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Nowhere special

nowhere special locandinaTitolo originale: Nowhere Special

Regia e sceneggiatura: Uberto Pasolini

Cast: James Norton, Daniel Lamont, Eileen O’Higgins, Valerie O’Connor

Musiche: Andrew Simon McAllister

Produzione: Italia, Regno Unito, Romania 2020

Genere: Drammatico

Durata: 96 minuti

lucky Red logo   Trailer

 

nowhere special scena  james norton e daniel lamont  michael e john in nowhere special

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

John (James Norton), lavavetri trentaquattrenne di Belfast, vive da solo col figlio Michael (Daniel Lamont), abbandonato dalla compagna alla nascita. Malato terminale, decide di impegnare i suoi ultimi mesi per trovare la famiglia perfetta a cui lasciare il bambino, e garantirgli così un futuro sereno, un futuro d’amore.

Recensione

Il terzo film di Uberto Pasolini, autore di Still Life, ci porta nuovamente nell’universo intimo di un uomo apparentemente comune.

Ispirato a una storia vera, Nowhere Special è innanzitutto un’opera di rara eleganza. Non c’è un attore, una battuta, un paesaggio, un fotogramma che sia fuori posto in questa pellicola che, considerata la tematica, era ad altissimo rischio melodrammatico. Eppure l’equilibrio è talmente perfetto da non cedere mai a un momento di patetismo.

Nowhere Special è quasi un saggio da mostrare nelle scuole di cinema per spiegare alle future generazioni di autori come si possa creare nello spettatore delle emozioni a tratti quasi devastanti senza ricorrere ad alcun fronzolo, senza spingere il pedale sulla ricerca della lacrima facile a tutti i costi. Perché una storia come quella di John, per commuovere, ha solo bisogno di essere raccontata.

Uberto Pasolini scrive e dirige, ancora una volta, qualcosa decisamente sopra della media, servendosi di due interpreti straordinari. James Norton è intenso, credibile, la doppia tragedia del suo John spezza il cuore: la morte è poca cosa per un uomo che lascia un bambino che ha solo lui al mondo.

Il suo destino incarna il peggior incubo di ogni genitore, ma è facile empatizzare con lui anche se non si hanno figli. Soprattutto perché Michael è interpretato dallo splendido Daniel Lamont. In un’epoca di piccoli attori incredibilmente talentuosi (alla Festa del Cinema di Roma due dei film che hanno fatto parlare maggiormente, Belfast di Kenneth Branagh e C’mon C’mon di Mike Mills, hanno per protagonisti o co-protagonisti dei bambini) l’interpretazione del giovanissimo Lamont spicca per forza e sensibilità.

È strano pensare che a 6 anni sia riuscito a rendere perfettamente la storia di Michael che, a 4 anni si ritrova a comprendere il concetto della perdita prima di averla subita, della morte prima che gli sia stata davvero spiegata.

Il rapporto tra John e Michael è perfettamente sintetizzato dal sottotitolo: una storia d’amore. Perché, se è fin troppo ovvio dall’inizio l’amore che il padre prova per il figlio, è altrettanto chiara la reciprocità del sentimento. Con l’incedere del racconto, man mano che le famiglie che incontrano diventano più numerose, con l’introduzione dell’argomento “morte”, la consapevolezza del loro destino cresce anche in Michael.

Egli inizia a prendersi cura del genitore nel solo modo che un bambino conosce: sedendo vicino a lui e posando la sua manina su quella del padre, o provando a coprirlo quando dorme, in quella che è probabilmente la scena più tenera del lungometraggio.

Nowhere Special è un susseguirsi di immagini di profondo, infinito amore. Al punto che lo spettatore non può fare a meno di innamorarsi di John e Michael, e di soffrire con loro ogni volta che una potenziale famiglia adottiva li delude, e, in fondo, di gioire quando finalmente John incontra la famiglia perfetta a cui lasciare il figlio. Benché sarebbe bellissimo sperare in un finale da fiaba moderna, ci si augura soltanto che John trovi il meglio per Michael, the next best thing.

La fotografia di Marius Panduru, come la sceneggiatura e la recitazione, è essenziale, coerente con la scelta di non abbellire la situazione, ma neppure renderla più triste di quanto non sia perché, seppure con una data di scadenza, la storia di Michael e John è pur sempre una storia d’amore, ed è bellissima. Senza contare che Belfast non ha bisogno di grandi espedienti fotografici per sembrare una città triste: basta il cielo, bastano le facce dei suoi abitanti, mostrate nella scena iniziale in cui John guarda le vite degli altri attraverso i vetri che pulisce.

La musica, pressoché assente nei primi ¾ del film (assenza pesante, che è impossibile non notare), nell’ultima parte diventa un elemento importante, che accompagna lo spettatore verso la fine, ma anche e soprattutto negli ultimi momenti del rapporto padre-figlio. La strada scelta da Andrew Simon McAllister nella composizione della colonna sonora è coerente con il racconto, il cui finale è certamente straziante.

Eppure la malattia è solo accennata attraverso delle suggestioni, mai mostrata ma piuttosto come il nuovo inizio di Michael, lascia spazio alla malinconia. Considerata l’ineluttabilità della loro separazione, possiamo comunque sperare che la nuova vita di Michael, che ha solo 4 anni e che potrà, un giorno, non aver memoria di quel che gli è successo, sia nuovamente piena d’amore.

Curiosità

james norton in nowhere special

 

James Norton fu scelto come protagonista nel settembre 2019.

 

Immagini: © LUCKY RED S.r.l.

Viola Pacifici

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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