponte con la normalità che la famiglia Bélier ha costruito e fortificato negli anni, eppure il senso di ribellione e la spontaneità tipiche dell’adolescenza, la prorompente forza d’inseguire i propri sogni, lo faranno crollare, almeno metaforicamente.

Il canto, elemento ossimorico, al limite del paradossale, per una famiglia di sordi diviene un elemento di disaccordo e di riunione che farà capire ai genitori di Paula come sia possibile un futuro altro per la figlia, una realtà plausibile e accettabile, un cammino per la conquista della loro stessa indipendenza.

Curiosità

canto

 

Loaune Emera ha partecipato alla versione francese del talent show canoro The Voice.

 

 

Immagini: © Bim Distribuzione

Lorena Porcu

Lorena Porcu

Sono nata nel 1984 in Liguria, ma sono sarda e ora ospite della capitale lombarda. Sono un'accanita sostenitrice dell'imprescindibile sinergia tra forma e materia cinematografica: lo stile registico non è pura formazione e ogni inquadratura detiene un proprio simbolico significato. Dopo due tesi in Storia e Critica del cinema, spero che la passione per la Settima Arte diventi un vero e proprio lavoro.
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