- Recensioni, Survival Movie

Revenant

revenant locandinaTitolo originale: The Revenant

Regia: Alejandro González Iñárritu

Sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu, Mark L. Smith

Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson

Musiche: Ryûichi Sakamoto

Produzione: USA 2015

Genere: Survival Movie

Durata: 156 minuti

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revenant glass e l'orso  leonardo dicaprio revenant  tom hardy revenant

premio oscarpremio oscarpremio oscar   Miglior regia, attore protagonista, fotografia

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Nord Dakota, 1823. Ingaggiato come guida da cacciatori di pelli, Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) s’imbatte in un feroce grizzly: l’uomo ha la meglio ma rimane gravemente ferito, tanto che i compagni di viaggio decidono di abbandonarlo in fin di vita per non compromettere la spedizione.

Il meschino Fitzgerald (Tom Hardy), incaricato di vegliarlo fino alla fine, ne uccide il giovane figlio Pawnee dandosi poi alla fuga verso l’avamposto più vicino. Glass è così in balia della natura e di un gruppo di pellerossa a caccia di bianchi, tuttavia la sua sete di vendetta lo porterà ad affrontare qualunque insidia pur di ritrovare l’assassino e la pace perduta.

Recensione

L’ormai cineasta di lungo corso Inarritu mette in scena la nuda e cruda poetica della sopravvivenza con il tocco agrodolce della lama incandescente sul ghiaccio del più rigido inverno.

In altri termini, il suo colossal d’avventura beneficia di una virilità titanica parallelamente a una concezione sommaria veramente sopraffina e delicata, tanto che questa armoniosa dicotomia pervade e penetra l’intera pellicola, facendone un prodotto unitario quanto sorprendente.

La manta ispirativa viene attinta dal romanzo The Revenant del 2003, incentrato sulle gesta del vero Hugh Glass, vissuto fra ‘700 e ‘800, tuttavia la materia in celluloide costituisce, più che una trasposizione tout court, un poderoso esercizio di stile in grado di dimostrare finalmente a livello planetario lo spessore tecnico del regista di Babel, Biutiful e Birdman.

Gli sforzi profusi per rendere inattaccabile alle critiche la struttura portante si palesano incredibili e l’intento riesce in pieno.

La regia di Inarritu è perfetta, inossidabile, capace di coniugare con precisione chirurgica campi lunghi totalizzanti di ineguagliabile bellezza e primissimi piani – in accordo con il gusto per il dettaglio e il particolare – che a fatica lo schermo riesce a contenere (la cinepresa arriva a una distanza talmente ravvicinata ai volti da appannarsi al respiro degli attori).

Elemento di assoluto pregio consiste indubbiamente nell’uso caleidoscopico del piano sequenza, che riesplora in maniera del tutto innovativa lo spazio creando un movimento in deus ex machina tale da assicurare il coinvolgimento senza soluzione di continuità dello spettatore, in grado di viaggiare letteralmente insieme ai personaggi attraverso gli impervi ma stupendi paesaggi afflitti da neve e vento.

Gli scorci, messi a nudo dalle sensazionali panoramiche adottate da Inarritu, lasciano senza fiato poichè valorizzati dalla fotografia onirica di Emmanuel Lubezki e accarezzati dalla partitura musicale minimale ma efficace di Ryûichi Sakamoto.

L’epica ambientale ricorda marcatamente la linea di condotta tipica del docufilm di stampo espressamente naturalistico sicchè, privilegiando l’aspetto estetico del lungometraggio, si sopperisce a un plot narrativo evidentemente scarno (una novità per il cineasta messicano, abituato a sorprendere con intrecci esistenziali e proiezioni concettuali che ispessiscono la trama), retto dai cardini del survival movie ma nobilitato dall’eleganza del contenente.

La storia trattata si confà al tessuto di cui si ammanta, tuttavia sembra quasi essere una sorta di exclave o ibrido di genere avviluppato da un’escatologia fenomenica lontanamente assimilabile all’epopea western. Quest’avventura, dettata dal miracolo della vita e dall’altrettanto miracolosa potenza della natura, espressa con piena congenialità a livello visivo, raggiunge apici solo sfiorati in passato.

La lotta con l’orso s’impregna di una tensione adrenalinica senza precedenti, al cospetto della quale persino un film per certi versi speculare come L’urlo dell’odio – che in quanto a impatto emotivo non scherza – potrebbe impallidire.

Il colossal si avvale delle buone interpretazioni di un Leonardo DiCaprio messo più volte in condizione – tramite un processo di metamorfosi attoriale – di superare usuali barriere recitative e di un Tom Hardy pacato ma incisivo.

Nel complesso, comunque, dialoghi, cinetica e dinamiche sono asservite al sontuoso ritratto paesaggistico meticolosamente compiuto da Inarritu, scritto dalle intemperie incessanti, mitigato dal calore dei bivacchi improvvisati e marchiato dalla violenza che una vendetta inevitabilmente comporta sia nella preparazione (giustificate quindi le quasi tre ore di film) che nell’esecuzione.

12 nominations agli Academy Awards non ne fanno un capolavoro, però sono tanti i motivi di eccellenza che lo rendono chiaramente una grande opera di riconosciuto valore.

Curiosità

inarritu e dicaprio set revenant

Le prime immagini del film sono state rese pubbliche nel gennaio 2015, in particolare alcune foto dal set che immortalano Inarritu con DiCaprio.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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