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Licorice Pizza

licorice pizza posterTitolo originale: Licorice Pizza

Regia e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson

Cast: Alana Haim, Cooper Hoffman, Sean Penn, Tom Waits

Musiche: Jonny Greenwood

Produzione: USA 2021

Genere: Commedia

Durata: 133 minuti

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alana haim e cooper hoffman  alana e gary  sean penn e alana haim

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musiche: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Nella San Fernando Valley del 1973, il quindicenne Gary Valentine (Cooper Hoffman) incontra la venticinquenne Alana Kane (Alana Haim) sul set delle foto per l’annuario scolastico. Lui, attore-bambino spigliato e sicuro di sé, si prende una cotta per la giovane donna, insoddisfatta assistente del fotografo dello shooting.

Nasce un’amicizia che cela un amore reso impossibile dalla differenza d’età dei due protagonisti, che si muovono nella Los Angeles della crisi del petrolio, delle star di Hollywood, e della campagna elettorale per l’elezione a consigliere comunale di Joel Wachs (Benny Safdie)

Recensione

A quattro anni da Il Filo Nascosto, Licorice Pizza segna l’attesissimo ritorno alla regia di Paul Thomas Anderson con un’opera per molti versi in controtendenza rispetto alla sua precedente filmografia, ma che si muove in un mondo in realtà molto caro al regista.

Egli ritorna infatti nella Los Angeles degli anni ‘70 di Boogie Nights (1997) e di Vizio di Forma (2014) per narrare la decadenza della California, divisa tra hippies e vecchie star di Hollywood, due facce del mito americano che gli anni ‘70 della crisi del petrolio e di Richard Nixon stanno smascherando.

Come già evidenziato da Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood (2019), il 1969 rappresenta uno spartiacque fondamentale nella storia degli Stati Uniti in generale e di Los Angeles in particolare. L’eccidio di Cielo Drive, che nel film di Anderson non viene citato, rappresenta una metafora fin troppo pleonastica di ciò che sarebbe successo di lì a poco: l’imminente fine del mito hippie e, contemporaneamente, della Hollywood patinata.

In questo contesto decadente si muovono i protagonisti di Licorice Pizza. Gary Valentine è un enfant prodige del cinema che, a 15 anni, ha già una carriera avviata come attore. Alana Kane è invece la frustrata assistente venticinquenne di un fotografo che vive ancora con la famiglia di ebrei ortodossi alla ricerca del suo posto al sole. La loro è una storia d’amore platonica a causa della differenza d’età.

I due protagonisti sono una metafora dello spirito degli Stati Uniti degli anni ‘70. Se Gary, anche grazie alla sua giovane età, ne rappresenta il dinamismo, l’intraprendenza, l’ottimismo, Alana sembra esserne il lato oscuro, quello di una nazione delusa da una guerra che si sta dimostrando non solo sbagliata ma anche impossibile da vincere, dei sogni infranti, del passaggio di testimone tra i vecchi e i giovani in cui lei, che vecchia non è, tuttavia si sente lasciata indietro, incastrata tra il decadimento dei sogni della generazione precedente e l’intraprendenza di quella successiva.

Tutto ciò la costringe a correre più veloce e senza sosta. E questo fanno Alana e Gary: corrono. Ma se per lui la corsa sembra naturale, ad Alana costa fatica sentendosi fuori contesto. Circondata di gente di dieci anni più giovane, innamorata suo malgrado, contro se stessa, e, conseguentemente, in un perenne stato di negazione, Alana cerca continuamente la propria strada sperando che la porti lontano da Gary, in un contesto più adulto da cui viene costantemente delusa.

Il cinema, la politica, tutto ciò che conta per lei, si rivelano mondi pieni di maschere impossibili da indossare, ed è irrimediabilmente attratta dal mondo in cui il giovane co-protagonista sembra muoversi senza alcun problema. Gary è, genuinamente veloce, di maschere non ha per nulla bisogno, perché l’ottimismo dell’adolescenza gli consente di credere che tutto si possa fare, e che andrà tutto bene. Gary è un vincente, lo è perché è sempre e comunque se stesso.

Le interpretazioni di Alana Haim e Cooper Hoffman, entrambi alla prima esperienza sul grande schermo, sono incredibilmente convincenti. I cameo di Sean Penn, Tom Waits e Bradley Cooper (a cui il ruolo del pazzo sembra riuscire sempre straordinariamente) sono la ciliegina su una torta particolarmente ben farcita.

La colonna sonora originale è affiancata da brani scelti con cura e perfettamente calzanti. Ogni cosa è al suo posto, come ormai sembra si possa dire dell’intera filmografia di Paul Thomas Anderson, che si conferma uno dei migliori narratori della sua generazione, figlia della New Hollywood di cui questo film è un erede e di cui, seppur girandoci intorno, parla.

Scegliendo di dirigere quella che, seppur sui generis, è una commedia romantica, il regista de Il Petroliere e Magnolia sfida se stesso su un terreno che non si pensava potergli essere congeniale, e vince, realizzando un’opera raffinata, con una leggerezza (relativamente alle sue pellicole precedenti) mai stata il suo marchio di fabbrica.

Ingiustamente ignorato ai Golden Globes, Licorice Pizza è una delle opere sicuramente più interessanti del 2021.

Curiosità

cooper hoffmanNessuno dei giovani membri del cast sapeva che Bradley Cooper sarebbe stato coinvolto nel film finché l’attore non è arrivato vestito da Jon Peters. La ripresa della scena in cui si presenta ai protagonisti è stata quella in cui, per la prima volta, Cooper Hoffman e Alana Haim lo hanno visto; Cooper Hoffman, qui alla sua prima interpretazione, è il figlio di Philip Seymour Hoffman; la famiglia di Alana è la vera famiglia di Alana Haim. Le scene tra lei e il padre sono state tutte improvvisate. Le sorelle Haim sono una band candidata ai Grammy e per cui Paul Thomas Anderson ha in passato diretto numerosi video.

Immagini: © Eagle Pictures

Viola Pacifici

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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