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L’uomo di Laramie

l'uomo di laramie locandinaTitolo originale: The man from Laramie

Regia: Anthony Mann

Sceneggiatura: Philip Yordan, Frank Burt

Cast: James Stewart, Arthur Kennedy, Donald Crisp, Cathy O’Donnell

Musiche: George Duning

Produzione: USA 1955

Genere: Western

Durata: 100 minuti

Trailer

 

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

L’ex ufficiale dell’esercito Will Lockhart (James Stewart) giunge nel paese di Coronado per vendicare la morte del fratello, ucciso dai pellerossa nel corso di un’imboscata. Alla ricerca di chi ha venduto armi agli indiani per compiere la carneficina, Will si imbatte nei Waggoman, una potente famiglia di allevatori che ha in mano il monopolio commerciale e non ama gli stranieri.

Recensione

Dal romanzo omonimo di Thomas T. Flynn, un western in pieno stile anni ’50 che privilegia il dialogo dosando le battute del cane sul tamburo. Anthony Mann costruisce il suo Uomo di Laramie su tipici clichés che sanno armoniosamente incastrarsi nelle intercapedini di una sceneggiatura molto sensibile all’umanità rispetto alla meccanicità di rivoltelle e colt.

Si crea così un apparato solido nel quale il vero dramma è costituito dal rapporto conflittuale fra uomini e dall’ambiguità degli affari gravitante su di esso. In particolare, Mann si dedica allo svelamento lento e progressivo dell’intimità di una famiglia, i Waggoman, tanto potente quanto instabile a livello di legami.

Il protagonista Will, eletto tale soltanto all’inizio, assiste e al contempo interagisce, perseguendo il proprio scopo di vendetta che, tuttavia, stenta a manifestarsi per via di una sequela di accadimenti tali da complicare la ricerca del colpevole. Una pellicola, questa, che accantona da subito lo stucchevole e consueto accanimento contro gli indiani, relegati a pensiero e minaccia e fatti entrare solo all’ultimo nell’inquadratura.

Non è dunque nel conflitto fra bianchi e autoctoni che si snoda la vicenda, bensì nell’aspettativa e nel preludio, nel sentimento paterno che lega il patriarca Alec allo scriteriato e incompetente Dave, così come nella gerarchia di potere che risucchia l’ambizioso Vic facendolo scontrare con l’erede legittimo.

Intrigante il costrutto, dunque, e una regia di livello sulla quale grava soltanto la parsimonia eccessiva sui primissimi piani, necessari soprattutto a un attore come James Stewart, il cui viso magnetico andrebbe fatto sempre risaltare.

Curiosità

james stewart

L’intero film è stato girato in CinemaScope technicolor.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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