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Pietà

pietà locandinaTitolo originale: Pieta

Regia e sceneggiatura: Kim Ki-Duk

Cast: Lee Jung-Jin, Jo Min-Su, Ki-Hong Woo

Musiche: Inyoung Park

Produzione: Corea del Sud 2012

Genere: Drammatico

Durata: 104 minuti

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leone d'oro venezia   Miglior film alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Kang-do (Lee Jung-Jin) è uno strozzino disposto a tutto pur di riscuotere i debiti che i poveri artigiani della città hanno contratto. Senza famiglia e senza affetti, vive in completa solitudine, senza aver nulla da perdere, fino a quando una donna (Jo Min-Su) entra in punta di piedi nella sua vita, sostenendo di essere sua madre.

A quel punto tutto cambia: Kang-do comincia a provare affetto filiale e apprensione per l’incolumità di un’altra persona, rendendosi così più fragile. Quando la madre appena ritrovata scompare nuovamente, lo strozzino dovrà fare i conti con la sua coscienza e le colpe del passato, per cercare nel dolore la redenzione.

Recensione

Che cos’è il denaro? È l’inizio e la fine di ogni cosa”. L’affermazione della madre di Kang-do è tanto forte quanto veritiera. Per dare un futuro ai propri cari, o anche soltanto un tozzo di pane, per amore quindi, ci si può indebitare fino al collo. Il denaro serve per vivere o dà una ragione per morire, può donare speranza e momentaneo conforto. Ma se diventasse il motore di una delirante vendetta?

Vincitore del Leone d’oro 2012, questo film di intenso simbolismo è allo stesso tempo ode e vilipendio del dio denaro e delle sue implicazioni. Kang-do, trentenne senza scrupoli, senza famiglia e apparentemente senza sentimenti, ha trovato un ingegnoso metodo per riscuotere con certezza i propri debiti: storpiare le vittime, spezzar loro una gamba, passare un braccio sotto una pressa, procurare “incidente sul lavoro” come movente per poter ottenere dei soldi dall’assicurazione.

Non ha importanza se la vita delle vittime viene distrutta, o se alcuni di loro cercano il suicidio, incapaci di vivere la loro invalidità; l’importante è raggiungere lo scopo, machiavellico fine che giustifica i mezzi.

Quando una donna comincia a seguirlo, millantando di essere quella madre che, molto giovane, aveva deciso di abbandonarlo, Kang-do smette la maschera dello spietato strozzino per mostrare la fragilità di un bambino al quale la vita non ha mai concesso di giocare, di sentire il tocco leggero di una carezza o il calore di un abbraccio, un uomo che non ha mai conosciuto altro che la violenza.

La scoperta di poter dare e ricevere affetto destabilizza il mondo del giovane che il suo stesso capo definisce “un macellaio”. Dopo aver chiesto a quella donna ripugnanti prove per convincerlo di essere sua madre, quella figura minuta e silenziosa dal sorriso accennato e dagli occhi dolci diventa indispensabile.

Kang-do mostra per la prima volta il fianco al nemico, la presenza di una persona da accudire lo rende vulnerabile al pari di tutti i piccoli artigiani storpiati nei suoi deliri di strozzino. Il nemico, però, non ha l’aspetto di uno zoppo o di un mutilato, ma quello strisciante della vendetta.

Locali angusti e luci basse per gli oppressi, ampi spazi e pieno giorno per la potenza della condanna in un film basato sulla legge del contrappasso: chi non sa cos’è l’affetto dovrà sperimentare la tenerezza e l’amore filiale, per poi vederselo sottratto brutalmente, sotto occhi e mani impotenti.

E chi ormai ha già perso tutto non riuscirà ad avere la freddezza e la precisione della lama di un coltello, perché la mente e il cuore verranno scossi da un ultimo sentimento: né rabbia né vendetta, non passione e non odio, ma soltanto pietà.

Curiosità

pietà di kim-ki-duk

 

Il titolo del film si riferisce alla Pietà di Michelangelo

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